Il Padiglione Della Siberia E La Biennale Di Venezia

Di: - Pubblicato: 15 Lug 2019

Di Sasha Zayzeva.

Lontani e invisibili, siamo parte di qualcosa di grande

Siamo parte di qualcosa di grande, assoluto, ma siamo allo stesso tempo lontani e invisibili, quasi abbiamo dimenticato come è il resto del mondo.

Il gruppo artistico Bertollo ha lanciato a Novosibirsk un progetto – una serie di mostre ironiche denominate “Padiglione della Siberia alla Biennale di Venezia”. Alcuni artisti siberiani hanno organizzato una festa, la Biennale di Venezia, e l’hanno fatto in una “scatola di scarpe”.

L’arte dovrebbe aiutarci a comprendere e accettare i tempi di incertezza nei quali viviamo, quando ogni avvenimento può essere una fake news, come ribadisce Ralph Rugoff, il curatore della 58esima Biennale d’Arte di Venezia.

Gli artisti di Novosibirsk si chiedono se lo status dei cittadini della Siberia sia una condizione più o meno reale, così come accade a Venezia o Mosca e in tutto questo mondo sviluppato, pieno di nuove tecnologie, treni ad alta velocità e belle case.

Dimostrazione di ragazze con le bandiere del Padiglione della Siberia

La Siberia è così lontana, e la vita così dura e permeata dal sentimento dell’esilio, che tutto da qui sembra irreale.

“Forse è tutto reale, o forse non esiste niente, e tutto questo è solo fantasia o falsità. Forse non ci sono sale espositive particolari. Allora si può anche mostrare il proprio lavoro in una scatola di cartone” — dicono gli artisti Elena e Andrei Bertollo, gli autori del progetto.

Siamo in uno stretto corridoio, buio, al primo piano di un vecchio edificio residenziale in via Sovetskaya, dove si trovano gli studi dell’Unione degli Artisti Russi, questo spazio ricorda una calle veneziana. La luce fioca affonda nel vecchio linoleum, il passaggio è ristretto da dipinti e cornici, e prima dell’apertura della mostra, gli artisti spingono attraverso il corridoio una strana costruzione di tondini di ferro sormontati da una vecchia ghirlanda natalizia – un oggetto d’arte chiamato “Fuochi di Venezia” di Elena Bertollo – che assomiglia alle paline, i pali utilizzati per ormeggiare le gondole durante la notte. Ora questa è Venezia per davvero!

Sul muro un’iscrizione a matita chimica che assomiglia al tatuaggio di un galeotto, dice:  “Siberia”. E questo corridoio è, allo stesso tempo, tutti i corridoi delle nostre scuole, i corridoi dei nostri ospedali, i corridoi delle nostre prigioni.

Tende di tessuto semplice, scarsa illuminazione… Un mazzo di rose gialle, fatto di cellophane colorato viene di volta in volta consegnato ad ogni artista all’inaugurazione della mostra – come fosse un bouquet “art-bride”, per il matrimonio artistico. Le opere sono così strane per questi territori, per nulla convenzionali — oggetti d’arte non suscettibili di essere letti a prima vista.

Ogni sera, dal 12 aprile all’11 maggio, proprio qui nel corridoio, su una piccola parete, è stata inaugurata un’esposizione di un artista diverso – un oggetto d’arte inserito in una scatola di cartone. Questo è il padiglione siberiano alla Biennale di Venezia del 2019.

La prima opera in mostra al Padiglione è stato il lavoro di Elena Bertollo “Cosa è successo ai piccoli cigni dopo il ballo”. L’artista ricorda come frammenti de Il lago dei cigni di Čajkovskij venivano trasmessi quando i segretari generali dell’URSS morivano uno dopo l’altro e durante il colpo di stato degli anni ‘90 in Russia. I piccoli cigni sono diventati una copertura, un falso (fake), per grandi cambiamenti, che noi, il popolo della Siberia, non abbiamo potuto né controllare né influenzare. 

Un lettore musicale viene nascosto in un oggetto d’arte, tutti possono indossare le cuffie per ascoltare la sempre ricorrente “Danza dei piccoli cigni”, che ha già perso il suo significato musicale per la cultura russa diventando qualcosa di ironico, o meglio una farsa.

“È successo che viviamo lontano dai centri culturali mondiali, nel mezzo della terraferma. E vogliamo essere nel vivo delle cose. Abbiamo deciso di creare la nostra Biennale di Venezia,

‘omeopatica’, e si apre, a proposito, un mese prima della Biennale ufficiale“ afferma Elena Bertollo.

“Padiglione della Siberia” è paradossale e ambiguo, contemporaneamente autentico e falso, complesso e semplice, intimo e pubblico, ironico e molto serio. 

Fino all’11 maggio sono 30 le mostre che si sono svolte nel padiglione siberiano. L’entrata sempre gratuita. Ogni giorno è stato presentato un lavoro di un artista siberiano, uno di 30 partecipanti. Lo spettatore ha avuto l’opportunità di incontrare l’autore faccia a faccia.

Semplificando deliberatamente l’intero entourage del progetto, il gruppo d’arte Bertollo enfatizza il paradosso della nostra vita: noi, siberiani, viviamo nella terra più ricca del paese più grande del mondo. Abbiamo una natura meravigliosa e colorata, ma case grigie e strade rotte. Siamo parte di qualcosa di grande, ma così separato e distante che abbiamo quasi dimenticato come sia il resto del mondo.