Sistema Dell’Arte E L’Urgenza Di Azioni Concrete

Di: - Pubblicato: 22 Febbraio 2021

Stefano Pizzi, Pittore, Titolare di Cattedra di Pittura e responsabile delle  Relazioni Esterne dell’Accademia di Belle Arti di Brera

Intervista di Claudia Notargiacomo.

     Professor Pizzi, le chiedo cosa sia accaduto nel panorama artistico, in questi mesi di emergenza e stravolgimento legati alla pandemia. Le chiedo inoltre quali siano state le reazioni e prese di posizione da parte delle istituzioni a tutela degli artisti, se ci sono state, e quanto l’incertezza ha di contro suscitato e promosso una necessità di fare squadra, di unirsi e superare gli individualismi che troppo spesso caratterizzano la nostra società.

“Foto Lovatelli

          R. Va premesso che il panorama artistico è vario e variegato e pertanto mi soffermerei su quell’area più circoscritta, nota agli addetti ai lavori come il Sistema dell’Arte, che tradotto in italiano sta a indicare quella complessità di professionisti, autori, critici, curatori e mercanti, più o meno presenti nel meccanismo espositivo e degli scambi. Di seguito la prima cosa da rilevare è che se ante  pandemia questo sistema era in crisi, oggi dopo un anno di forzata pausa di ogni tipo di attività possiamo tranquillamente affermare che è decisamente scoppiato. Certo abbiamo partecipato a innumerevoli iniziative on line: esposizioni, seminari, aste benefiche e quant’altro organizzate sia da privati che da istituzioni ma certamente il fare squadra non è emerso in forme particolarmente rilevanti. Così pure come da parte del Ministero o dalle Amministrazioni Territoriali non c’è stato alcun segnale di attenzione verso gli artisti e l’indotto che determinano.

Quali sono dal suo punto di vista le prospettive per il mondo dell’arte e soprattutto cosa possiamo immaginare riservi il futuro alle nuove generazioni di artisti?

R. L’unica prospettiva potabile è quella che il Ministero nomini una commissione composta dai rappresentanti di tutti gli attori delle arti visive al fine di formulare una proposta di legge quadro per l’arte contemporanea, comprensiva di forme di finanziamento diretto o indiretto della ricerca, abolizione dell’IVA per le fasce più deboli, facilitazioni di alloggi-atelier nell’edilizia residenziale pubblica, applicazione della legge del 2% e delle altre irrisorie forme di sostegno attualmente in atto, ecc. Altrimenti il futuro per i giovani artisti non sarà per nulla colorato.

In quale modo ritiene si debbano affrontare le conseguenze dell’uragano che ha investito il mondo intero e che in modo violento ha colpito il mondo delle arti? Un’emergenza quella che stiamo vivendo capace di stravolgere dinamiche progetti e aspettative, ma alla quale non possiamo soccombere: istituzioni musei e operatori di questo universo insostituibile si stanno attivando dal suo punto di vista e come?

R. Per gli artisti non esiste altra soluzione che resistere e perseguire   nella loro ricerca, che per onestà intellettuale non dovrebbe corrispondere a una scelta lavorativa ma ad una scelta di esistenza scevra dagli stereotipi del successo e della ricchezza, per quanto riguarda gli altri operatori vedo che al momento le uniche attività nell’area privata funzionanti sono le aste on line che aggiudicano a prezzi spesso stracciati le opere danneggiando non solo gli artisti ma il mercato in generale, relativamente ai musei invece non si può far altro che adeguarsi alle decisioni della politica e, purtroppo, non mi pare che i nostri delegati si siano dati molto da fare.

La programmazione rimane strumento di crescita e resilienza? Sto pensando ai musei e alle grandi e meno grandi mostre che non possono essere comunicate solo attraverso il virtuale. Sebbene in questi mesi abbia rappresentato un canale importante per iniziative e accadimenti, non credo possa sostituire l’esperienza diretta della fruizione di un’opera.

R- I direttori dei musei sono forzatamente obbligati a seguire le direttive ministeriali e qui, giocoforza, si torna alla politica ed ai suoi deficit ma anche ad una mancanza di visione generale relativamente ad un progetto che, come accennavo poc’anzi, non può che confluire in una legge quadro sulle arti visive comprendente ogni sua attività e voce.

In qualità di artista come ha vissuto e come sta vivendo questi  mesi complessi? E’ quasi un anno ormai che si resiste.

R- Inizialmente non ho riscontrato molte difficoltà, in quanto per indole sono portato a ricercare la solitudine ed il silenzio, certo che ora la questione inizia a farsi piuttosto impegnativa e come tutti gli umani penso di aver superato i limiti della sopportazione, ma tant’è…

Quali consapevolezze ha suscitato un cambiamento epocale di questo tipo e quali sono i riflessi sulla ricerca, sulla sua ricerca per esempio?

R- Penso che l’unica consapevolezza rilevata in ogni dove sia quella della nostra fragilità e a questo proposito bisognerebbe chiedere aiuto a Roberto Gramiccia, che ne ha redatto addirittura in tempi non sospetti un profetico  elogio pubblicato da Mimesis, cui è seguito un manifesto firmato da diversi artisti ed un’esposizione alla Biblioteca Vallicelliana di Roma. Per quanto mi compete, fragile tra i fragili, ad un iniziale  periodo di attività abbastanza frenetico nel corso del quale ho realizzato diverse opere su carta proprio sul tema pandemico, è seguito  un periodo di stasi ed ora sto riprendendo una serie di lavori iniziati nel 2019.

