CENTRO D’ACCOGLIENZA BEATA VERGINE ASSUNTA

Di: - Pubblicato: 7 agosto 2015

CENTRO D’ACCOGLIENZA BEATA VERGINE ASSUNTA: UN LUOGO DOVE CI SI SENTE PROTETTI

La Casa della Carità ancora una volta ha provveduto a portare la sua esperienza dell’accoglienza fuori Screen shot 2015-08-07 at 11.22.38dalle mura della propria sede, coinvolgendo il territorio milanese. La fondazione quest’anno ha trovato una forte disponibilità nella parrocchia della Beata Vergine Assunta di Bruzzano, quartiere a nord di Milano, che ha messo a disposizione, dal 24 luglio al 30 agosto, circa 90 posti letto per l’accoglienza dei profughi, in fuga da guerre e disperazione. Dopo la chiusura per il periodo estivo delle attività parrocchiali e oratoriali, sono stati accolti i migranti, in maniera temporanea e totalmente gratuita. “Il progetto di accoglienza, approvato dalla diocesi di Milano è realizzato con la collaborazione del Comune di Milano e la Prefettura di Milano e non prevede nessuna convezione né lo stanziamento di fondi appositi da parte delle istituzioni cittadine”, spiega Don Paolo della parrocchia Beata Vergine Assunta. L’accoglienza, infatti, è finanziata totalmente dalla Casa della Carità che ha messo a disposizione diverse figure professionali come mediatori culturali e operatori di settore, che ogni giorno si prendono cura dei migranti, uomini donne e bambini. I profughi passati nel centro di accoglienza di Bruzzano, ad oggi, sono circa 150, tra nigeriani, eritrei e siriani. Tra i tanti profughi del centro, abbiamo raggiunto la testimonianza di G.I.P. giovane nigeriana fuggita dalla disperazione della fame e della guerra.

Dopo essere fuggita dalla Nigeria, ho vissuto per un breve periodo in Libia, lì avevo molta paura a Screen shot 2015-08-07 at 11.22.46causa della guerra, c’erano sempre i bombardamenti. Muoversi in Libia era molto difficoltoso, perché ad ogni angolo di strada c’erano soldati che sparavano.

Cosa ti ha spinto a venire in Italia?

In Libia non vivevo più per il terrore della guerra e allora ho deciso di venire in Europa e precisamente qui in Italia,per cercare un posto sicuro. Ai soldi non penso, spero solo di trovarmi un lavoro che possa farmi guadagnare il minimo per poter mangiare e sopravvivere.

Hai attraversato un lungo e faticoso viaggio..

Sì, sono partita dalla Libia con un barcone, il viaggio non è stato lungo, circa due giorni di navigazione, il problema era il cibo e l’acqua che mancavano e poi eravamo tantissimi, tutti appiccicati l’uno all’atro, in una barca piccolissima, avevo una sensazione terribile, di soffocamento..

Quali sono le tue speranze e i tuoi desideri ora che sei in un posto sicuro?

Le mie speranze sono quelle di poter restare in Italia, di trovare un lavoro e di vivere finalmente una vita dignitosa. Sono una donna positiva, spero di riuscire a realizzare i miei sogni da giovane donna libera.

Un lavoro prezioso è soprattutto quello dei mediatori culturali, abbiamo raccolto la testimonianza di Silvia Antenucci, giovane mediatrice culturale della Casa della Carità.

Il lavoro in un centro di accoglienza è molto impegnativo, soprattutto sotto il profilo psicologico, vedere tutti i giorni arrivare persone e bambini bruciati sulla pelle per via del viaggio sul barcone, stanchi, spaventati e in balia di un futuro incerto, ha sicuramente un impatto emotivo pesante, ma è un lavoro stimolante, aiutare queste persone, anche solo preparagli i letti, ti fa sentire bene. Nella parrocchia di Bruzzano siamo tre operatori, ma la cittadinanza ha risposto alla grande e, giorno dopo giorno, hanno bussato alla porta tanti cittadini per dedicare del tempo a queste persone e, ad oggi, i volontari presenti nel centro sono più di 130, ci aiutano in cucina, ci portano i vestiti, ci aiutano a fare le pulizie e molto altro ancora e l’accoglienza va avanti soprattutto grazie all’aiuto di questi volontari.

Marco Feliciani