Galleria Antonio Battaglia, Fino Al 9 Aprile Espone Fernanda Fedi: Incontriamo L’artista E Il Suo “Periodo Strutturale 1970-1978”

Di: - Pubblicato: 25 Mar 2016

Intervista a Fernanda Fedi, artista e ricercatrice attraverso pittura, scultura e scrittura (www.fernandafedi.it)

 

A cura di Claudia Notargiacomo

 

Fernanda Fedi presenta una selezione di sue opere anni Settanta, presso la Galleria Battaglia di via Ciovasso 5 a Milano: la incontriamo proprio in questo spazio, circondata dai suoi lavori di quegli anni, che il gallerista Antonio Battaglia ha voluto riproporre al pubblico.

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Fernanda il tuo è un lungo percorso segnato da momenti importanti, raccontaci quando e come è iniziato.

L’arte è sempre stata importante per me, mentre portavo avanti i miei studi linguistici, ho iniziato a dipingere, avevo circa 23 anni. Ho frequentato un’accademia privata, poi mi sono laureata al DAMS e finalmente nel ’68 la mia prima personale.

Lo sviluppo del mio lavoro ha seguito diversi percorsi, dal periodo astratto-lirico, libero e poetico, in cui i miei riferimenti erano Klee e Kandinskij, fino agli anni Settanta, momento in cui ho sentito di essere veramente me stessa. Iniziavo a lavorare sulla struttura: volevo contenere il mondo, si tratta di quella fase della vita in cui apri gli occhi e il mondo ti sembra troppo grande per essere afferrato. Ecco che le linee, le diagonali e i colori mi permettevano di avere un approccio con la realtà attraverso una indagine sulla struttura. Sono linee che, nella maggior parte dei casi, fuoriescono dalla tela, sono strutture ambigue, che si dilatano nello spazio e invitano ad andare oltre. Un lavoro molto pensato, molto studiato.

Perché questa mostra, perché riproporre questo lavoro di molto tempo fa?

Si tratta di una scelta del gallerista, che sta lavorando in maniera attenta e approfondita proprio su quei periodi. Io ne sono stata ben felice, il mio progetto futuro è quello di fare una rivisitazione di tutti i miei percorsi.

Parlaci della tua ricerca.

C’è stato il periodo del segno-musica, segno-poesia, si tratta di una vera e propria ricerca sul segno. L’unione: parto dalla poesia o dall’autore, scelgo alcune parole e poi libero il segno, con calligrammi ossessivi, agendo sul contenuto della parola scritta. Successivamente ho iniziato a lavorare sulla scrittura arcaica, minoica, micenea, etrusca per arrivare ad opere che uniscono alfabeti diversi attraverso materiali come sabbie, legni, ceramiche, carte…Una Ecriture plastique.

Il tuo impegno nel sociale non è mai venuto meno, come è iniziato?

Già nel ’68 e fino agli anni ’80, parallelamente alla ricerca artistica, facevo parte di collettivi a Milano e gruppi artistici che si ponevano domande di carattere sociale. Facevamo interventi, installazioni sull’urbano. Scrissi un testo “Collettivi e gruppi artistici a Milano Ideologie e percorsi 1968-85”. Tutta la documentazione ed i filmati di quel periodo sono stati esposti alla Biennale di Venezia del 1976, nel settore curato da Crispolti. Oggi mi occupo di arte terapia, dedicando del tempo ad una onlus, attraverso gli strumenti che più sono miei: pittura, ceramica, creta.

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Parliamo dei momenti salienti del tuo percorso.

Almeno 60 personali, in particolare mi piace ricordare la mia partecipazione alla Quadriennale di Roma e alla Biennale di Venezia.

Cosa mi dici dell’archivio dei Libri d’Artista?

Si tratta di un lavoro iniziato nel 1983 e che prosegue tutt’oggi. Con l’artista Gino Gini, abbiamo creato un archivio per raccogliere questo tipo di opera. Il nostro compito è quello di conservare e divulgare questo intermedia, catalogando secondo un ordine specifico le opere. Gino ed io siamo creatori di Libri d’Artista fin dal 1974. Nel 2014 abbiamo avuto una antologica dei nostri libri nella splendida Biblioteca Braidense di Milano, è un lavoro al quale teniamo molto.

Fernanda regalaci una riflessione sulla tua vita d’artista.

La soddisfazione. Sono contenta e soddisfatta di essere stata me stessa nella vita… cosa che ha comportato e comporta tante complessità e prove, oltre che rinunce, ma l’appagamento è totale. Aggiungerei che essere in due è molto importante; con Gino Gini, mio compagno nella vita e nell’arte dal 1968, il dialogo ed il confronto è continuo; non mancano le discussioni ovviamente!

Grazie Fernanda, sarà bello incontrarti di nuovo in occasione delle tue prossime esposizioni.