Intervista Al Maestro Domenico Marranchino, In Occasione Della Mostra Personale “Le Cicatrici Nella Città”, Inaugurata A Como Presso Il Palazzo Del Broletto, Aperta Fino Al Giorno 18 Luglio

Di: - Pubblicato: 11 luglio 2016

a cura di Claudia Notargiacomo

TRITTICO ATTACCATO“Le cicatrici nella città” è il titolo scelto per la mostra personale del maestro Domenico Marranchino, le opere sono 18 tra lamiere, teloni e tele, tutte di grande formato. E’ attraverso il racconto dell’evoluzione di una città metropolitana, nella quale raramente compare la figura umana, che l’artista indaga i luoghi dell’anima. Segni, tagli, strappi che caratterizzano le lamiere e i teloni in particolar modo, ricordando la vita precedente dei supporti recuperati nella maggior parte dei casi dalla città stessa, dai mercati di Brera. Allo stesso tempo a rappresentare il cammino di un uomo, di ogni uomo, segnato nel corpo e nell’anima dalla vita che scorre. Come per le lamiere e i teloni così per l’artista si apre una seconda possibilità, una seconda vita che recupera il passato in funzione di una rinascita vera e propria. Domenico Marranchino, originario di Potenza, vive a Milano da lungo tempo, la sua ricerca è testimonianza dell’evoluzione della città, con tutte le complessità del caso. Con questa mostra si arriva ad punto focale della ricerca del maestro, vita e opere si fondono e l’emozione che raggiunge il visitatore è forte, impattante, regale vibrazioni e ci riconduce in noi stessi con una velocità pari quasi a quella rappresentata sulle sue opere. Ancor prima di conoscerne la storia, ancor prima di approfondire i perché di questa mostra, si viene rapiti da un’energia che non lascia alternative, che piaccia o meno.

DSC_3330 okMaestro, le cicatrici, le ferite, i segni nel corpo e nell’anima parlano di un bivio, della possibilità di scelta, mi sembra di capire. Il momento più doloroso forse della vita ha rappresentato per te una vera e propria rinascita…

I momenti di sconforto non è che non ci siano stati, certamente, ma la rabbia, il furore, l’ira si sono via via trasformati in pathos, in energia creativa, la pittura c’era sempre stata nella mia vita, ma è stato quello il momento in cui è divenuta il fulcro della mia esistenza. Al principio dirigevo questa rabbia, questo pathos sulla tela, mille le sfumature, furiose le pennellate, a volte anche secchiate di colore. Poi è iniziato un processo differente, l’accettazione delle conseguenze della malattia ed il desiderio di portare avanti parallelamente la mia ricerca pittorica. Ora, dopo tanti anni, sento l’esigenza di andare verso l’essenziale, la sobrietà, l’eleganza del segno e dell’utilizzo del colore, senza disconoscere i segni che mi hanno reso ciò che sono. Anche le lamiere o i teloni potevano finire in un cassonetto, ma invece eccoli esposti nella loro nuova veste, imbrattati d’olio, in un antico palazzo storico di Como, che si apre al pubblico perché possano essere goduti e perché no, possano essere occasione per guardarsi dentro.

Tra i bianchi e i neri, mille riflessi, che cambiano anche a seconda della luce, le tue non sono opere in bianco e nero… è questo il segreto? La magia, la suggestione, nascono da qui?

Bianco e nero? Assolutamente no, se si guarda bene, ci sono moltissime sfumature appunto: gli azzurri, i viola, i beige e poi i verdi, i blu, i gialli. La ricerca del colore è per me importantissima, è attraverso la pittura, l’olio che è vivo, che riesco a portare sulla tela quel movimento e quella velocità che crea suggestione. Quando una persona si sofferma davanti ad un mio lavoro, forse, a volte, non vede il colore, ma la magia di cui parli ha certamente a che fare con questa fusione quasi impercettibile di mille sfumature.DSC_3313 ok

 

Maestro sei presente nella storica galleria milanese di via Brera 3, Miart Gallery, da molti anni; quali le soddisfazioni più grandi legate a questa realtà? Si tratta di una delle poche gallerie rimaste nella zona più famosa al mondo per l’arte…

E’ una galleria che ho sempre ammirato e osservato, trovavo esposizioni sempre interessanti e coinvolgenti. Oggi è per me una gioia essere tra gli artisti che espongono in questi spazi; osservare le persone che si fermano improvvisamente davanti alle mie lamiere, quasi sempre esposte in una delle vetrate della galleria, quasi catturate, ipnotizzate, è davvero emozionante, quasi indescrivibile!

DSC_3317 okSo che non ami dipingere davanti a nessuno, anzi è una cosa che proprio non fai, a differenza di altri artisti. 

Quello è per me un momento di profonda intimità, ripercorro istanti, emozioni, cammino attraverso spazi interiori nei quali c’è posto solo per me. E’ un processo difficilmente condivisibile, forse mi è capitato una volta di metter mano a un’installazione, coinvolgendo gli artisti e non che avevo intorno, ma è tutta un’altra storia. Amo e necessito della solitudine del mio laboratorio, quando ho terminato allora sì che ho bisogno di condividere ciò che è nato.

Al termine di questa mostra cosa accadrà di nuovo? Ricomincerai a dipingere subito?

Prima di tutto mi riposerò e poi inizierà la nuova ricerca, il lavoro che precede la realizzazione pittorica è un lungo cammino, fatto di osservazione, interazione, ma soprattutto fatto di interiorità.

Grazie maestro…