Da Bambina… A Donna, Oltrepassando La Dignità!

Di: - Pubblicato: 4 marzo 2016

Un’infanzia strappata violentemente, questa è la testimonianza di una donna, che a soli nove anni venne abusata per la prima volta, circondata da un’omertà e cecità sconvolgenti, lasciata in balia di un carnefice che abusò di lei fisicamente e psicologicamente, senza lasciarle vivere dignitosamente i suoi anni di spensieratezza, una bambina cresciuta troppo in fretta per volontà di altri, una bambina che, da donna, porta con sé strascichi indelebili sulla pelle, nel cuore e nell’ anima.  

 

Laura Monticelli, Presidente dell’Associazione Meti di Milano, per la tutela degli abusati, spinta dal suo vissuto drammatico  inizialmente  scrive un libro,in cui racconta che impiegò quasi dieci anni per mettere in ordine le tante parole e gli eventi del passato che venivano a galla, la scrittura era l’unico modo per sputare fuori quell’orrenda realtà che aveva vissuto. Fu come una terapia che iniziò proprio quando sua figlia Emma aveva nove anni, esattamente la stessa età in cui lei aveva subìto il suo primo abuso, riattivando in sé ricordi terribili, facendo subentrare la paura per la stessa figlia; una volta terminato questo diario, come lei lo definisce , molte furono le persone, soprattutto donne che le si avvicinavano , con le stesse esperienze, lamentando la mancanza di un sostegno. Alcune rassegnate, altre invece in cerca di un po’ di sicurezza, forse in un luogo dove la loro voce poteva essere ascoltata liberamente,  lontana da occhi che possono giudicare senza conoscere ne’ capire, confortate da chi, come loro, è stata vittima di un’esperienza ingiusta  “perché la verità è che sul territorio non esistono Associazioni che si occupano di persone adulte che hanno subìto abusi nell’infanzia”, dichiara Laura. Fu proprio questo che convinse Laura nel 2013 a far nascere l’Associazione Meti.

Decide così di mettersi a nudo, affrontando l’argomento in maniera cruda, nella sua totalità, senza tralasciare nulla, perché il trauma infantile ha talmente tante sfaccettature che non si può non evidenziarle tutte, non si può parlare solo di una parte, solo di alcuni aspetti, non si può tener nascosto nulla, non sempre risulta facile, c’è la fatica di mettersi ogni volta in gioco, forse con un po’ di imbarazzo quando ci si ritrova a dover rispondere a domande intime che in qualche modo oltrepassano il limite del pudore. Leggendo il suo libro racconta di sua mamma, una madre fredda, una madre a cui fece comodo non accorgersi, una madre egoista che permise al tutore della figlia di distruggerle l’infanzia, privandola della spensieratezza oltrepassando la dignità. Nonostante questo ebbe la forza di tenerla con sé fino alla sua morte, nonostante tutto voleva essere per lei una brava figlia, assistendola nella vecchiaia senza mai comunicare verbalmente, passando giornate intere nella stessa casa come due sconosciute, regalandole però, sempre le sue buone azioni, “è comunque la tua mamma” dice Laura, nonostante sia consapevole del risentimento che rimarrà perennemente radicato dentro sé. Che tipo di sentimento nutri per questa madre? risponde semplicemente “Pietà”, non la giustifica, ma prova a capire, a spiegarsi che quella donna, vissuta nell’epoca della guerra, a sua volta aveva avuto problemi e traumi irrisolti dentro di lei, senza mai farle una colpa di quanto accaduto. Che tipo di approccio hai avuto con il tuo corpo in adolescenza? “Nessuno mi aveva mai fatto prima d’ora questa domanda, il mio corpo mi è servito per anni per conquistare, per far piacere all’uomo” il suo relazionarsi all’uomo era determinato dalla fisicità, uno stato confusionale che la mise sempre in una posizione di dover concedersi necessariamente per riceve affetto, aveva imparato così! Nel momento in cui incontrò suo marito, tutto cambiò. Riprende, “Adesso che passano gli anni purtroppo vedo che il mio corpo assomiglia sempre di più a quello di mia madre e questo a me costa fatica accettarlo, quando mi guardo allo specchio rivedo mia madre, e questo mi pesa”. Quale consiglio daresti ai giovani? “Rispetto all’abuso nell’infanzia i genitori devono osservare tutti i comportamenti,e fare attenzione   ad ogni piccolo segnale che un bambino può mostrare, cogliere ogni sfumatura. Quando il bambino non ha fiducia nell’adulto è capace di nascondere TUTTO, involontariamente, agisce proprio in mancanza di fiducia di quello che dovrebbe essere per lui un punto di riferimento. Segnalate sempre senza paura, se cogliete un accenno di abuso in generale intendo, è meglio fare una segnalazione che va a vuoto, piuttosto che lasciare un bambino nelle mani di un carnefice.” Come hai affrontato l’argomento con tua figlia? “In verità, anche se è qua presente, non ne abbiamo mai parlato veramente, non ci siamo mai messe a tavolino, se è difficile per una mamma affrontare la violenza che una figlia può aver subito, allo stesso modo credo che può essere difficile per un figlio sentirsi dire da una mamma di essere stata abusata.”

Quanto carico si è dovuta trasportare questa bimba? Quanto è grande il peso che porta dentro un abusato? Una dignità calpestata, l’inizio di un abuso prima fisico, accompagnato da quello psicologico che tormenta l’intera esistenza, sgretolando le certezze, soffocando l’anima, infondendo paura.

http://www.assometi.org/

 

Serena Porcelli