“Adotta Un Detenuto Per..” Un Incontro Tra Carceri E Università

Di: - Pubblicato: 27 giugno 2016

 

Screen Shot 2016-06-28 at 09.51.32La nascita di un intenso rapporto tra realtà carceraria e mondo accademico, raccontata da Alberto Giasanti, professore presso la Facoltà di Sociologia dell’Università Bicocca.  Il tutto energizzato dal recente progetto “Adotta un Detenuto per Studiare Insieme”: uno studente-detenuto mi scrisse una lettera in cui ironicamente affermava che la società si avviava ad avere un delinquente in meno ma un disoccupato in più. In  modo ironico mi chiedeva “Perché non mi adotta lei?”

 

Come nasce il progetto “Adotta un detenuto…”?

 

Da tempo mi occupo di relazioni con le carceri. Tre anni fa l’Università Bicocca stipula una convenzione con le case circondariali di Regione Lombardia, finalizzata alla formazione di detenuti e operatori. Ciò ha permesso che alcuni corsi universitari si tenessero istituzionalmente dentro il carcere di Opera. Così una trentina di studenti del corso di laurea magistrale in Programmazione e Gestione delle Politiche e dei Servizi Sociali iniziarono a frequentare un corso svolto all’interno del carcere, permettendo ai detenuti di partecipare, senza che fossero necessariamente iscritti all’Università.

All’interno di questo quadro ad un certo punto è emersa l’esigenza da parte dei detenuti di Opera, iscritti a vari corsi di laurea in Bicocca, di essere aiutati nello studio e nel rapporto con l’ambiente accademico, cosa molto difficoltosa da gestire soprattutto per coloro a cui non sono permesse le uscite e che non beneficiano della custodia vigilata. Nasce così l’idea di coinvolgere gli studenti universitari per diventare “tutor” dei carcerati e prende il via il progetto “Adotta un detenuto per studiare insieme”, con il quale per la prima volta è stato realizzato un bando di questo tipo.

 

Quali sono gli aspetti fondanti di questa esperienza?

 

Il progetto ha come elemento centrale il rapporto di studio insieme, quindi costituisce innanzitutto un’esperienza di relazione, oltre che di formazione implicita. Le case di detenzione prevalentemente coinvolte sono quelle di Bollate ed Opera; quest’ultima possiede un’area pedagogica e didattica dove studenti di Bicocca e studenti detenuti si incontrano per studiare insieme. Per permettere un rapporto “uno a uno” il bando è stato aperto a quei corsi di laurea a cui gli studenti detenuti sono iscritti. Sia corsi triennali che magistrali che spaziano da matematica a scienze della formazione, psicologia, sociologia, da giurisprudenza a economia.

Il focus del progetto è senza dubbio l’aspetto relazionale dell’incontro umano, che nell’ “adozione” avviene individualmente mentre nei corsi avviene attraverso il gruppo. Il corso che io tengo all’interno del carcere su Le forme della mediazione dei conflitti pone particolare accento sulla mediazione con se stessi.

 

In quale modo il rapporto studente-detenuto sostiene la mediazione?

 

Bisogna ricordare che il detenuto si trova in una condizione di fragilità.

Il carcere è un luogo di sofferenza e vulnerabilità, soprattutto psicologica, che si collega anche al percorso di responsabilizzazione rispetto al tipo di reato commesso.

Nell’incontro tra studente e studente-detenuto si instaura una relazione tra la realtà esterna e la realtà artificiale del carcere; chi esce dopo anni di detenzione si trova assolutamente spaesato nelle relazioni e nelle nuove configurazioni ambientali. I detenuti affermano che gli studenti rappresentano  la vera realtà, il quotidiano che è loro precluso. Dall’altro lato gli studenti vivono un’esperienza forte, in cui l’incontro con l’altro “cattivo” permette di far cadere gli stereotipi, arrivando a comprendere che i carcerati sono persone come noi. L’incontro interno-esterno è sicuramente molto produttivo per entrambe le parti, esalta le doti di tutti; inoltre la relazione con la dimensione esterna sostiene l’inclusione e diminuisce la recidiva.

 

Quali sono i risultati visibili di questo progetto?

 

Dall’attivazione di tutto questo c’è stata un’accelerazione dei diplomi tra i detenuti. Non percependosi più isolati hanno sentito il desiderio di iscriversi successivamente all’Università; alcuni di loro hanno chiesto un aiuto nello studio per affrontare l’ultimo anno delle scuole superiori. La formazione è un valore aggiunto per il detenuto e lo facilita per ulteriori possibilità future. Alcuni studiano per riempire un tempo vuoto ma la maggior parte ha ricevuto una spinta per proseguire nel proprio percorso di vita.

Dal primo anno di corso è nata una pubblicazione dal titolo “UNIVERSITÀ@CARCERE”, scritto collettivamente dagli studenti di Opera e di Bicocca.

Da poco si è concluso il terzo anno del corso sulla Mediazione dei Conflitti, con grande partecipazione degli studenti universitari e detenuti, che hanno lavorato insieme per la valutazione finale e la realizzazione di uno spettacolo teatrale.

Attraverso tutto ciò la relazione tra carcere e Università sta divenendo sempre più intensa.

 

 

Laura Magni