Come Curare Chi Sta In Strada, In Questi Giorni Di Emergenza?

Di: - Pubblicato: 12 Mar 2020

Di Filippo Nardozza. 

Senza una residenza non si ha accesso al sistema sanitario nazionale, se non per le cure di pronto soccorso (in questo momento, come sappiamo, presidi a rischio saturazione). Per questo motivo, fio.PSD (Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora) e Avvocato di Strada mettono a disposizione di tutti i Comuni un vademecum per deliberare l’istituzione della Via Fittizia, strumento necessario per garantire la residenza alle persone senza dimora.

In questo periodo di emergenza Coronavirus, una persona che vive in strada, sta male e non ha una residenza non ha diritto al medico di base e ha come unica soluzione quella di andare al Pronto Soccorso, che è proprio quello che viene detto di non fare per il rischio di contagiare senza controllo chi ha vicino.

Da queste premesse, da parte di fio.PSD e Avvocato di Strada Onlus, arriva dunque la condivisione di un vademecum per istituire un indirizzo fittizio per le persone senza dimora, via per accedere alle cure, che lo stato italiano garantisce a tutti. Al momento solo 215 Comuni su 7904 hanno deliberato la Via Fittizia.

“La residenza anagrafica – sottolinea Cristina Avonto, presidente fio.PSD – è la porta principale di accesso ad una serie di diritti fondamentali ma per tante persone senza dimora resta un diritto inaccessibile. Senza residenza non si ha accesso al sistema sanitario nazionale se non per cure di pronto soccorso, non si può scegliere un medico curante tanto più necessario in questo periodo di emergenza Coronavirus, non si può ricevere una pensione, non si ha diritto all’assistenza dei servizi sociali, in molti casi non si può lavorare. Di fatto non avere la residenza anagrafica rappresenta un ostacolo enorme per chi vive già in una situazione difficilissima”.

Quella della residenza anagrafica – afferma Antonio Mumolo, presidente di Avvocato di strada – è una delle nostre battaglie storiche. La legge riconosce l’importanza della residenza anagrafica ed è per questo che tutti i Comuni sono obbligati a riconoscerla a chi vive in un dato territorio. Se non hanno una dimora fissa le persone possono prendere la residenza eleggendo domicilio presso un’associazione, una mensa dove sono conosciuti, un dormitorio o presso una via fittizia che, come raccomanda da anni l’ISTAT a tutti i comuni italiani, deve essere istituita proprio a questo scopo.

Con questa iniziativa, oltre a sensibilizzare le istituzioni, si è vuole dunque creare una vera e propria guida messa a disposizione di tutti i comuni che non hanno ancora istituito la via fittizia.

“Dare la residenza – concludono Cristina Avonto e Antonio Mumolo – non è una concessione ma un diritto soggettivo. Senza residenza una persona è condannata a vivere nel limbo dell’invisibilità. Con la residenza una persona può intraprendere più facilmente un percorso di recupero e sperare di tornare a vivere una vita dignitosa. Ci auguriamo che grazie al nostro vademecum tutti i comuni decidano di istituire la via fittizia e che questo consenta a tante persone di tornare in possesso dei propri pieni diritti di cittadino”.

Dai promotori della Via Fittizia, dunque, l’auspicio che ANCI condivida con tutti i Comuni il vademecum.