TEATRO DELLA COOPERATIVA: UN ROMPIBALLE A NIGUARDA

Di: - Pubblicato: 9 Ottobre 2015

 

foto2 IL ROMPIBALLE“Il rompiballe” di Francis Veber, spettacolo prodotto da Canora, ha debuttato al Teatro della Cooperativa di Via Hermada, dove rimarrà in scena fino al 25 ottobre.

Opera conosciutissima, non fosse altro che per i tre film ad essa ispirati: il primo del 1973 con Lino Ventura e Jacques Brel, poi due remake: Buddy Buddy, ultimo film di Billy Wilder (1982) con Jack Lemmon e Walter Matthau e nel 2008 L’emmerdeur diretto dallo stesso Veber con Richard Berry e Patrick Timsit.

 

Marco Rampoldi, regista dello spettacolo, si cimenta dunque in un’impresa ardua dove i paragoni col passato cinematografico sono sempre lì dietro l’angolo in attesa di concretizzarsi in critiche. Per sottrarsi a ciò il regista cerca la via più ovvia: restare il più possibile fedele al testo originale e dunque teatrale.

 

A un killer, che deve uccidere da una finestra d’albergo un testimone scomodo, si incolla addosso un fotografo, marito tradito, con dichiarate intenzioni suicide. Una commedia degli equivoci in cui il killer sarà continuamente distratto e allontanato dai suoi obiettivi.

 

Il testo di Veber è un testo apparentemente leggero e disinvolto, ma in realtà difficile da padroneggiare con i ritmi della farsa tradizionale, della commedia francese rivista al di là dell’Oceano. Poche le modifiche dall’originale: la più evidente aver declinato al femminile il ragazzo d’albergo, parte affidata a una briosa Stefania Pepe, che, soprattutto all’inizio, si rivela opportuna spalla per lanciare le prime gag di Max Pisu, Monsieur Pignon, e Claudio Batta, il killer.

foto IL ROMPIBALLE

La scena di Marco Rossi e Mattia Bordoni è, a prima vista, semplice, minimalista: riporta lo spettatore in quelle stanze asettiche, un po’ Ikea, degli alberghetti di mezza Europa Occidentale. La parte divisoria tra le due stanze si rivela una vera macchina teatrale e con il suo essere continuamente spostata diventa un metronomo visibile dei tempi dello spettacolo. Tempi dello spettacolo, tempi della farsa difficili da padroneggiare, soprattutto in un testo come quello di Veber, basato quasi esclusivamente sulle gag, un’esplosione continua a rincorrersi, a volte a ripetersi, e in cui spesso i dialoghi assumono un ruolo marginale, spesso solo di supporto. Nell’inventarsi gag esilaranti Veber è maestro geniale.

Dinnanzi alla genialità del testo di Veber, una commedia degli equivoci condotta a ritmi vertiginosi, la prima rappresentazione de “Il rompiballe” mi è parsa dover subire qualche ritocco importante proprio sui ritmi, magari qualche alleggerimento gioverebbe alle repliche, magari solo questione di qualche serata di rodaggio.

 

Già detto della spigliata Stefania Pepe; Max Pisu e Claudio Batta sono mattatori indiscussi in scena.

Max Pisu nei suoi abiti demodè, trasognato e leggero nel ruolo di marito tradito e rompiballe, insopprimibile, sorretto da un Claudio Batta decisamente affrancatosi da ruoli prettamente cabarettistici, ovvia alle poche battute comiche destinategli dal copione con toni appropriati quasi clowneschi, con una gestualità che in alcuni sprazzi ricorda il Principe Totò.

Meno convincente la prova dei tre caratteristi, che affiancano Stefania Pepe. Per una Roberta Petrozzi non ancora ben rodata e dunque sotto tono e fuori dai ritmi esasperati che impongono la farsa di Veber e la regia di Marco Rampoldi, Claudio Moneta e Giorgio Verducci troppo caratterizzati “spinti” e ridotti a macchietta, troppo accentuata la caratterizzazione dello psichiatra tedesco Wolf nuovo compagno della signora Pignon.

Alla prima rappresentazione qualche incertezza, tuttavia veniale, nella gestione delle luci.

Il pubblico apprezza e applaude e soprattutto ride anche di gusto e non è cosa da poco.

 

Adelio Rigamonti

 

Il Rompiballe

di Francis Veber

con Max Pisu, Claudio Batta, Claudio Moneta, Stefania Pepe, Roberta Petrozzi, Giorgio Verduci

regia Marco Rampolli

scene Marco Rossi e Mattia Bordoni

costumi Francesca Faini

assistente alla regia Paola Ornati

traduzione Filippo Ottoni

produzione Canora