INTERVISTA A MAURA DI MAURO

Di: - Pubblicato: 18 giugno 2015

 

a cura di Giulia Rocco

Sonda.life incontra Maura di Mauro, formatrice, coach e consulente interculturale, docente di Cross-009593b9f8ca11547e6f353c08925db4-bpfull-450x450cultural Communication e Multicultural Management, oltre che autrice di diverse pubblicazioni sulle tematiche interculturali.

1) Buongiorno Maura, ti incontriamo in occasione della presentazione del progetto “Relazioni Straordinarie”, un percorso innovativo di formazione riguardante i temi dell’accoglienza e della ricettività, quali sono gli obiettivi di questa avventura?

Si tratta di un percorso pensato e realizzato da “John Peter Sloan-la Scuola”, Italia Straordinaria, Claudio Achilli e la sottoscritta, incentrato sull’accoglienza del turismo internazionale: puntiamo alla valorizzazione delle capacità relazionali con i turisti di tutto il mondo, sia da un punto di vista linguistico che comportamentale. Ci focalizziamo sull’incontro con l’altro e il riconoscimento delle differenze, per la costruzione di una relazione ed una comunicazione sempre più efficaci, ed è qui che si inserisce la mia figura.

2) Formatrice, coach e consulente interculturale: come e quando è iniziato il percorso che ti ha portato ad interessarti di multiculturalità?

Mi sono laureata in psicologia del lavoro e delle organizzazioni con una tesi sull’intercultura, anche se il mio viaggio di comprensione rispetto a queste tematiche ha reale inizio ad Amsterdam, in occasione di un Erasmus prolungato. Proprio attraverso quella esperienza all’estero, benché non la prima della mia vita, ho capito quanto fosse importante comprendere e riconoscere anzitutto la propria identità culturale, e avere gli strumenti per riconoscere e comprendere la diversità culturale dell’altro. Riconoscere la propria identità e quella dell’altro è il primo passo per poter istaurare una relazione sana, di rispetto e valorizzazione delle reciproche identità.

3) Quale ritieni sia l’approccio migliore per avvicinarsi alla diversità?

Molto dipende dalle esperienze personali pregresse, dai successi e dagli insuccessi, dalle occasioni di apertura verso persone e contesti diversi da sé; più sono queste occasioni e più siamo pronti alla relazione con culture diverse. Inoltre, la gestione del rapporto con l’altro passa attraverso la conoscenza e la consapevolezza: senza la conoscenza vera, anzitutto di sé, non si possono, infatti, superare preconcetti e comportamenti negativi quali l’aggressività verbale o peggio ancora fisica, la derisione, o la generalizzazione di pre-concetti. Si tratta di un percorso lungo, che parte dal primo contatto, provando ad avvicinarsi, con la finalità di comprendere e conoscere ciò che è altro, diverso da noi.

4) Quali gli strumenti più interessanti ed efficaci per superare le barriere?

Esistono percorsi e strumenti di formazione interculturali che aiutano ad individuare nella diversità gli elementi comuni o di somiglianza, come ad esempio gusti, usi e costumi simili, oppure il desiderio di una famiglia, di crescita sociale, etc. Ci sono inoltre molte situazioni che possono rappresentare uno strumento di apprendimento informale, come la partecipazione ad eventi, spettacoli, occasioni di aggregazione, accessibili a tutti, dove, in modo naturale, è possibile incontrarsi e confrontarsi, anche attraverso l’utilizzo pensato del tempo libero. Le Associazioni che operano sul territorio rappresentano una preziosa risorsa, sono, infatti, molto attive e fanno tanto per includere e far avvicinare. Si pensi al Festival del Cinema d’Africa, d’Asia e dell’America Latina, al Festival Sguardi Altrove che portano il mondo sugli schermi, i festival su culture specifiche, come il Festival Latino Americano d’estate a Milano, il Festival della Cultura coreana, i percorsi museali, le camminate in Via Padova o la visita guidata al campo Rom…

5) In un momento come questo in cui il diverso troppo spesso fa paura, ritieni che sia possibile un superamento delle diffidenze?

Ritengo che tutto parta da noi, dalla consapevolezza che la paura nasce da ciò che non comprendiamo, è solo con un atteggiamento propositivo, che parte dal desiderio di confronto e conoscenza, che si possono abbandonare dinamiche distruttive e inutili, responsabili di timori e diffidenze.

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