Casa Emergency A Milano, Messaggio Di Pace E Speranza

Di: - Pubblicato: 18 settembre 2017

Di Mattia Cavalleri

 

Il 14 settembre ha aperto a Milano Casa Emergency, la nuova sede dell’organizzazione umanitaria nata nel 1994 proprio nel capoluogo lombardo. Casa Emergency nasce come un luogo aperto a tutti con spazi per iniziative culturali e sociali. Per inaugurare la nuova sede l’organizzazione ha promosso 3 giorni di festa, con musica, bancarelle e mostre fotografiche. Presenti ovviamente Gino Strada, fondatore di Emergency e Rossella Miccio, presidentessa di Emergency.
Tanti i volontari pronti ad aiutare, tra di loro anche Massimo Malara, coordinatore dei volontari di Emergency Milano, che si è reso disponibile per un’ intervista.

Massimo Malara

In un periodo come quello che stiamo vivendo, in cui odio e razzismo sembrano predominanti, apre “Casa Emergency” a Milano. Quali sono i suoi obiettivi e perché nasce?

Il clima a Milano, così come in tutta Italia, sta cambiando parecchio. Ricorderete ad esempio circa un anno fa, in occasione dell’ episodio della caserma Montello dove vennero ospitati alcuni profughi e di come le associazioni del territorio siano accorse subito e in massa ad affrontare l’ ondata xenofoba di Lega Nord e Casapound che proprio in quegli stessi giorni manifestarono sotto la caserma con l’obiettivo di negare l’accesso nella struttura ai migranti. Ad oggi non mi sento di dire che sarebbe così facile contrastare questi episodi di razzismo. È importante che esistano associazioni come Emergency e come tante altre che fanno sentire una voce diversa dal frastuono xenofobo che quotidianamente siamo costretti a subire.

Da qualche anno Emergency opera anche sul territorio italiano con le sue attività mediche. Come sta andando questo progetto?

Con il progetto “Programma Italia” sono già  11 anni che operiamo sul territorio italiano. Programma Italia nasce nel 2006 a Palermo, quando c’erano già migranti che arrivavano sulle nostre coste, anche se ancora non si parlava di emergenza. Ci siamo sentiti in dovere di colmare qualche lacuna del sistema sanitario. Il progetto è cresciuto tantissimo, adesso ci sono poliambulatori sparsi su tutto il territorio: Palermo; Latina; Castel Volturno; Napoli; nelle campagne calabresi e pugliesi; fino ad arrivare in Veneto, a Marghera. Il sistema sanitario italiano era uno dei migliori, forse lo è ancora per i principi che lo sostengono, ma ha tante lacune. Noi veniamo incontro a quelle persone che restano fuori da alcune dinamiche del sistema sanitario, come i senza fissa dimora e i migranti che ancora non conoscono bene i propri diritti.

Il tema dell’immigrazione è un tema centrale in questo periodo. Cosa sta sbagliando l’Italia e, più in generale, l’Europa nella gestione dei flussi migratori? E cosa si dovrebbe fare per migliorare la situazione?

Il problema dei governi europei è che la responsabilità è scaricata sui migranti che scappano da situazioni difficilissime, come dalla guerra e dalla fame. Se la soluzione è stoppare, limitare, nascondere le persone, ci stiamo concentrando sulla strada sbagliata. In Libia ci sono delle vere e proprie carceri, noi ci siamo stati per ben 2 volte e abbiamo visto con i nostri occhi cosa significa sovvenzionare a vuoto delle strutture che sono lì per sottrarre i diritti umani. Concentrandoci sul problema sbagliato, rischiamo di sbagliare anche la soluzione.

Quali sono i progetti realizzabili in un futuro prossimo da Emergency, sia sul suolo italiano che all’estero?

Stiamo costruendo un ospedale pediatrico di eccellenza in Uganda. Sarà la seconda struttura ospedaliera di Emergency in Africa, la prima è il centro Salam di cardiochirurgia in Sudan, che per 10 anni ha lavorato operando quasi 5 persone al giorno e ha insegnato anche alle autorità africane l’ importanza di sovvenzionare progetti di questo tipo. Il governo ugandese è infatti il primo a finanziare e sostenere un progetto di Emergency, ancor prima che questo venga costruito, proprio grazie all’esempio dato dal centro Salam in Sudan.

In Italia dalla politica arrivano sempre più spesso messaggi di odio e razzismo, portando così l’opinione pubblica ad aver paura del prossimo. Qual è il messaggio di Emergency?

Il messaggio è di non fidarsi di chi sparge odio, ma di capire le situazioni per quello che sono. Guardare in faccia gli eventi che si susseguono e non affidarsi a manifestazioni culturali  il cui fine è quello di seminare paure infondate e odio razziale senza trovare nessun tipo di soluzioni: questo è quello che facciamo da sempre, sia l’associazione che noi volontari.