L’ARTE E IL SUO VALORE TERAPEUTICO

Di: - Pubblicato: 23 marzo 2015
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Utilità sociale e arte, un binomio non solo interessante, ma, a quanto pare, rivelatore di caratteristiche, di non poco conto, per l’evoluzione dell’individuo. Arte come testimonianza dei tempi, arte e bellezza, arte e psiche, ma anche arte per conoscersi meglio e crescere; dunque, l’arte può esercitare una funzione sempre più preziosa e necessaria alla nostra società. Il concetto rivoluzionario e assolutamente molto democratico, proposto dalla suggestiva visione di Alain de Botton e John Armstrong nel testo “L’arte come terapia”, non si riferisce all’arte, in quanto tale, ma allo stato psicologico dell’osservatore che determina un certo tipo di emozione davanti ad una opera. La reazione che un quadro suscita in noi, di piacere, di fastidio o di indifferenza, corrisponde ad una precisa condizione psicologica della quale possiamo non essere assolutamente consapevoli. Approccio, questo, al mondo dell’arte che nulla ha a che vedere con chiusura e sistemi elitari, ma al contrario chiave di lettura che vuole riconfermare l’altissimo valore delle espressioni artistiche, quali strumenti preziosi di introspezione ed evoluzione. “Come altri strumenti, anche l’arte ha il potere di estendere le nostre capacità al di là della nostra naturale dotazione. L’arte compensa certe nostre debolezze innate, in questo caso della mente e non del corpo, debolezze che possiamo definire fragilità psicologiche”, affermano gli autori che raccontano di come nelle difficoltà, per esempio, si è portati ad apprezzare la natura e la semplicità. “Un’opera gradevole e amabile può colpire e commuovere solo chi conosce la realtà nella sua durezza: se la vita non ci sembrasse difficile, la bellezza non eserciterebbe alcun fascino”, concludono de Botton e Armstrong.

 

Claudia Notargiacomo

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