ColorAid Alla Sua Terza Tappa

Di: - Pubblicato: 13 Apr 2019

Terza tappa per ColorAid, il progetto di edilizia etica che attraverso il colore unisce le aziende del settore edile nel nome della solidarietà e che quest’anno ha riqualificato il Centro Diurno Disabili di via Cherasco a Milano. Ne parliamo con Vieri Barsotti, amministratore delegato di Contexto, l’agenzia milanese di editoria e comunicazione che ha inventato ColorAid.

A cura di Claudia Notargiacomo

Buongiorno Vieri, ti chiedo come prima cosa di spiegare come nasce ColorAid…

V.B. Innanzitutto una premessa. La nostra agenzia ha una fortissima specializzazione nel mondo delle pitture per la casa: siamo editori di una rivista -Colore & Hobby- che da cinquant’anni informa mensilmente tutte le persone che lavorano nel settore e da due anni abbiamo lanciato una web radio -Radio Colore- per accompagnare con musica e informazioni dedicate chiunque sia interessato alla pittura e al colore. Inoltre, organizziamo una serie di attività per promuovere e diffondere il valore del colore.

ColorAid è una di queste ed ha una forte vocazione sociale, infatti si rivolge al Terzo Settore e nasce dal presupposto che un ambiente riqualificato e colorato possa contribuire a migliorare il benessere psicologico delle persone che lo abitano. Molte strutture del Terzo Settore impegnano tutti i loro soldi per le prime necessità dei loro ospiti che hanno quasi sempre disagi gravi, si occupano di ospitarli, curarli, vestirli, sfamarli e, quando possono, istruirli e orientarli al reinserimento nella società e nella vita normale. Ovvio che pitturare le pareti non sia una priorità, ma è proprio qui che interveniamo noi.

Come funziona esattamente il progetto?

V.B. ColorAid realizza interventi di riqualificazione cromatica e per questo prevede il piccolo contributo di tante aziende, alle quali chiediamo di fornire materiali, manodopera specializzata quando occorre e un contributo minimo per pagare i costi generali del cantiere, la manodopera generica che serve per realizzare i lavori e  acquistare i materiali che non recuperiamo dalla partecipazione diretta delle aziende. È incredibile quanta disponibilità abbiamo incontrato, molte aziende non riuscirebbero ad organizzare da sole interventi di questo tipo e, invece, unendo le forze tutto questo diventa possibile. Ed è una grande soddisfazione vedere come la loro partecipazione sia umana prima ancora che dettata dalle ragioni del business.

So che ColorAid prevede anche la partecipazione degli studenti nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro…

V.B. È vero, e devo dire che questa è una delle situazioni più coinvolgenti del progetto. In sostanza, abbiamo pensato che la partecipazione degli studenti ai lavori del cantiere avrebbe avuto una forte valenza formativa e creato un canale diretto tra il mondo dello studio e quello professionale. Attraverso ColorAid i ragazzi vivono un’esperienza reale di lavoro e si impegnano ad aiutarsi reciprocamente, perseguendo al tempo stesso un fine etico e nobile come quello di aiutare chi ha bisogno.

E poi ci sono le Istituzioni che sostengono ColorAid…

V.B. Le Istituzioni sono un elemento imprescindibile, crediamo nella collaborazione virtuosa tra pubblico e privato, sono sempre le persone a fare la differenza. Quest’anno il Comune di Milano ci ha segnalato la situazione del Centro Diurno Disabili (CDD) di via Cherasco, che dopo quasi vent’anni dagli ultimi interventi aveva davvero bisogno di essere riqualificato. L’indicazione è stata corretta ma la collaborazione non si è fermata lì e il Comune ci ha fatto sentire concretamente la sua vicinanza: durante i lavori è venuta a trovarci il vicesindaco di Milano, Anna Scavuzzo, che si è intrattenuta a lungo con noi, con i dirigenti del Centro Diurno, con i rappresentanti delle aziende sponsor, con gli artigiani e gli studenti impegnati nei lavori e quando, a chiusura delle attività, è stata organizzata una grande festa, al vicesindaco si è aggiunto anche l’assessore alle Politiche Sociali di Milano, Pierfrancesco Majorino.

Cosa ti ha colpito in particolare della loro partecipazione a ColorAid?

V.B. Devo dire che le loro parole in alcuni momenti sono state molto toccanti! Mi è piaciuto l’apprezzamento che hanno espresso non solo nei nostri confronti, ma anche rispetto al ruolo che le aziende svolgono per la realizzazione del progetto. Per noi è fondamentale continuare a credere in questo tipo di collaborazione se si vuole proseguire in un cammino che è complesso ma che certamente regala a tutti grandi soddisfazioni. Insomma, la presenza delle Istituzioni e la loro considerazione ci fanno comprendere che siamo sulla strada giusta e ci regalano grande energia per proseguire insieme con sempre maggiore entusiasmo.

Qual è l’obiettivo che ci si pone rispetto alla cittadinanza?

V.B. ColorAid è un progetto che guarda al sociale, i miei collaboratori ed io riteniamo che le complessità e le difficoltà di una parte della cittadinanza facciano parte della responsabilità di tutta la comunità ed ecco che nel nostro ambito cerchiamo di rispondere a questa urgenza, responsabilizzandoci e raccogliendo la volontà partecipativa di molti.

Per finire, possiamo dire che anche quest’anno ColorAid si è concluso con soddisfazione?

V.B. Anche questa volta è stato uno splendido ColorAid, ogni anno che passa cresciamo coinvolgendo e convogliando sempre più energie e talenti, tutti insieme. Un grazie speciale a tutti coloro che hanno fatto la propria parte con passione e serietà!