Assistenza educativa, Milano condannata per discriminazione

Di: - Pubblicato: 12 giugno 2017

Sentenza del Tribunale di Busto Arsizio, che ha riconosciuto la discriminazione indiretta ai danni di uno studente con disabilità. In base al proprio piano educativo, aveva diritto a 15 ore settimanali di assistenza a scuola, ma la Città Metropolitana li ha assegnato un numero inferiore di ore. Plaude Ledha: “E’ la prima condanna a Milano per mancata erogazione del servizio”.

Ridurre o negare il servizio di assistenza educativa agli studenti con disabilità è “discriminazione”: lo ha stabilito il Tribunale di Busto Arsizio, condannando la Città Metropolitana di Milano per non aver assegnato a uno studente le 15 ore di assistenza a cui aveva diritto, in base al proprio piano educativo.

Plaude Ledha a questa decisione esemplare: “Si tratta di una sentenza importante perché è la prima condanna a Città Metropolitana per la mancata erogazione del servizio di assistenza educativa. Ed è una condanna per discriminazione”, spiega Laura Abet, avvocato del Centro antidiscriminazione di Ledha. E ricorda: “In una situazione di grande caos, che si trascina da molti mesi, sul tema dei servizi per l’inclusione scolastica degli alunni e studenti con disabilità, la Città Metropolitana di Milano è tenuta a erogare questi servizi. Nello specifico si tratta dell’assistenza alla comunicazione, dell’assistenza ad personam, degli ausili tiflo-didattici e del servizio di trasporto. Servizi che, a partire dall’anno scolastico 2017/2018, saranno in capo a Regione Lombardia”.

Per il giudice di Busto Arsizio, la Città Metropolitana ha commesso discriminazione indiretta: dal momento che il diritto all’istruzione per le persone con disabilità “si configura come un diritto fondamentale – scrive il giudice nella sentenza – la cui fruizione è assicurata tramite misure di integrazione e sostegno idonee a garantire ai portatori di handicap la frequenza degli istituti d’istruzione”, la scelta dell’amministrazione di ridurre le ore di assistenza rappresenta una forma di discriminazione indiretta, vietata dalla legge 67 del 2006”. Tale scelta ha riguardato non solo il caso di Busto Arsizio: complessivamente, le più di 30 famiglie assistite dal Centro Antidiscriminazione di Ledha hanno presentato cinque ricorsi per ottenere l’assistenza educativa per i propri figli. Ma solo nel caso di Busto Arsizio si è arrivati a sentenza in tempi rapidi. In tutti gli altri casi, la decisione di Città Metropolitana di chiamare in causa Regione Lombardia ha provocato un allungamento dei tempi e il rinvio delle udienze anche di molti mesi. In un caso addirittura a settembre, all’inizio del nuovo anno scolastico.

“Siamo soddisfatti di questa sentenza. Tuttavia, siamo convinti che arrivare davanti ai giudici per affermare il diritto degli alunni e studenti con disabilità a frequentare la scuola rappresenti, in un certo senso, una sconfitta – commenta Alberto Fontana, presidente di Ledha -. Ci auguriamo che non sia più necessario presentare questi ricorsi. I diritti soggettivi degli alunni con disabilità devono essere rispettati da tutti: Regione, Ats e Comuni, in base a quanto previsto dalla nuova normativa che entrerà in vigore con il prossimo anno scolastico. In caso contrario, Ledha continuerà a tutelare, nelle sedi opportune, i diritti degli alunni e studenti con disabilità”.

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