Parliamo dell’Accademia di Brera che lei rappresenta e parlando di Accademia ecco che c’è un popolo di studenti ai quali è stato tolto tanto, da molti punti di vista. Ma è possibile che questi siano riusciti ad essere più resilienti rispetto ad una fetta di popolazione più adulta? Come gli studenti hanno reagito e cosa accadrà ora?

R- Allora: premesso come era solito dire Dario Fo che gli allievi di Brera sono dotati della cosiddetta marcia in più , va anche però rilevato che essendo costretti in casa, e scevri da altre opportunità, si sono impegnati vieppiù nelle attività accademiche seppur espletate on line, non a caso abbiamo registrato un più alto tasso di seguito alle lezioni da remoto rispetto a quelle che  precedentemente si svolgevano in presenza. Oltre a ciò le nuove generazioni sono più consone a comunicare digitalmente a differenza della popolazione più anziana abituata alla socializzazione vis à vis. Su quello che ci prospetta il futuro potremo probabilmente avere un quadro, stando alle dichiarazione degli scienziati, intorno alla primavera del 2022.

Probabilmente in questi lunghi e complessi mesi sono state affinate soluzioni e strade alternative per una didattica che non lasci in balia del vuoto. Quali progetti in questo senso?

R. Per quanto riguarda la didattica accademica abbiamo proceduto come di consueto, arricchendo con creatività ed inventive personali le lezioni, cercando così di supplire sia alla distanza fisica che all’attività laboratoriale. La mia Cattedra, in particolare, proprio nel momento più impegnativo del lockdown ha ideato, progettato e realizzato un’esposizione on line “Riflesso-Riflessioni” attraverso i social e altri media che ha riscontrato un buon successo internazionale.

Ritorniamo a lei professor Pizzi, parlando di progetti e futuro, cosa sta preparando, a quali lavori si sta dedicando?

R. Come accennavo in precedenza cercherò di portare a termine una serie di opere i cui soggetti rappresentano i nuovi cittadini milanesi ritratti nei costumi dei loro paesi di provenienza, quindi vorrei affinare un’indagine sull’iconografia popolare di angioletti, putti e cherubini, già iniziata la scorsa primavera, e rivisitarla come mi è di consueto accostandola ad accadimenti dell’attualità, infine ma non da ultimo ho nel cassetto un progetto di libro d’artista con l’amico editore Giampaolo Prearo.

      Ho letto di www.tessereilfuturo.it di cosa si tratta?

      R. Tessere il futuro è il progetto  di un gruppo di amici: artisti, critici, poeti ed intellettuali di area progressista che nell’ambito del centenario della fondazione del Partito Comunista Italiano, spogli da ogni legame organico con i contemporanei schieramenti politici, cerca per mezzo della propria espressività di tessere idealmente un ipotetico futuro della sinistra facendo memoria dei precedenti storici che l’hanno generata. Il sito, in itinere, raccoglie pertanto una serie di testimonianze d’autore, un’esposizione virtuale, immagini, documenti, ecc. e rimarrà accessibile fino al 21 gennaio 2022.

“Muselmann”, una mostra inaugurata il 27 gennaio 2021 per il Giorno della Memoria e proposta dall’Accademia di Belle Arti di Brera in collaborazione con il Memoriale della Shoah e l’Associazione Figli della Shoah. Omaggio ad Aldo Carpi, l’iniziativa è curata da lei e dalla professoressa Barbara Nahmad: quanto è importante che un’istituzione come l’Accademia sia attiva rispetto al tema della Memoria?

R. L’Accademia di Brera celebra dal 2006, dopo un anno dalla sua istituzione, il Giorno della Memoria che cade come è noto ogni  27 gennaio per celebrare la liberazione del campo di sterminio di Auschwitz da parte dell’Armata Rossa. Attualmente la responsabile dei progetti accademici per questo appuntamento è la Professoressa Nahmad che si avvale del mio contributo per l’organizzazione e la comunicazione. “Muselmann” è un’esposizione attualmente virtuale visitabile sul sito dell’Accademia che verrà prossimamente installata ed inaugurata in presenza al Memoriale della Shoa di Milano.

Quanto l’arte può e deve fare rispetto a tematiche sociali e sensibilizzazione? Una funzione libera dell’arte è quanto mai urgenza contemporanea e allo stesso tempo strumento possibile di evoluzione e crescita: forse è questo ciò che in parte è mancato nei periodi di mercati condizionati e interessi legati a tutto tranne che al significato del fare arte? 

R. L’arte, in ogni sua forma espressiva, è stata ed è tutt’ora veicolo di pensiero e testimonianza spesso critica relativamente agli accadimenti del proprio tempo. Certo non tutti gli artisti hanno operato o operano in questa direzione, ma queste sono scelte  soggettive che riguardano non solo loro ma la totalità dei cittadini. Personalmente ritengo che ognuno di noi abbia l’ obbligo morale di essere partecipe della  vita sociale non solo del  proprio Paese, ma di quella che già nel 1968 Mc Luhan  ben definì “città globale”, e cioè del pianeta intero con tutti i suoi problemi, le sue emergenze, le sue contraddizioni. In quanto alla funzione libera dell’arte visiva bisognerebbe allertare i nostri rappresentanti in Parlamento che se non si danno una mossa, come hanno già fatto e legiferato da decenni altri Paesi, a sostegno della ricerca lasciando al sistema dell’arte, basato sostanzialmente sul  mercato, campo libero prima o poi la questione si ribalterà anche a loro sfavore in quanto, fortunatamente, circola ancora anche tra gli artisti qualche vecchia talpa che non ha cambiato idea ed è tutt’ora convinta che certi sistemi non bisogna cercare di mutarli ma è necessario abbatterli.