Carceri A Milano, Il Bilancio: Situazione Migliorata, Ma Ancora Gravi Problemi

Di: - Pubblicato: 25 Marzo 2016

Al termine del mandato la garante Alessandra Naldi traccia il quadro delle condizioni negli istituti della città. Non c’è più il problema del sovraffollamento. I detenuti però hanno difficoltà ad accedere alle cure. E chi sconta la pena all’esterno non è seguito per mancanza di personale. Alto il rischio di recidiva e di tornare in cella

La situazione nelle carceri di Milano è migliorata negli ultimi tre anni, ma non mancano gravi problemi, in particolare a San Vittore. Un detenuto su quattro che si è rivolto al Garante dei detenuti lo ha fatto per problemi legati alla salute. Non riesce a farsi curare. È quanto emerge dalla relazione di Alessandra Naldi, giunta al termine del suo mandato di Garante nei quattro istituti milanesi: San Vittore, Bollate, Opera e il minorile Beccaria. Nella relazione presentata oggi a Palazzo Marino alla sottocommissione Carceri, sottolinea come “il sovraffollamento carcerario non è un problema risolto, ma i dati drammatici di carceri – tra cui quello milanese di San Vittore – con un numero di persone detenute più del doppio di quante se ne potrebbero umanamente tollerare sembra ormai un ricordo del passato”. Ora sono molto di più coloro che non entrano in carcere, grazie alla detenzione domiciliare, alla messa alla prova e ad altre misure alternative. Il rischio, però, è che la scarsità di risorse destinate all’esecuzione penale esterna renda poco efficace queste misure: a Milano ci sono persone “sottoposte alla detenzione domiciliare quasi mai seguite adeguatamente dagli Uffici di esecuzione penale esterna” per scarsità del personale. La probabilità di una loro recidiva in queste condizioni è alta e potrebbero presto tornare in carcere. “A fronte dei quasi 3miliardi all’anno che lo Stato italiano spende per il sistema penitenziario -scrive Alessandra Naldi-, le risorse ordinarie destinate al funzionamento degli Uffici di esecuzione penale esterna ammontano a meno di 500mila euro, con un’integrazione straordinaria nel 2015 di altri 500mila euro per gestire l’ampliamento del sistema penale non detentivo e l’introduzione del nuovo istituto della messa alla prova”.

Nei tre anni di mandato, sono 315 i detenuti che si sono rivolti al Garante dei detenuti di Milano. “Per ricevere e rispondere a queste richieste di intervento abbiamo registrato finora 1667 azioni tra segnalazioni o richieste ricevute (lettere, mail, telefonate, domandine con richieste di colloquio,…) e interventi attivati dall’Ufficio (comunicazioni, colloqui, incontri di gruppo…). Si tratta di un dato sicuramente in difetto poiché non sempre si tiene puntualmente traccia di tutto quello che si fa, soprattutto quando si tratta di telefonate, contatti informali o scambi via mail con gli operatori coinvolti nella soluzione di situazioni individuali magari anche molto complesse”. Le richieste di aiuto provengono soprattutto dai detenuti di San Vittore (45%), seguite da quelli di Opera (circa il 23%) e di Bollate (11%). Non poche le richieste di aiuto che arrivano da carceri non milanesi (circa il 10%) o da persone non sottoposte a provvedimenti detentivi (quasi il 7%). “In quasi un quarto dei casi dietro alle richieste di aiuto c’è un problema di accesso al diritto alla salute: sono infatti circa il 24% delle problematiche censite, a cui si affianca un altro 3% di problematiche espressamente legate a questioni di salute mentale -sottolinea Alessandra Naldi-. Quasi il 16% dei nostri utenti invece ha problemi di tipo abitativo, dato che comprende sia le richieste di aiuto per le procedure di accesso all’edilizia popolare che situazioni più drammatiche e urgenti quali la necessità di trovare un tetto dove andare a dormire al momento della scarcerazione o fronteggiare uno sfratto per persone sottoposte a misure penali presso il proprio domicilio. Seguono, nelle problematiche espresse dalle persone che si rivolgono all’Ufficio, questioni più tipicamente ‘da Garante’, come quelle legate al trattamento detentivo (12%) o ai trasferimenti da un carcere a un altro (11%)”.

Se negli istituti di Opera e Bollate la situazione è migliorata e accettabile, i problemi più gravi permangono a San Vittore. Soprattutto per quanto riguarda l’igiene e la manutenzione dell’antico edificio. “La situazione attuale è la naturale conseguenza del blocco della ristrutturazione a rotazione dei raggi del carcere e dell’assenza di investimenti per procedere all’adeguamento strutturale e al rinnovamento degli spazi in cui detenuti e agenti passano le loro giornate. Non si può giustificare la criticità delle condizioni strutturali e igieniche dei reparti sulla sola base della vetustà dell’istituto, come dimostra il fatto che singole sezioni che hanno usufruito negli anni di lavori di ammodernamento e di risistemazione (si veda ad es. il reparto “La Nave” all’ultimo piano del terzo raggio) non manifestano le stesse criticità del resto del carcere. Risollevare il dibattito, che auspicavamo ormai chiuso, su un ipotetico spostamento del carcere non fa altro che offrire ulteriori alibi per il rinvio dei lavori necessari”.

C’è poi il grave problema a San Vittore delle condizioni del Centro clinico e del reparto destinato all’osservazione di persone che manifestano particolari problemi di ordine psichiatrico (Conp/Centro di osservazione neuropsichiatrica). “Barriere architettoniche, campanelli d’allarme inesistenti, dotazioni in pessime condizioni perché vecchie o mal tenute, assistenza medica e infermieristica insufficiente per far fronte agli effettivi bisogni” sono solo alcune delle carenze. E nel reparto psichiatrico (il Conp) la cella che ha il letto di contenzione è in pessime condizioni, con materassino e cinghie sporche di sangue. (dp)

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