ECCE ROSSO. Le luci e la materia dell’animo umano.

Di: - Pubblicato: 21 aprile 2015
Madame X (1896)

Madame X (1896)

Sole tiepido, vento leggero, freni tirati.

Lego la bici davanti all’ingresso del giardino della Villa Belgioioso, bellissimo, antico e misterioso che mi fa sempre venire in mente Il giardino segreto della Burnell. Varco il cancello e guadagno l’accesso del GAM, la Galleria d’Arte Moderna di Palestro che sta vivendo una nuova giovinezza con una serie di mostre molto importanti. L’ultima volta che sono stata qui era per Giacometti e oggi sto per immergermi nella ‘grammatica’ di Medardo Rosso. Al pensiero mi emoziono, si tratta di un artista che ha contribuito a cambiare il linguaggio scultoreo del Novecento…

Senza troppi preamboli la mostra mi afferra la mano e mi trascina dentro il linguaggio immediato e fortissimo di uno dei più grandi scultori del secolo scorso. Eccola lì, ad accogliere il visitatore è la Ruffiana che sorprende e colpisce con l’estrema capacità evocativa, con la ricchezza del dettaglio fino alla singola sinuosa ruga, con una plasticità magistrale e, soprattutto, con una forza espressiva da brivido.

Spengo all’istante l’audioguida.

Voglio vivere tutte le emozioni che questa esperienza può darmi, senza condizionamenti.

Da adesso si schiude davanti a me un percorso ricchissimo, che ripropone le tappe dell’energica ricerca artistica ed esistenziale dello scultore.

Pronti? Ecco qualche mia chiave di lettura…

I ritratti parlano di una Milano povera, marginale ed emarginata, misera in tutta la sua umanità e affrontata con grande onestà, addirittura con crudezza, in alcuni passaggi con un’ironia pungente, come nel caso del Sagrestano, ubriaco e sonnecchiante, impietosa fotografia di una pochezza inaudita.

Rosso vive l’epoca della Scapigliatura ed è attento al contesto sociale: i suoi protagonisti fanno parte del popolino (beh non tutti) e sono ‘tipi’ che raccontano un mondo fatto di cose piccole e quotidiane. Il Biricchino e la Portinaia ne sono altri esempi emblematici, beffardo e ridanciano il primo, indistinta e ripiegata su se stessa la seconda.

Mi immergo nella sovrabbondanza di opere e intuizioni di questa sala di eccezionale densità e grandissimo interesse: è il gesto scultoreo che denuncia senza se e senza ma la grandezza di Medardo Rosso, che già solo attraverso l’atteggiamento posturale con cui caratterizza il soggetto riesce a renderne palese l’interiorità, descrivendone i tratti salienti della personalità e della condizione sociale ed esistenziale senza possibilità d’errore. Il modo in cui cristallizza le espressioni dei personaggi, restituendone intatta l’impressione che egli stesso ne trasse più di un secolo fa, è stupefacente. Per esempio, con L’età dell’oro e l’abbraccio strettissimo e traboccante d’amore tra la madre ed il suo bambino l’artista esprime la fusione che identifica quel dato frangente con un lirismo acuto e commovente.

Questa capacità comunicativa modernissima travalica il tempo e arriva a noi oggi perfettamente integra.

Ecco a questo punto il passaggio fondamentale che segna la direzione della sua evoluzione e che coincide con il suo lungo soggiorno parigino. Le forme perdono via via i tratti più descrittivi ed espliciti, lasciando spazio ad un segno sempre più evocativo, che non ha più bisogno delle precisazioni del figurativo. Definito in maniera efficacissima come ‘impressionista’, ora il linguaggio parla unicamente attraverso il gesto, occorrono pochissimi elementi per esprimere in maniera sempre più incisiva quei momenti puntuali che riassumono l’essenza dei soggetti e che l’occhio di Rosso coglie in maniera estemporanea, rendendoli immortali. La Grande Rieuse, Ecce Puer, Madame X tutti delicatissimi esempi di questo linguaggio innovativo, evoluto, maturo.

Ecce puer (1906)

Ecce puer (1906)

Perciò, non si distinguono più i lineamenti nei dettagli più perfetti, ma ciò che lo scultore legge e fissa dell’animo umano è chiarissimo. E finalmente ecco il mio preferito: il Bambino Malato, scelto non a caso come immagine della mostra: testa inclinata, occhi chiusi, lineamenti leggeri appena accennati, sembra fermare il tempo in un silenzio compreso, assorto come sospeso. Questa scultura emana un’aura particolare, qualcosa che ha già a che fare con lo spirito, con una dimensione altra. La versione in cera diafana è ancora più perfetta. Rimango sospesa anche io, mi siedo, non riesco a distogliere lo sguardo in un attimo che dura un tempo infinito.

Il risveglio avviene nell’ultima stanza dove a chiudere la mostra è una carrellata di foto realizzate da Rosso stesso che non abbandona mai il suo punto di vista e attraverso la ricerca fotografica suggerisce addirittura la prospettiva corretta dalla quale le opere vanno godute. Quella di Medardo Rosso non è una scultura a tuttotondo, la parte posteriore delle sue opere, infatti, è scavata, un non finito che la dice lunga: quella di Rosso è una personalità intransigente e coerente che afferma senza remore la sua filosofia artistica. Mi pongo delle domande, questa scelta mi turba, anzi mi turba l’imposizione nei confronti dell’osservatore. Di fatto, però, apprezzo la fermezza e l’originalità della sua visione e resto con questa riflessione aperta che ha il potere di modificare i miei convincimenti.

Perciò, scendo a miti consigli: si può non condividere il punto di vista, la perdita della fruizione a 360 gradi dell’opera, ma questo è quanto, è la scelta dell’autore, da egli ben chiarita.

D’altra parte per Rosso le ombre e le luci sono tutto e con le sue fotografie in qualche modo guida e accompagna il fruitore nella sua infinita ricerca attraverso i materiali più diversi, di cui sperimenta le qualità nelle molteplici versioni dei suoi soggetti.

Fine. Fine? Non è poi così finito il mio viaggio, con la bici sotto mano attraverso il parco di Porta Venezia, ancora trasognata. Un turbine di pensieri e di spunti mi riempie la mente, guardo le cose e le persone come una spettatrice esterna… Affretto il passo, spero che nessuno mi rivolga la parola, ho bisogno di tenermi strette ancora un po’ queste preziose sensazioni… Come in un varco spazio-temporale ho attraversato più di un secolo per ricongiungermi alle emozioni di un uomo, un artista la cui sensibilità è capace ancora oggi di toccare le corde dell’animo umano, come ieri e forse di più lontano dalle polemiche e dai giudizi del contesto culturale. Ecco un fil rouge che attraversa il tempo, annullandolo: ecce Rosso.

Alessandra Notargiacomo

Dal 18/02/2015 al 31/05/2015

Medardo Rosso. La luce e la Materia

Curata da Paola Zatti, Conservatore della Galleria d’Arte Moderna,
la rassegna illustra l’intero percorso artistico di Rosso dalle prime sperimentazioni tardo-ottocentesche alle opere della maturità, presentando una serie di capolavori esposti per la prima volta a Milano.

Orari di apertura

Lunedì: 14.30 – 19.30

Martedì, Mercoledì, Venerdì, Sabato e Domenica:  9.30 – 19.30

Giovedì: 9.30 – 22.30

Indirizzo

Galleria d’Arte Moderna di Milano

via Palestro 16 – 20121 Milano

Link: http://www.mostramedardorosso.it/la-mostra/