A Mirasole, Dove La Vita “Riparte”, Alle Porte Della Metropoli

Di: - Pubblicato: 22 Apr 2019

Di Filippo Nardozza.

L’Abbazia di Opera è diventata da qualche anno – con Progetto Arca Onlus e Progetto Mirasole Impresa Sociale – una grande casa e un operoso luogo di formazione e lavoro, in pieno Parco Agricolo Sud Milano. Ospita una lavanderia e una cucina industriale, una bottega solidale con prodotti di qualità e presto un bar, spazi verdi da curare e spazi per eventi privati, in un circolo virtuoso che offre occupazione, anche per il vicino carcere di Opera. Un luogo protetto – ma aperto al pubblico e all’Arte – e propositivo, per chi (singoli e famiglie) ha visto la sua vita arrestarsi o prendere direzioni infruttuose. 

L’uomo è come una cassa armonica, in lui risuona ciò che ha intorno. Se entra in un flusso di violenza, questa risuonerà al suo interno. Così accade per la bellezza”. 

E questo, dove discorriamo in un’ampia e soleggiata corte agricola con Alberto Sinigallia – Presidente di Fondazione Progetto Arca Onlus – è decisamente un luogo dove si respira bellezza. 

Nella sua storia lunga otto secoli, l’Abbazia Mirasole (compagna delle altre abbazie che fiorirono nel medioevo nella pianura campestre alle porte del capoluogo lombardo) ha vissuto molte vite, tra abbandoni e rinascite. 

Dal 2016 è risorta nuovamente per diventare – conservando il suo tradizionale fascino di meta per gite in campagna e spiritualità nel silenzio – un pacifico luogo del welfare e della solidarietà, una casa, una comunità, al servizio di persone e famiglie che vogliono rimettersi in gioco e ripartire. Per un periodo limitato di tempo, certo, quello necessario per riacquistare stabilità e autonomia e ricominciare – là fuori – proprio come da DNA del Progetto.

In tre anni – da quando è stato firmato il contratto di affitto trentennale con la Fondazione IRRCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico, proprietaria fin dal 1797 del bene storico – l’Abbazia Mirasole ha visto ruotare tra i suoi spazi e attività unatrentina di persone, grazie alla cooperazione tra Progetto Arca Onlus e Progetto Mirasole Impresa Sociale, che gestiscono in chiave no profit l’anima sociale e l’anima “commerciale” dell’Abbazia.

Al momento ci vivono – in grandi camere che si affacciano direttamente sulla corte all’ombra della chiesa – tre mamme con i loro bambini, che condividono un’ampia cucina, il soggiorno e una stanza giochi per i piccoli, luminosa e colorata. In un’altra ala del complesso, dove si trovano le casette (bilocali su due piani ricavati in quelle che un tempo erano le botteghe dei monaci) vivono poi altri nuclei: due famiglie con bambini (una è un nucleo padre-figlio), una coppia di pensionati, un uomo single. Si tratta in generale di persone segnalate dai servizi sociali dei comuni limitrofi (provenienti da situazioni di disagio abitativo, in attesa dell’assegnazione di una casa popolare) o “agganciate” attraverso le attività che da oltre vent’anni Arca svolge al fianco di persone con fragilità. 

Ma cosa si fa in Abbazia? Le attività lavorative che vi ruotano attorno attraverso l’impresa sociale sono diversificate: c’è una lavanderia industriale per le necessità abbaziali; una cucina industriale da cui escono circa 2.000 pasti giornalieri prodotti per le mense e i dormitori di Milano; una bottega solidale, luogo di incontro e di relax con servizio di caffetteria, dove trovare prodotti selezionati provenienti in parte da altri siti monastici e in parte da cooperative solidali. Naturalmente, poi, anche la gestione del verde abbaziale impiega persone: l’attuale giardiniere viene dal carcere di Opera, con il quale la collaborazione è attiva, e da volontario sta per essere assunto. C’è infine la parte di affitto spazi per congressi ed eventi privati, anche matrimoni, nelle antiche e diversificate sale del complesso.

Chi non è impiegato in stabili attività lavorative aiuta comunque, nell’orto, nel frutteto o nel parcheggio. Come Luigi, 67 anni, qui con sua moglie Teresa. Per 40 anni ha lavorato nell’edilizia, con un’impresa che alla fine è arrivata a contare 40 dipendenti. “Ma con la crisi del 2008 ho perso tutto. Le case dei figli, l’ufficio, la villa dove io e mia moglie vivevamo: in un paio d’anni, il lavoro di una vita è svanito. Oggi siamo in attesa di una casa Aler

L’incontro con l’Impresa Sociale e la possibilità di gestire insieme l’Abbazia ha “intercettato il bisogno di Arca di andare un attimo anche al di là del primo aiuto sempre (prima mission della Fondazione, ndr.) e di trovare nuove vie per l’integrazione sociale. Ci ha permesso di alzare e allargare lo sguardo, anche verso l’Arte, al di fuori dei luoghi ad essa tradizionalmente deputati” racconta Sinigallia.

L’Abbazia Mirasole infatti resta e anzi amplifica la sua funzione di luogo aperto anche all’esterno e in cui portare cultura e nuovo pubblico: nella chiesa dalla semplice facciata quattrocentesca si svolgono sempre più spesso concerti, proprio a supporto delle attività di Arca; e negli spazi abbaziali incontri e conferenze, ma anche ritiri, come quelli degli Scout. 

E non ci si ferma qui. “Entro poche settimane dovrebbe aprire un vero e proprio bar, gestito da detenuti del carcere di Opera (al momento la piccola caffetteria nella bottega solidale è mandata avanti da volontari). C’è poi l’intenzione di aprire anche un ristorante, sperimentando innanzitutto il servizio pranzo, visto che nei dintorni ci sono diverse aziende. Certo, solo per la manutenzione di tutta l’area servono circa 300.000 euro all’anno.” conclude il Presidente di Arca.

Differenti progettualità sono insomma sintetizzate in un’unica proposta, che vede la spiritualità come risposta unificatrice, l’accoglienza come aspirazione di vita e la cultura e il lavoro come strumenti di realizzazione delle aspirazioni umane e sociali. Con quel focus sempre sulla persona, accompagnata – quando pronta a ripartire da sola – anche nella ricerca di un lavoro fuori dall’Abbazia, e nella partecipazione a bandi per una casa.