REVISIONI COSTITUZIONALI

Di: - Pubblicato: 11 settembre 2015

A cura di Roberto Cenati

Fra mille problemi, di cui si dovrebbe occupare chi di dovere, quelli delle riforme Costituzionali sembrano, a tanti, ben poca cosa. Ma non si comprende che i cittadini non possono consentire di essere privati di una parte della propria sovranità e permettere radicali cambiamenti della Costituzione che, secondo il pensiero dominante, dovrebbe essere adeguata alle necessità del mercato e della competitività.

E’ questa una tesi non lontana da quanto si affermava in un recente documento della banca d’affari Morgan, nel quale vengono espressi quelli che sono i sogni dei finanzieri: uno stato che funzioni come un’azienda, basta quindi, secondo loro, con la divisione dei poteri, con le Costituzioni antifasciste contaminate dalle idee socialiste, basta con le protezioni del Lavoro. Nel nostro Paese, purtroppo, si è già provveduto a smantellare lo Statuto dei lavoratori, con l’abolizione dell’articolo 18, con i controlli a distanza del personale, con il demansionamento. 

Ma l’elemento di estrema gravità, quasi sempre sottaciuto, è costituito dal fatto che le revisioni costituzionali vengono varate da un Parlamento di non eletti, ma di designati dai partiti, grazie ad una legge elettorale dichiarata incostituzionale. In Italia il rischio è che possano saltare gli equilibri costituzionali, ridursi gli spazi di democrazia diretta, con un sistema fortemente maggioritario, un ampio premio di maggioranza e un’elevata soglia di sbarramento, previsti dalla nuova legge elettorale determinando quindi l’allontanamento definitivo da un genuino sistema parlamentare a favore di un indiscutibile rafforzamento dell’esecutivo.