Giornata delle vittime del lavoro, “la crisi non faccia calare la sicurezza”

Di: - Pubblicato: 15 Ottobre 2015

Alla commemorazione della 65a Giornata Nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro, si discute di riforma Isee, danno biologico, prevenzione e reinserimento lavorativo, mentre i dati indicano una preoccupante inversione di tendenza. “I 1.488 morti per malattia professionale non hanno la giusta attenzione mediatica”

“Cos’ha più valore, la vita di un uomo o un pezzo prodotto in più al giorno?”. La domanda di Andrea Lanari, che ha perso entrambe le mani in una pressa senza sistemi di sicurezza, scuote la platea. La sua è la prima testimonianza nella commemorazione della 65° Giornata Nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro. Racconta di aver pensato di farla finita, ma di aver reagito pensando alla moglie e ai figli, e di essersi fatto legare le braccia con del cavo elettrico per fermare l’emorragia, mentre il titolare dell’azienda, da cui non riceveva lo stipendio da quattro mesi, correva su e giù per lo stabilimento nel panico. Nei primi otto mesi del 2015 ci sono stati 100 morti in più che nello stesso periodo del 2014, invertendo una tendenza positiva che andava avanti da dieci anni.

 

“Non c’è risparmio che possa giustificare un solo morto – risponde il presidente Anmil Franco Bettoni, che sottolinea quanto i dati siano preoccupanti, in una crisi economica che ha fiaccato il tessuto sociale, e in cui i 1.488 morti per malattia professionale non hanno la giusta attenzione mediatica. “Non è accettabile l’idea che dato che c’è la crisi bisogna chiudere un occhio – rimarca il presidente della Commissione Lavoro alla Camera, Cesare Damiano, che ha redatto, quando era ministro, il testo unico sul lavoro -, e che bisogna già ringraziare di averlo, un lavoro. Non è vero che datore di lavoro e lavoratore sono sulla stessa barca, se non in aziende piccolissime. Questi dati sono un campanello di allarme, perché il calo di questi anni era dovuto anche alla diminuzione di ore lavorate per la crisi”.

 

Il Presidente dell’Inail, Massimo De Felice, mette in guardia sulla lettura dei dati istantanei, che sono ancora da verificare, e potrebbero portare a un sostanziale pareggio rispetto allo scorso anno. Pone invece l’attenzione sull’estrema differenza fra regioni italiane nelle denunce per malattie professionali, in cui Emilia e Toscana hanno numeri maggiori di altre tre insieme. Ricorda la mole di opere realizzate, in collaborazione con  più importanti centri medici, con una rete di alta tecnologia, che ha realizzato migliaia di prestazioni, protesi e riabilitazioni, dall’esoscheletro robotico alla pet therapy. “Altre riduzioni economiche inciderebbero però sull’attività dell’Istituto”, avverte.

 

C’è un tema che attraversa tutti gli interventi: la necessità di modificare la riforma dell’Isee, che ha previsto l’inserimento della rendita Inail nella dichiarazione dei redditi. Con le manifestazioni di oggi Anmil conta di raggiungere le 100 mila firme per la sostenere la petizione ai Presidenti della Camerae del Senato, mentre si attende per il 3 dicembre prossimo (“La giornata della disabilità”, ricorda Bettoni) la sentenza del Consiglio di Stato in merito. “Siamo diventati ricchi per la nostra disabilità, è una cosa assurda – tuona il presidente di Anmil -, dovrebbero riconoscere la natura risarcitoria di questo contributo”.

Un altro aspetto fortemente critico è il reinserimento lavorativo per le persone che hanno subito un infortunio sul lavoro, importante sia sul piano pratico ed economico che su quello della dignità personale: “Torni al lavoro, ma non sei idoneo alla mansione, e finisci per essere licenziato per giustificato motivo – sintetizza Bettoni -. L’unica soluzione è una riqualificazione che permetta di trovare un altro lavoro”. Spiega che per ogni quattro disabili iscritti alle liste di collocamento, uno trova lavoro, ma che se si calcola sui disoccupati in generale, la proporzione diventa di uno ogni 36.

 

L’altro elemento critico viene spiegato dal presidente del Civ Inail, Francesco Rampi: “Le fasi per il nuovo Inail si poggiano sulla prevenzione, le tre ‘R’, ricerca, riabilitazione e reinserimento, ma anche sull’indennizzo: bisogna riallineare le rendite per il danno biologico in modo automatico, come tutte le altre prestazioni sociali, anziché provvedere a stanziamenti straordinari”.

Serenella Fucksia, segretaria della Commissione di inchiesta sugli infortuni sul lavoro del Senato, ricorda come sia cambiata la legislazione sulla sicurezza sul lavoro, dal ruolo puramente sanzionatorio a quello proattivo con la legge 626 e poi il testo unico, il decreto legislativo 81/08, e l’inserimento dell’Anmil nella Commissione permanente. “Sono cambiate le figure, dal medico competente al tecnico per la valutazione di rischio. Bisogna accertare l’esposizione ai cancerogeni, si parla molto di amianto, che dà le sue conseguenze ad anni di distanza, ma è più difficile verificare il rapporto di causa ed effetto sulle sostanze mutagene di oggi, considerati anche i continui cambi nel mondo del lavoro di oggi. Bisogna però capire che investire in sicurezza non è una perdita economica. D’altro canto, nei vari sopralluoghi da noi effettuati, abbiamo visto come i corsi Hccp a Expo siano fatti adesso, in chiusura”.

 

Chiude l’incontro Franca Biondelli, sottosegretario di Stato al ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, che porta i saluti del ministro Poletti, come sono arrivati quelli del presidente della Repubblica, del ministro della salute, del viceministro alla Giustizia, del presidente della Commissione Lavoro del Senato. Ricorda l’importanza del coordinamento fra istituzioni, imprese e lavoratori per realizzare una prevenzione efficace, rimanda alla sentenza del consiglio di Stato per la questione Isee, pur rimarcando le proprie critiche già in altri tempi, e annuncia l’incremento di due milioni e 326 mila euro per il fondo  di assistenza alle vittime sul lavoro.

 

(Elena Filicori)

 

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