Bidelli E Supplenti Insospettabili: La ‘Ndrangheta Entra Nelle Scuole Milanesi

Di: - Pubblicato: 7 gennaio 2016

La denuncia viene da Nando Dalla Chiesa, presidente del Comitato antimafia. Chiamato dalla Commissione del Consiglio regionale per parlare delle infiltrazioni nel sistema sanitario lombardo, ha rivelato anche questo aspetto finora inedito della criminalità organizzata

 

La ‘ndrangheta sta cercando di infiltrarsi nelle scuole, private e pubbliche, di Milano e Lombardia. E nelle università. Lo fa piazzando qualche bidello o supplente all’apparenza insospettabili. La denuncia viene da Nando Dalla Chiesa, presidente del Comitato antimafia di Milano. Chiamato dalla Commissione antimafia del Consiglio regionale per parlare delle infiltrazioni nel sistema sanitario lombardo, ha rivelato anche questo aspetto finora inedito della criminalità organizzata. “Mi è stato confidato da alcuni insegnanti e dirigenti, di più non posso dire”. E aggiunge, amaramente: “Si fanno incontri nelle scuole per educare i ragazzi a denunciare gli atti di bullismo, ma poi i docenti non hanno il coraggio di sottoscrivere una denuncia contro la ‘ndrangheta”. Ma perché le cosche sono ora interessate alle scuole? “Ci sono molteplici interessi: dalla fornitura di servizi alla gestione dei bar interni. E poi permette un controllo sul mondo dei giovani. Le mafie non mirano solo a fare soldi, ma anche a creare legami, rapporti sociali, connivenze. Hanno una capacità incredibile di penetrare nella società”.

 

La ‘ndrangheta ha bisogno di diplomati e laureati. “Un infermiere affiliato che viene assunto in un ospedale è oro per i boss -sottolinea Dalla Chiesa-. Perché permette contatti con l’ambiente medico. Può quindi influenzare perizie in caso di processi ai capi delle cosche, oppure la partecipazione agli appalti”. Non solo. Secondo il presidente del Comitato antimafia “la ‘ndrangheta sta cercando di allevare medici nelle facoltà lombarde”. “C’è il rischio che certi personaggi arrivino alla laurea senza aver mai sostenuto esami. E questo non lo fanno nelle università calabresi dove potrebbero destare sospetti, ma in quelle lombarde”. Lo stesso rischio c’è anche negli istituti privati “che permettono il recupero degli anni scolastici delle scuole superiori”. La soluzione? “Occorre imparare a ragionare con la stessa mentalità dei boss -sottolinea-. Solo così è possibile riconoscere quando c’è un tentativo di infiltrazione. E vigilare costantemente: sulle assunzioni, sulle richieste o offerte di favori, su come vengono redatti i bandi”. (dp)

 

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