Domani

Di: - Pubblicato: 3 Ott 2016

Al cinema dal 6 ottobre 2016

hjkjUn docufilm di Cyril Dion e Mélanie Laurent che dopo aver letto lo studio di Anthony Barnosky e Elizabeth Hadly uscito sulla rivista scientifica “Nature” nel giugno 2012 e che annuncia un crollo generalizzato dei nostri ecosistemi e quindi la possibile scomparsa di parte dell’umanità entro il 2100, decidono di fare qualcosa di diverso perché convinti che non basta più annunciare le catastrofi ma bisogna anche mostrare quello che si può fare e che molti stanno già facendo.

Con il libro “Domani” e il film a esso collegato, Cyril Dion ha vinto quest’anno il premio César come miglior documentario.

Cyril Dion da sempre impegnato per la divulgazione di un mondo in cui la salvaguardia dell’ambiente risulta fondamentale per la nostra specie, tra gli altri tanti suoi interventi in favore dell’ambiente, nel 2010 consiglia e co-produce con il movimento Colibris il documentario di Coline Serreau “Soluzioni locali per un disordine globale”.

“Domani” è il film di migliaia di persone, perché è prima di tutto il risultato di un crowdfunding che ha avuto un successo tanto inatteso quanto rapido. Nel giro di 48 ore sono stati raccolti 200 000 € fino ad arrivare a un totale raccolto di 450 000 €, il record mondiale di raccolta fondi dal basso per un documentario; quasi a voler dire forte e chiaro che le persone sono pronte ora ad agire concretamente per un cambiamento verso un mondo ecosostenibile e per i popoli.

Sinossi

Un viaggio intorno al mondo alla ricerca di soluzioni efficaci per dimostrare che un DOMANI migliore è possibile partendo dagli esperimenti più riusciti nei campi dell’agricoltura, energia, urbanistica, economia, democrazia e istruzione.

Emerge che una nuova visione del mondo, dove potere e autorità non sono un privilegio di pochi, ma dove tutto è collegato, interdipendente, come in natura.

La vera forza è la diversità, dove ogni persona e ciascuna comunità sono autonome, quindi più libere, hanno più potere e quindi più responsabilità.

Queste persone ci dicono che non è troppo tardi, ma ci dobbiamo dare da fare, adesso.

Alla fine del film scopriamo che un nuovo progetto sociale sta già cominciando a emergere, un progetto tangibile e sostenibile fondato su nuovi valori e su una straordinaria creatività.

 

 

jkjIl film è suddiviso in cinque parti e rispettivi argomenti: agricoltura, energia, economia, democrazia, istruzione.

Gli argomenti vengono sviluppati ognuno con il supporto e il racconto di esperienze concrete che funzionano perfettamente e meglio degli attuali modelli. Si parla di agroecologia, ridistribuzione delle energie rinnovabili attraverso reti intelligenti; creazione di monete locali complementari; pratiche di economia circolare con l’ausilio di catene produttive senza rifiuti; democrazia partecipata grazie alla presa di coscienza delle masse critiche o ancora di metodi scolastici che insegnano a collaborare e risolvere i conflitti pacificamente vivendo in armonia con se stessi, gli altri e la natura.

Il film ci narra di donne e uomini che ogni giorno, in ogni parte del pianeta, cambiano davvero il mondo: Jeremy Rifkin, Pierre Rabhi, Rob Hopkins, Vandana Shiva, il movimento dell’agricoltura urbana a Detroit, “Gli incredibili commestibili” di Todmorden (la prima città autosufficiente del Regno Unito), gli abitanti e gli amministratori di Copenhagen, i membri della rete BALLE (Business Alliance for Local Living Economies), i partecipanti alla “Rivoluzione delle pentole” in Islanda.

Finalmente sono evidenziate delle azioni che possono realmente fare la differenza. Nel film vengono spiegati come e attraverso quali azioni immediate e di facile realizzazione per ogni cittadino di questo pianeta, si possa cambiare le cose intorno a se stessi e coinvolgere  altre persone.

Ecco cinque azioni indicate chiaramente nel documentario e che possono essere l’inizio di un inversione di rotta verso un mondo che può auto salvarsi:

  • mangiare biologico e poca carne;
  • optare per un fornitore di energia elettrica rinnovabile;
  • acquistare in negozi locali e indipendenti;
  • cambiare banca;
  • ridurre, riutilizzare, riciclare, riparare, condividere.

Non è però il primo docufilm che tratta di questi stessi argomenti dimostrando come e perché è possibile agire, facendo proposte con una visione positiva come alcune delle quali già indicate in “Voices of Transition”* di Nils Aguilar del 2014; docufilm arrivato in Italia un anno fa e trasmesso in alcuni cinema dessai. Infatti, come in “Voices of Transition” anche in “Domani” vengono intervistati Rob Hopkins co-fondatore della “Transition Town” di Totnes in Inghilterra e Vandana Shiva attivista e ambientalista.

*(vedi articolo al link: http://www.sonda.life/rubriche/ambiente/voices-of-transition/ )

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Il film si avvale di diverse esperienze di persone e città sparse nel mondo, che hanno deciso di agire attraverso azioni mirate a modificare l’attuale modo di rapportarsi e gestire il cibo, l’istruzione, il denaro, l’economia, la politica, tutte all’insegna di un cambiamento atto a migliorare radicalmente e in brevissimo tempo le condizioni di vita dei cittadini che vi si implicano.

Vengono sviluppati tanti temi che tutti portano a diverse considerazioni ma di cui una spicca unanime e senza giri di parole ed è che la finanza è la sanguisuga dell’economia e dei modelli sociali oggi imperanti per il profitto di pochissimi ai danni delle persone e dell’ambiente.

Il sistema finanziario arricchisce pochi ma soprattutto impoverisce tutti gli altri impedendo di fatto che i popoli vivano serenamente e con i mezzi di sostentamento necessari e di cui il pianeta è rigoglioso.

 

Altro aspetto importante che si evince da tutte le realtà raccolte è che più piccolo funziona meglio; che si parli di agricoltura, economia, sistema monetario, posti di lavoro, energie rinnovabili, politica, tutto funziona meglio se rilocalizzato e ripreso in mano dagli stessi cittadini per la propria ristretta comunità.

 

Daniel Battaglia