Case Popolari, A Milano E’ Vera Emergenza

Di: - Pubblicato: 25 Ottobre 2016

Intervista a Laura Boy del collettivo AldoDice 26×1

 

Laura ormai è qualche tempo che avete occupato lo stabile nel quartiere di Corvetto, come vi siete organizzati? Quante famiglie sono ospitate attualmente?

Ad oggi siamo 72 nuclei familiari, ci sono quasi 200 persone tra cui circa un’ottantina di minori e due donne in stato interessante. Il progetto sta andando avanti nella stessa maniera, con qualche comodità in più rispetto a dove eravamo prima (palazzo ex Alitalia Sesto San Giovanni). Stiamo facendo ripartire tutti i corsi, per esempio quello di teatro è già ripartito con nuovi attori. Qui abbiamo degli spazi  comuni diversi: c’è la trattoria sociale, abbiamo uno studio di registrazione, una palestra e stiamo facendo un’aula dedicata allo studio.

il nuovo sindaco di Milano Giuseppe Sala in campagna elettorale ha messo al primo punto del suo mandato la questione case popolari, dichiarando in diverse occasioni di voler rivedere la gestione degli alloggi popolari e un’attenta riqualificazione dei quartieri periferici della città spesso dimenticati dalle istituzioni: come valuti sin qui l’operato della nuova giunta?

Non ero a conoscenza di queste dichiarazioni perché non ho appoggiato la giunta Sala, quindi non ho neanche ascoltato quello che prometteva in campagna elettorale. Sta di fatto che i risultati sono altri: gli sgomberi vanno avanti, non valutano le reali situazioni e sgomberano ancora persone in stato di necessità. Che poi  su 10 sgomberi, 3 o 4 sono dovuti, ci può anche stare, però non sono ammessi sgomberi come quelli che stanno avvenendo nell’ultimo periodo. Le periferie vanno vissute, hanno un loro perché: con alcuni quartieri è stato fatto un ottimo lavoro con la giunta precedente, ma questo grazie a dei consiglieri di zona che erano aperti e si interfacciavano con i sindacati, i comitati e con i cittadini. Un cambiamento che ho visto rispetto alla  giunta precedente è che quest’anno ad agosto non hanno sospeso neanche gli sfratti. Per il primo anno dopo non so quanti, eseguivano gli sfratti anche ad agosto, senza dare soluzioni alternative. C’è una famiglia che abbiamo ospitato ormai da due anni e da un anno e mezzo aspetta l’assegnazione della casa. Penso che due anni di strada, perché questo gli è stato offerto, siano sufficienti. Un anno e mezzo per un abbinamento è troppo, anche se si tratta di un nucleo numeroso, perché non è vero che non ci sono case grandi. Non le hanno ristrutturate? Faccio un esempio concreto, è stato effettuato da pochi giorni uno sgombero che  sarà costato minimo 10.000 euro al Comune di Milano, con quel costo almeno 4 appartamenti li ristrutturavi. Continua a mancare la volontà politica: le parole sono tante e belle, però di concreto c’è poco.

Cosa vorresti che facesse il Comune di Milano per garantire gli alloggi alle famiglie che ne hanno bisogno?

La prima cosa che dovrebbero fare è la sospensione immediata degli sfratti. Il Comune in questo momento ha le strutture tutte piene con dei costi allucinanti per i contribuenti. Se si considera che una famiglia numerosa in una struttura costa centinaia di euro al giorno, anche un accordo con le proprietà per tenere le persone negli appartamenti, con un rientro economico da parte del comune per il proprietario,  sarebbe un  risparmio. Avvengono decine di sfratti e sgomberi ogni giorno. Il problema è che anche il Comune di Milano in questo momento non ha più nessuna soluzione da  dare.

Quanti alloggi popolari ci sono, liberi o da ristrutturare a Milano che non vengono consegnati alle famiglie in lista per la casa?

Sono circa 10.000 tra Aler e Comune. La cosa assurda è che si parla dell’area decadenza, per cui i cittadini con un certo reddito dovrebbero lasciare gli appartamenti ed è anche giusto. Ma la persona che è in area decadenza, occupa circa 10 morosità di quelle delle aree protezione. Non dimentichiamo che c’è chi non si può permettere neanche di stare nella classe A1. Tipo un’anziana con una pensione sociale in un condominio misto avrà anche 20 euro di affitto, ma se poi ha 200 euro di spese e ne prende 250 di pensione, non è in grado di vivere.
Comunque ora sbattere fuori un cittadino che è in area decadenza, vorrebbe dire accodare un altro alloggio ai 10.000 sfitti, perché sicuramente non viene ristrutturato e riassegnato domani. Sgomberare l’occupante per necessità o sfrattare un inquilino in area decadenza per lasciare altri alloggi vuoti, non ha senso logico.

Cosa significa per te AldoDice 26×1? 

È  una parte molto importante della mia vita.  Questa è stata una fase di crescita. Negli anni passati non abbiamo avuto questa emergenza abitativa,  è iniziata da circa  4 anni, e negli ultimi 3 è stata devastante. Con questa situazione diciamo che mi sono quasi sentita obbligata a fare questo passaggio. “Aldodice 26×1” nasce da un progetto molto più in là degli anni, dai “Clochard alla riscossa”. Loro sono partiti con i senza tetto, ma di fatto ora per i senza tetto qualcosa in più funziona: prima non c’era proprio posto per loro, erano per strada e i posti in dormitorio non erano più di 400. Adesso sono 2700. Dopo un aumento così non aveva più senso proseguire in quella direzione, quindi si è modificato leggermente il progetto e ci siamo spostati sull’emergenza abitativa. A Milano ci sono 70.000 alloggi vuoti e non parliamo solo di piccoli proprietari, ma banche, hotel. È una guerra tra poveri inutile perché gli alloggi disponibili potrebbero risolvere il problema. La comunità non deve essere una soluzione neanche per gli sfrattati perché non si può disgregare una famiglia, lasciando magari padri di famiglia in giro per la strada.

 

 

Di Marco Feliciani e Mattia Cavalleri