Emergency, sappiamo tutti precisamente di cosa si occupa ?

Di: - Pubblicato: 4 febbraio 2016

 

Nel 2014 Emergency compiva vent’anni. Di seguito riporto quanto disse Gino Strada, uno dei fondatori di Emergency, al nostro Raduno Nazionale svoltosi nel settembre 2014, a Milano.

 

Bisogna trovare i modi affinché tra la gente inizi a radicarsi l’idea che la guerra è una cosa brutta, che chi la fa, la difende, la propone, la evoca, la giustifica, è un criminale ed uno stupido. Bisogna che cresca nella società il disprezzo verso tutti coloro che propugnano la guerra. Perché questi sono gli esseri peggiori tra gli esseri umani. Penso che l’abolizione della guerra debba essere l’impegno culturale prioritario di Emergency per i prossimi vent’anni, la traduzione di quello che vent’anni fa chiamammo promuovere una cultura di pace.

 

Un banchetto del Gruppo Volontari trentino delle Giudicarie

Un banchetto del Gruppo Volontari trentino delle Giudicarie

In poche parole è spiegata l’idea di fondo che accomuna tutti noi di Emergency.

Un no alla guerra, in ogni sua forma, senza se e senza ma. Perché, come dice Gino Strada, noi la guerra la conosciamo bene. In tutto il suo orrore è sotto gli occhi di chi lavora nei nostri ospedali in Afghanistan, in Iraq, in Repubblica Centroafricana, in Sierra Leone e ora anche in Libia.

Nelle guerre moderne oltre il 90% dei morti e dei feriti sono civili. E di questi oltre il 70% sono donne, anziani e bambini.

Per questo Emergency “ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”, proprio come è scritto nell’articolo 11 nella Costituzione della Repubblica Italiana.

 

Emergency combatte la guerra con gesti di pace. Dove altri sparano e bombardano è presente con i suoi ospedali, offrendo cure gratuite e di altissima qualità. A tutti, senza distinzione di sesso, religione, razza o colore della divisa.

 

Emergency è anche presente dove la povertà e la mancanza dei diritti più elementari rendono impossibile ricevere cure sanitarie. Ad esempio in Sudan o in Italia, dove ormai sono molti, italiani compresi, a chiedere la nostra assistenza, come sempre gratuita.

Il Politruck lavora in collaborazione con il Comune di Milano e con la ASL cittadina.

Il Politruck impegnato attualmente a Milano.

Il Politruck impegnato attualmente a Milano.

In tutta Italia sono poi presenti i Gruppi territoriali dei volontari, impegnanti a diffondere una cultura di pace e a raccogliere fondi per finanziare i nostri ospedali. Fondi ben spesi perché i costi di struttura di Emergency sono di poco inferiori al 7%.

In poche parole: se ci donate 100 Euro, 93 vanno su cose concrete, nell’aiuto a chi ha bisogno. E questo è verificabile da ognuno di voi perché i nostri bilanci sono certificati da un ente esterno indipendente. Sono pubblici e scaricabili dal nostro sito www.emergency.it.

E’ attivo anche un Gruppo Scuola, diffuso su tutto il territorio italiano. Il suo compito è quello di diffondere le nostre idee di pace tra i bambini, i ragazzi, gli insegnanti e le famiglie. Dalle primarie alle superiori, per trasmettere un messaggio positivo: si può fare concretamente qualcosa per restituire una vita dignitosa alle vittime della guerra, contribuendo alla costruzione di un futuro di solidarietà e di rispetto dei diritti fondamentali. Siete interessati ? Scrivete a scuola@emergency.it per invitarci a ‘raccontare la pace’, così si chiama questo progetto, nella scuola dove insegnate o studiano i vostri figli. Saremo ben felici di intervenire. L’iniziativa è completamente gratuita.

 

Mirko Silva

Gruppo Volontari Milano

 

emergency foto 1Haji Jalil. Haji è il responsabile della sicurezza dell’ospedale di Anabah (*) dal 1999, ed è un simbolo per questo ospedale. Dopo aver combattuto per anni contro i talebani, ha deciso di deporre le armi e di collaborare con Emergency per diventare un uomo di pace.

La sua piccola città, Anabah, è stata dimenticata da tutti. Per questo nel 1999, Emergency ha deciso

di ristrutturarvi un’ex deposito di carri armati trasformandolo in un ospedale dove curare le vittime

della guerra.

 (*) Anabah è in Afghanistan, Valle del Panshir