Sanità: I Tempi Di Attesa Sempre Più Lunghi E Costo Del Ticket Troppo Alto

Di: - Pubblicato: 19 novembre 2015

Presentato il Rapporto “Sanità pubblica, accesso privato” realizzato dal Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva. Le segnalazioni arrivate alle sedi locali mostrano come il 25 per cento dei cittadini lamenta tempi di attesa troppi lunghi e ticket troppi alti, mentre il 15,4 per cento è stata vittima di errori diagnostici e terapeutici

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Liste di attesa in aumento, ticket sempre più gravosi e assistenza territoriale in affanno. È quello che emerge dal XVIII rapporto “Sanità pubblica, accesso privato” del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva, presentato questa mattina a Roma. Le segnalazioni raccolte nel 2014 nelle sedi locali del Tribunali sono state oltre 24 mila: un quarto (25 per cento) riguardano le difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie determinate soprattutto da liste di attesa (58,7 per cento) e da ticket troppo caro (31,4 per cento), al secondo posto (15,4 per cento) si segnalano i presunti errori diagnostici e terapeutici, mentre al terzo posto con il 15,3 per cento i cittadini hanno denunciato disagi nell’assistenza territoriale.

Le lunghe liste d’attesa. Le difficoltà maggiori nell’accedere alle cure mediche riguardano le lunghe liste d’attesa: i tempi medi per gli esami diagnostici sono di 13 mesi per una risonanza magnetica, 12 mesi per una mammografia e una Tac. Per quanto riguarda gli interventi chirurgici l’attesa sale a 24 mesi per una ricostruzione mammaria, 10 mesi per una cataratta. Non va meglio per le visite specialistiche: 13 mesi per una visita psichiatrica e 9 mesi per una oculistica. Tempi che rischiano di compromettere il senso stesso dell’ipotesi di prevenzione o di diagnosi tempestiva. La visita intramoenia diventa una scelta obbligatoria: “Ci si abitua a considerare il privato come normali canali di accesso alle prestazioni sanitarie”, ha affermato il coordinatore del Tribunale del malato Tonino Aceti. “In particolare nell’area oncologia si registra un aumento di segnalazioni anche per radioterapia, chemioterapia e accesso ai farmaci oncologici, dal 9,4 al 12 per cento”. Il secondo ostacolo all’accesso alle prestazioni è rappresentato dal problema del costo dei ticket (31,4 per cento delle segnalazioni), considerati una vera e propria tassa sulla salute, un peso sempre più insostenibile per i redditi delle famiglie.  “Con il decreto Appropriatezza e con la revisione del prontuario farmaceutico nazionale si riducono le prestazioni garantite dal Ssn, spostando ancora una volta i costi sui più fragili”, ha continuato Aceti.

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Presunti errori diagnostici e terapeutici: Il 15,4 per cento dei cittadini ha segnalato una presunta malpractice: di questi il 64 per cento ha denunciato errori diagnostici e terapeutici, il 17 per cento ha avuto problemi a causa delle condizioni delle strutture, il 12,7 per cento ha lamentato disattenzioni del personale sanitario, in aumento del 2,3 per cento rispetto al 2013. Il 3,8 per cento, infine, ha denunciato infezioni nosocomiali e il 2,7 per cento sangue infetto. Gli errori più frequenti (59,5 per cento) riguardano l’area dell’ ortopedia, chirurgia generale e oculistica. “Adesso l’onere della prova del danno subito ricade sul cittadino: sarà ancora più complicato avere accesso al diritto per il risarcimento, scaricando, sul soggetto in difficoltà, il peso di dover dimostrare la dinamica dei fatti”, ha spiegato Aceti.

Assistenza territoriale e ospedaliera. Non va meglio l’accesso all’assistenza territoriale e ospedaliera. In particolare i cittadini si vedono negati dai medici di famiglia la visita domiciliare o la prescrizione (25,7 per cento) e hanno difficoltà ad ottenere cure riabilitative (18 per cento). L’attesa per l’accesso al pronto soccorso rappresenta il più rilevanti dei problemi ed è ritenuta eccessiva nel 47,5 per cento dei contatti. Una voce molto importante è quella che si riferisce ai servizi per la salute mentale, con il 13,9 per cento delle segnalazioni. “Sono tre le azioni concrete che si devono mettere in atto subito: il blocco immediato dell’attività libero professionale (intramoenia); garantire l’erogazione di prestazioni anche il sabato e la domenica; prevedere una gestione centralizzata ed informatizzata delle agende di ricoveri e interventi chirurgici”, ha concluso Aceti.

 

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