Domenico Marranchino Espone Nell’Ex Studio Manzoni

Di: - Pubblicato: 13 novembre 2018

Intervista al critico d’arte Gabriele Guglielmino, in occasione della mostra di ottobre 2018 nello splendido spazio che fu lo studio di Piero Manzoni nel cuore di Brera.

A cura di Claudia Notargiacomo

 

Gabriele buongiorno, segui Domenico Marranchino da tempo e sai quanto sia apprezzato dal pubblico. Cosa colpisce della sua arte? Perché riesce a suscitare tanta emozione e suggestione?

E’ vero, seguo Domenico Marranchino da tempo. La prima volta presentai una sua doppia mostra nelle sedi dell’ex associazione Sassetti-Cultura e della prestigiosa Fondazione Catella. Era giugno del 2012. Già allora compresi il suo straordinario talento sia di artista sia di imprenditore di se stesso. Personalmente, in città, non avevo mai sentito di un artista locale, all’epoca stava cercando di farsi strada nell’ambito metropolitano, che proponeva un doppio evento, uno successivo all’altro ma rientranti in un progetto comune. Questa iniziativa mi stupì molto visto che fino a quel momento una cosa del genere si faceva soltanto per artisti internazionali e, spesso, già “storicizzati”.  Accettai naturalmente di lanciare entrambe le mostre, in particolar modo la seconda, alla fondazione Catella, fu particolarmente suggestiva. Uno spettacolo, soprattutto per la presenza di un’installazione-scultura realizzata tramite una cascata di sedie dipinte da Domenico e firmate Fritz Hansen. In occasione di questo secondo vernissage compresi definitivamente che avrebbe fatto strada.

Un viaggio quello di Marranchino in cui l’autore ha attraversato fasi e momenti differenti, certamente da un punto di vista artistico, ma mi riferisco in particolar modo alla sua storia che sembra segnare, forse possiamo dire scolpire, ogni suo lavoro. Quanto della forza di queste opere arriva proprio da lì?

Hai centrato il segno. Domenico Marranchino è una scoperta tardiva del talento,  la sua vena creativa è balzata fuori soltanto negli ultimi anni, dopo la vittoria, oggi possiamo dirlo, sulla malattia che gli ha letteralmente restituito una seconda esistenza. Dopo aver sfiorato la morte sotto i ferri ed essere stato così “graziato” da aver mantenuto anche la voce (i medici l’avevano quasi escluso), il cammino è stato tutto in discesa nonostante le difficoltà economiche iniziali e tutto il resto. La sua pittura, soprattutto all’inizio, mostrava i graffi di questa profonda lacerazione interiore, poi sono seguite altre fasi di cui una definita dal sottoscritto, in un breve scritto pubblicato su Archivio  “Blu monocromatico”, tuttavia è sempre stato l’artista stesso a rivendicare il senso profondo della sua storia personale. Sinceramente penso che, al di là dei risultati conseguiti sino ad oggi, per lui ogni volta sia una nuova sfida che trasferisce inevitabilmente sulla tela o altro supporto con la medesima forza e vitalità, probabilmente perché è profondamente consapevole del valore della vita e anche della sua provvisorietà.

La mostra nello splendido spazio di Piero Manzoni ha regalato ai visitatori vibrazioni e sensazioni differenti, un luogo magico, con una storia affascinante.

Hai perfettamente ragione. La magia è stata palpabile, il pubblico ha spontaneamente gradito senza riserve. Possiamo dire che, inizialmente sorpreso e meravigliato dalla potenza pittorica di Domenico Marranchino, ha nei minuti successivi accolto l’appello dell’artista a seguire la propria strada, senza temere “l’imbuto prospettico” così tanto evidente al centro di questa unica opera “fuga metropolitana” di grande formato. Sono convinto di questo perché le persone che hanno desiderato scambiare due chiacchiere, dopo la presentazione, hanno fatto riferimento alla volontà di voler seguire una strada, nell’arte come nella vita.

Nella tua presentazione dici che non è casuale che Marranchino abbia esposto tra le mura dell’ex studio del grande maestro degli anni Sessanta, perché? Qual è il nesso, vuoi spiegarcelo?

Mi fai una domanda che richiede una risposta non professionale ma relativa alla sfera più personale, legata alle intuizioni, percezioni, credenze. Sicuramente la possibilità di esporre nell’ex studio di Piero Manzoni non è un caso, ci arrivi se hai un curriculum, se sei stato segnalato da qualcuno ma la domanda che io farei a te è un’altra “E’ possibile che un artista che esponga qui non si interroghi su quali nessi possano esserci tra la storia già scritta da Piero Manzoni e quella che potrebbe essere scritta in futuro?” In caso affermativo, ossia che una riflessione la faccia, non potrà che desiderare una qualche continuità con quella storia e quindi lavorare in tale direzione. Ecco, in tal senso, penso che la cosa non sia casuale, che questa opportunità la vita l’abbia offerta a Domenico per proseguire nel suo riscatto.

Se ho compreso bene Marranchino si trova in una nuova fase, è così? In quale modo egli sta procedendo in questo cammino verso l’essenziale?

Da quando lo conosco è sempre in una nuova fase. Non si tratta, però, di stravolgimenti stilistici. In questo senso è stato professionale fin dagli inizi. E’ rimasto “legato” alle sue vedute metropolitane dimostrando una coerenza che è tipica di chi, artisticamente parlando, sa già di aver trovato la sua strada. L’espressione “cammino verso l’essenziale” che hai utilizzato mi piace molto e penso che, osservando il percorso artistico di Domenico dagli inizi fino ad oggi, è possibile adottarla anche per la sua pittura: dalle prime meravigliose vedute pop che avevano come soggetto protagonista i cartelloni pubblicitari, alla fase verde, poi blu fino alle ultime in bianco e nero, effettivamente emerge la volontà di rinunciare al superfluo o comunque al non strettamente necessario e di mirare all’essenziale.

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Nel chiudere questa intervista desidero citare un aneddoto che possa essere di incoraggiamento sia per i giovani artisti sia per il pubblico che, attraverso l’arte, è alla ricerca di nuovi stimoli per far fronte alla vita e alle sue sfide nel miglior modo possibile. Una volta Domenico, parlandomi dei suoi momenti di difficoltà dopo la malattia e dopo aver deciso di coronare il suo sogno di diventare un artista mi disse, lasciandomi veramente senza parole: “Un giorno ero a casa e avevo bisogno di denaro per pagare, mi pare, delle bollette in scadenza. A un certo punto mi sono deciso, sono sceso giù in strada con un mio quadro sotto braccio e sono tornato a casa dopo averlo venduto”. Ecco, questo è Domenico Marranchino.