Simbolismo Alimentare…La Cultura Del Cibo

Di: - Pubblicato: 8 Agosto 2016

foto x art Laura Magni 1Fin dalla nascita il cibo e l’alimentazione ci garantiscono la sopravvivenza non solo rispondendo alla necessità fisiologica di nutrirsi ma anche come primi elementi che permettono di stabilire un contatto con il mondo attraverso una modalità relazionale emotivamente significativa, a partire dall’allattamento.

In nessuna cultura il cibo ha il significato univoco di nutrimento ma possiede una connotazione sociale, psicologica ed emotiva che è sempre utilizzata a scopi comunicativi, identitari e relazionali. Ciò che si mangia, come il cibo viene consumato, i luoghi ed i tempi, la condivisione del momento del pasto. Tutto ciò ha un significato simbolico che comunica qualcosa dell’identità dei commensali, tanto che a seconda delle appartenenze territoriali uno stesso alimento può assumere valori diversi, di tipo arbitrario, ma che fanno parte del nucleo identitario sia collettivo sia individuale.

Ogni cibo è associato ad una “polarità”, ad esempio sessuale o di ceto sociale, per cui esiste una simbologia connotata culturalmente secondo cui un alimento è femminile o maschile, popolare o elitario, e così via. Alcune connotazioni simboliche mutano di pari passo con le modificazioni culturali e altrettante altre restano immutate a fondamento delle culture stesse.

La polarità puro-impuro, fondante la cultura mussulmana ma anche quella ebraica, trova espressione in ciò che è permesso e proibito a tavola: il rispetto della norma alimentare garantisce la coesione sociale e l’identificazione. Secondo il principio di incorporazione “noi siamo quello che mangiamo” e in qualche modo le proprietà dell’alimento che ingeriamo entrano a far parte di noi. La questione dell’impurità è emblema di questa modalità “magica” di pensiero.

L’esperienza del cibo ha la funzione di creare un legame tra individui e si collega alla costruzione della soggettività e dell’appartenenza. Questo è vero a livello della collettività sociale ma anche nei nuclei familiari.

Secondo un’indagine che ha coinvolto coppie miste, le fasi della relazione affettiva si rivelavano anche nelle pratiche alimentari: nel primo periodo del rapporto i partner manifestavano curiosità verso il mondo dell’altro e voglia di sperimentare, mentre successivamente, con il consolidamento del legame, nascevano vere e proprie abitudini alimentari ibride e stabili.

Foto x art Laura Magni 2Nelle famiglie, la condivisione del cibo simbolizza l’esistenza della famiglia stessa, delle relazioni che la mantengono ma anche dei conflitti e delle ostilità, spesso non riconosciute sul piano della coscienza. I disturbi del comportamento alimentare, che esordiscono in giovane età, sono spesso legati a questioni che hanno a che fare con il raggiungimento dell’indipendenza, l’individuazione di sé e la separazione dalla famiglia.

Nelle parole dell’antropologo italiano Franco La Cecla “la cucina è la soglia più accessibile di una cultura”; sia essa una cultura religiosa, sociale o familiare.

Il passato e la tradizione sembrano oggi essere rivalorizzate con il ritorno dei principi della naturalità e del biologico. Da altri punti di vista si osservano tendenze antitetiche: da un lato il consumo “planetario” del cibo spazzatura rischia di appiattire le particolarità delle culture alimentari locali, dall’altro si osserva un crescente interesse per l’esotico, possibile segno dell’incontro tra mondi.

 

Laura Magni, Psicologa