Centro sociale Lambretta: un prezioso aiuto ai tempi del corona virus

Di: - Pubblicato: 18 Maggio 2020

Centralino per pacchi viveri e pasti caldi 02.40705564

Intervista a Fabrizio Ungaro della brigata Lena-Modotti.

A cura di Claudia Notargiacomo

Buongiorno Fabrizio, ti chiedo di raccontarmi chi siete e in quanti vi state attivando per l’emergenza Covid-19

Fin dai primi giorni di emergenza si sono riunite negli spazi del Lambretta di via Edolo due realtà: il collettivo universitario Fuori Luogo e appunto il collettivo Lambretta. A risiedere qui e ad adoperarsi per gestire la consegna pacchi viveri siamo circa in dieci.

Quale tipo di obiettivo si era posto il collettivo quando si è inserito nel territorio e cosa avete progettato per affrontare le conseguenze di questa situazione che ha visto esplodere una crisi sociale ed economica gravissima?

All’inizio l’idea era stata quella di inserirsi in zona attraverso iniziative di varia natura, per esempio un mercatino di frutta e verdura aperto al quartiere, un pub che facesse da riferimento, oltre a progetti di respiro più internazionale. Ora ci siamo riorganizzati per essere attivi rispetto alle necessità contingenti, abbiamo attivato pratiche di mutuo soccorso, sia in zona 2 che in zona 3 con la quale storicamente abbiamo sviluppato relazioni intense con gli abitanti. Molte sono le persone che non possono uscire di casa e noi provvediamo a recapitare loro il necessario, grazie alla sinergia con ristoratori della zona e alle donazioni di altri cittadini. Quello che facciamo è distribuire pacchi viveri e pasti caldi, ma anche le pizze donate da chi ha deciso di partecipare con la propria attività a questa importante azione sociale. Siamo in contattato con molti senza fissa dimora e, grazie al canale Croce Rossa, con altre realtà bisognose di supporto.

Chi sono le persone che hanno bisogno? Quali prodotti consegnate?

Molti anziani e persone che hanno perso il lavoro a causa dell’emergenza o che si trovano in una situazione di indigenza a prescindere dall’emergenza. Di fatto ci sono molte famiglie e singoli che non possono acquistare cibo quindi, attraverso un centralino che smista le richieste di tante zone, cerchiamo di rispondere a tutte le esigenze.

In principio si trattava di pizze offerte dalla pizzeria San Mina di via Edolo, per esempio, poi si sono aggiunti i pacchi viveri e successivamente siamo riusciti a garantire pasti caldi, grazie sempre al supporto di realtà che si sono dimostrate disponibili come il ristorante Rob De Matt di zona Dergano.

In quale modo vi raggiungono i cittadini che necessitano di beni primari? Chi non ha accesso ai social o alla comunicazione digitale come viene a conoscenza della vostra realtà?

Molto importante certamente è la piattaforma del Comune di Milano “MilanoAiuta”, che con Emergency pensa a indirizzare le richieste e provvede ad un primo smistamento delle chiamate. Alcuni poi telefonano direttamente a noi, il canale è diretto e veloce e le relazioni di fiducia che abbiamo sviluppato ora servono anche a questo. E’ proprio quando ci siamo resi conto che ci chiamavano direttamente che abbiamo deciso di creare un numero apposito – 02.40705564 attivo ogni giorno con orario 10-13 e 14-17.

Parlando di dati, ti chiedo di darci un’idea di quante consegne riuscite ad evadere al giorno.

Abbiamo strutturato via via sempre meglio le nostre sinergie e la nostra organizzazione: siamo partiti in una fase iniziale con 150 pasti al giorno. Dal 3 aprile è cominciata una distribuzione intensa di pacchi alimentari per interi nuclei familiari che hanno contattato il nostro centralino di zona, poi ci hanno chiamato da altre zone e siamo andati anche fuori dalla nostra di riferimento, siamo arrivati a consegnare direttamente circa 250 pacchi al giorno, tra zona 2 e zona 3. Inoltre abbiamo iniziato una collaborazione con altre brigate, tra cui il “collettivo ZAM” e “Camera del Non Lavoro”. Invece, negli altri luoghi della città avviene uno smistamento verso le altre brigate, sempre attraverso il nostro centralino, che fa da riferimento con 80 volontari che ci stanno lavorando.

Cosa possono fare le singole persone per aiutarvi ad aiutare?

Raccogliamo, per preparare i pacchi viveri, generi di prima necessità: dalla passata alla pasta, dallo scatolame ai biscotti e dolci, tutto confezionato. Il cibo qui arriva attraverso donazioni di persone che passano presso il nostro centro di via Edolo 10, ma arrivano anche da tante realtà e collette alimentari, per esempio con la raccolta davanti ai supermercati. Ma stiamo promuovendo anche un sistema di collette di condominio, un referente di condominio raccoglie e si fa portavoce, innescando così un meccanismo virtuoso di solidarietà.

Cosa prevedete per il futuro, quali progetti per quando le cose miglioreranno?

Vogliamo continuare a lavorare sul territorio, l’emergenza non finirà rapidamente, purtroppo, la situazione che ne emergerà è da gestire con opere di mutuo soccorso. Il rapporto con il quartiere si è rivelato molto positivo e i cittadini passano di qui per chiederci di cosa abbiamo bisogno e come vanno le nostre consegne, siamo certi che si potranno creare e strutturare iniziative preziose e nuove. Abbiamo un motto che ci ripetiamo sempre “per il quartiere con il quartiere”. Stiamo pensando anche ad un progetto per il futuro sempre relativo al cibo e ideato nel rispetto della sostenibilità ambientale, con il quale ci piacerebbe essere un riferimento per le zone.

Grazie Fabrizio, qui c’è uno spazio per voi, affinché le iniziative come le vostre possano essere conosciute e condivise.

Foto di Alessandra Notargiacomo