Amazzonia, Il Racconto Dell’Anno Nero Del Polmone Verde

Di: - Pubblicato: 30 Dicembre 2019

Di Filippo Nardozza.

Negli scatti e nelle parole del fotoreporter bergamasco Lorenzo Zelaschi il bilancio di fine anno, fotografico e testuale, del dramma socio-ambientale che ha coinvolto lAmazzonia (e di conseguenza tutta la Terra) nel 2019. La testimonianza è frutto di un periodo di due mesi vissuto dal reporter nella foresta amazzonica della Bolivia del Nord, in mostra fino all8 marzo prossimo nella bergamasca.

Circa 12 milioni di ettari di foreste bruciati nel 2019. Una perdita di oltre il 17% della superficie del grande sistema ecologico fondamentale per la vita sulla Terra, che rischia di raggiungere il punto di non ritorno del 25%, come spiega il Wwf nel report “Un 2019 di fuoco”, pubblicato in occasione della Giornata mondiale del suolo.

Della catastrofe naturale che ha colpito l’Amazzonia è stato testimone diretto il fotoreporter Lorenzo Zelaschi, 34enne di Alzano Lombardo (Bergamo), che ha trascorso i mesi di settembre e ottobre scorsi nella parte di foresta della Bolivia del Nord, in collaborazione con il Centro Missionario Diocesano di Bergamo. I suoi scatti fotografici si possono vedere fino all’8 marzo 2020 al Museo dei Presepi di Gandino (Bg), all’interno della speciale sezione denominata “Arte del Presepio: Amazonia”.

Le fiamme vengono appiccate per creare spazio per l’allevamento di bovini, con l’obiettivo di fornire proteine animali all’Occidente, hanno trasformato in cenere milioni di ettari di foresta pluviale”, spiega Lorenzo Zelaschi, che è stato ospite nella diocesi del vescovo bergamasco Eugenio Coter. “Nella regione amazzonica della Bolivia del Nord, più precisamente attorno alla città di Cobija, mi sono addentrato per centinaia e centinaia di chilometri senza trovare altro che terre abbandonate. Qua e là spuntano le spoglie di quelli che un tempo erano alberi. Le attività di pascolo e allevamento rendono in pochi anni il suolo infruttifero, secco e arido, desertico. C’è quindi un continuo bisogno di spostarsi, abbattendo altre porzioni di foresta in un circolo vizioso difficile da spezzare”.


Non solo dramma ambientale. In Bolivia Lorenzo Zelaschi (fotografo e storyteller freelance, con un lungo lavoro da graphic designer e videomaker alle spalle, dopo gli studi al liceo artistico e in NABA, Nuova Accademia di Belle Arti) ha toccato da vicino problemi come la diffusissima corruzione e le trasformazioni sociali, ma ha potuto anche sperimentare il forte senso di umanità delle popolazioni indigene. “Attraverso l’utilizzo della fotografia e della scrittura desidero mostrare il mondo per ciò che è, ombra e luce, con uno sguardo però sempre positivo. Credo che mai come ora abbiamo bisogno di storie felici che possano aiutarci a comprendere come dietro ai mali del mondo esiste, è sempre esistita e sempre esisterà una forza benevola. Dal mio punto di vista, lo scopo più alto della creatività e dell’arte è quello di riconoscere e sostenere questa forza”.

“Utilizzo la fotografia – conclude Lorenzo Zelaschi – come strumento per condividere la modalità visuale con la quale percepisco il mondo, e come un ponte per entrare in contatto con la gente, scoprire il nostro bel pianeta e rendere visibile la seguente verità: ciò che ci distingue risiede in noi ad un livello molto superficiale, mentre ciò che ci accomuna dimora nel profondo e ci definisce come esseri umani. Scrivo per corredare le immagini, accentuarne la poesia e la capacità comunicativa, là dove la parte visiva con tutta la sua potenza non può arrivare”.

Per maggiori informazioni sull’attività di reporter di Zelaschi – che sta per intraprendere la documentazione dell’iniziativa “Zero plastica in mare” promossa da Legambiente e BNP Paribas – è possibile visitare www.zelaschiphotography.com.