ColorAid 2020 per l’Abbazia Mirasole di Opera

Di: - Pubblicato: 30 Aprile 2020

Intervista a Vieri Barsotti, editore e promotore dell’iniziativa solidale

a cura di Claudia Notargiacomo

Buongiorno Vieri,

questa è la quarta edizione di ColorAid, il progetto di Radio Colore e Colore & Hobby dedicato alle situazioni di fragilità: un inizio anno complesso a causa dell’emergenza che il mondo intero sta vivendo, anche e soprattutto per quei progetti che devono continuare ad occuparsi proprio di chi è più esposto. Ti chiedo come prima cosa di raccontarci quali siano gli obiettivi che ColorAid si pone e come è strutturato.

V.B.

Esatto si tratta della quarta edizione, a questo punto devo dire la più complessa, non solo perché il progetto di quest’anno prevedeva una riqualificazione molto impegnativa per l’ampiezza delle strutture, ma soprattutto perché ci siamo ritrovati con un cantiere aperto e l’emergenza COVID-19 che ha determinato l’interruzione dei lavori. Fortunatamente avevamo già realizzato l’80% della riqualificazione, prima della necessaria interruzione, restituendo gli appartamenti già quasi completati.

L’obiettivo che si pone ColorAid è quello di riqualificare spazi dedicati alle persone e alle situazioni più fragili, partendo dal presupposto che un ambiente sano e decoroso, ma anche bello e colorato rappresenti un tassello prezioso nel percorso che queste persone stanno facendo, oltre che un diritto per tutti. 

ColorAid è un progetto articolato, complesso nella sua struttura e reso semplice grazie alle capacità imprenditoriali e al talento di chi gestisce il cantiere. Grazie al supporto di aziende del settore significative e sensibili, possiamo contare su materiali per la riqualificazione e il risanamento degli spazi individuati, oltre alla professionalità e alle energie degli operai specializzati messi a disposizione dalle aziende o reclutati da noi. In questo tipo di progetto è stato inserito un tassello prezioso, quello che vede la partecipazione di studenti liceali in ambito di alternanza scuola lavoro, tassello al quale purtroppo questa volta abbiamo dovuto rinunciare a causa dell’emergenza che iniziava a palesarsi. Giovanni Napolitano di Anvides -l’associazione nazionale che raggruppa gli artigiani decoratori- è il nostro punto di riferimento, è lui che guida le squadre di infaticabili professionisti e che quando è stato possibile ha gestito i mini corsi mattutini e il lavoro degli studenti.

C.N.

Per quale motivo per il 2020 avete scelto la struttura di Opera o meglio gli spazi dell’Abbazia Mirasole dedicati all’accoglienza di persone sotto la soglia di povertà e colpiti da fragilità? Quale tipo di intervento è stato necessario compiere?

V.B.

Questi spazi sono gestiti da Progetto Arca, noi scegliamo sempre canali sicuri, capaci di garantire a noi di ColorAid e alle aziende che ci seguono la certezza di portare risorse dove servono realmente, a supporto di realtà che hanno bisogno di reale aiuto. Gli spazi che abbiamo riqualificato presso l’Abbazia sono quelli dell’housing sociale, dove trovano un’abitazione temporanea piccoli nuclei familiari, mamme con bimbi e persone singole senza fissa dimora che stanno compiendo un percorso di reinserimento e riconquista di sé.

C.N.

Quali sono i principi che animano ColorAid e le aziende che dimostrano sensibilità decidendo di sostenervi?

V.B.

Il progetto, insieme a chi ci sostiene, crede nel fatto che sia compito di tutti occuparsi di quella parte di società più fragile, più in difficoltà diciamo e che vive un momento di grave disagio. Nessuno è immune rispetto alla complessità della vita, sapere di far parte di una comunità e adoperarsi per questa fa sentire di servire e di assolvere a quelle responsabilità che sono di tutti noi. Allo stesso tempo sapere che esiste una rete sociale in cui siamo inseriti ci fa sentire meno soli.

C.N.

In quale modo gli studenti sono stati coinvolti durante le passate edizioni? Sull’alternanza scuola lavoro sono state dette tante cose nel recente passato. Quale tipo di restituzione questi ragazzi si sono portati a casa? In futuro torneranno ad essere protagonisti di questo percorso?

V.B.

Ti ringrazio per la domanda Claudia, mi mette nella condizione di raccontare forse una delle maggiori gioie che ColorAid ci regala ogni volta, insieme certamente a quella di vedere rientrare le persone nelle loro abitazioni nuove e colorate, dopo il nostro intervento. Si tratta proprio delle parole di questi studenti che, stupiti di ciò che hanno imparato e realizzato, restituiscono attraverso un lavoro di rielaborazione, svolto successivamente a scuola con i loro insegnanti, alcune preziose riflessioni. A partire dalla consapevolezza rispetto all’importanza della motivazione in ogni tipo lavoro, per passare al sentirsi una squadra con un obiettivo unico al quale ognuno partecipa attraverso il proprio impegno e la propria serietà. Ma ancora sentirli orgogliosi per aver fatto qualcosa per chi vive momenti di difficoltà e vedere quell’orgoglio e quella gioia nei loro occhi è splendido, dà speranza. Certamente quello dell’alternanza scuola lavoro è un tassello imprescindibile, è il modo che abbiamo per partecipare alla formazione dei nostri ragazzi e all’idea di rendere il mondo del lavoro un qualcosa di reale e concreto il prima possibile nella mente delle nuove generazioni, anche di coloro che hanno davanti ancora tanti anni di studio.

C.N.

Durante queste quattro edizioni di quali realtà vi siete occupati? Avete trovato sempre riscontro e sostegno al di là dei temi scelti, all’interno del mondo dell’edilizia?

V.B.

Direi che abbiamo sempre trovato sostegno. Siamo partiti tre anni fa con la riqualificazione di una casa di accoglienza dove si trovavano nove nuclei mamma-bambino, allontanati dalle famiglie di origine e sotto protezione, è stata un’esperienza meravigliosa! Poi ci siamo occupati di due strutture dedicate a rifugiati politici, c’erano singoli, ma anche nuclei con bimbi piccolissimi, in quel caso alcuni ospiti hanno partecipato ai lavori insieme alle nostre squadre. Successivamente abbiamo riqualificato un centro disabili del comune di Milano, anche in questo caso c’è stata una piccola squadra di ospiti che si sono occupati di alcuni aspetti del lavoro, esprimendo in ogni istante grande gioia ed entusiasmo. Ed infine eccoci a Mirasole, struttura certamente molto impegnativa, dove le situazioni di fragilità sono molteplici e che ha necessitato di interventi molto differenti tra loro. Qui le tipologie di fragilità erano diverse, a partire da piccoli nuclei familiari per passare a persone singole senza fissa dimora per arrivare a mamme con bimbi, bisognosi di assistenza e un luogo da sentire casa. Chi ci segue, le aziende intendo, lo fa al di là della singola scelta della struttura, crede in ColorAid e sente di voler partecipare a questo tipo di iniziativa e impegno. Con le nostre aziende si crea ogni volta uno scambio profondo e sentito, davvero prezioso per tutti noi.