Camera, Boldrini: dalle periferie un segnale di buona politica

Di: - Pubblicato: 24 luglio 2017

“Dalle periferie un segnale alla buona politica”. La presidente della Camera Laura Boldrini riceve a Montecitorio i rappresentanti delle associazioni di Quarto Oggiaro, il quartiere di Milano considerato un tempo un ghetto del capoluogo lombardo..

 

Dalle periferie un segnale alla buona politica“. La presidente della Camera Laura Boldrini riceve a Montecitorio i rappresentanti delle associazioni di Quarto Oggiaro, il quartiere di Milano considerato un tempo un ghetto del capoluogo lombardo e oggi modello di trasformazione per altre periferie. Sessantamila abitanti, meta dell’immigrazione meridionale prima e multietnica poi, Quarto Oggiaro vive una vera e propria rinascita testimoniata alla Camera dalle associazioni presenti all’incontro con la presidente: da Save the Children a Spazio Agora’, alla fondazione Perini, la Quarto Oggiaro vivibile, Scuola Graf, Arci Itaca, Acli e Social Life.

Per Boldrini, che l’aveva visitata lo scorso 14 novembre, con Quarto Oggiaro si chiude un cerchio: quello che l’ha portata nelle principali periferie cittadine (da Zen a Palermo, a Librino di Catania, a Scampia, Corviale e Tor Bella Monaca) e che ha visto i protagonisti di tutte quelle aree ricambiare con una visita a Montecitorio. “Segno di un confronto che deve continuare. Perche’ cittadini e politica devono stare dalla stessa parte. E insieme si vince”, dice Boldrini salutando la numerosa delegazione.

Periferia in trasformazione. “Quando sono venuta in visita, ho pensato fosse un quartiere residenziale. Anche l’architettura e’ diversa da quella delle altre periferie. Certo bisogna combattere la solitudine e favorire l’aggregazione, ma ci sono le condizioni per viverci bene”, spiega la presidente della Camera. Molto puoi’ fare anche il sistema dei media. Perche’ il ‘buono’ che c’e’ a Quarto Oggiaro finisce nel cono d’ombra, mentre in piena luce finisce per risaltare il fatto di cronaca, magari isolato. “La conseguenza e’ la rappresentazione in negativo della vita di quartiere. Se il sistema mediatico non ritiene interessanti le innovazioni sociali, condanna all’invisibilita’ il cambiamento”, aggiunge Boldrini osservando che e’ esattamente il contrario di quanto la presidenza della Camera si prefigge.

Conflitto, non odio. “Montecitorio e’ il palazzo della democrazia. Qui politica e societa’ civile si incontrano. E’ casa vostra. Il cambiamento, il riscatto di un quartiere puo’ anche passare per il conflitto, e’ naturale che sia cosi’. Ma l’importante e’ che non trascenda nella violenza, nell’odio e nell’aggressivita’ perche altrimenti siamo fuori dal confronto democratico”, aggiunge la presidente che annuncia che “tra pochi giorni sara’ reso pubblico il rapporto sul ‘discorso d’odio’ nel nostro paese”, a cui ha lavorato la commissione voluta proprio dalla presidente della Camera. “Si stanno contaminando i rapporti tra istituzioni con modalita’ non assenti nelle aule parlamentari. Verrano rivolte raccomandazioni alla politica. Voi- dice Boldrini agli ospiti- siete esempio di come ci si possa confrontare senza trascendere. Questa e’ la casa della democrazia e noi vogliamo rappresentare tutto il paese. Per questo e’ importante che quello che accade qui dentro sia ponderato. Perche’ se qui dentro le cose scivolano e non vengono rispettate le modalita democratiche e regolamentari, non ci si puo’ lamentare se poi fuori le cose vanno allo stesso modo”.

La Camera cambia, non si arrocca. Anche Montecitorio cambia. Non esiste, spiega Laura Boldrini, l’istituzione arroccata da una parte e la societa’ civile dall’altra. “In questa legislatura abbiamo fatto risparmi di spese senza precedenti, da 350 milioni di euro. I cittadini spesso non lo sanno perche’ ai fatti positivi non viene dato risalto. E lo stesso vale per il codice deontologico dei deputati, per la regolamentazione dei lobbisti, l’abolizione dei vitalizi ai parlamentari condannati per reati gravi”. La Camera dei deputati ha ascoltato la societa’ civile ed e’ uscita dal palazzo per andare in particolare nei luoghi difficili in cui lo stato viene messo in discussione. “Che poi sono i territori in cui si chiede piu’ stato. Bisogna valorizzare chi si adopera per il bene comune. La politica deve imparare a tradurre le istanze espresse dalla societa’ civile in azione, in atto concreto. E rimuovere i vincoli, a livello centrale e europeo, che tagliano le risorse. Ma noi stiamo dalla stessa parte. Non esiste un’istituzione arroccata e una periferia abbandonata. E un dialogo che deve andare avanti. A Quarto Oggiaro come a Scampia”. (DIRE)

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