Da Profughi A Senza Dimora Con Permesso Di Soggiorno

Di: - Pubblicato: 30 maggio 2016

La prefettura di Milano sta chiedendo agli enti gestori di “far uscire” dai centri chi ha ottenuto la protezione umanitaria per far posto ai nuovi arrivati. Senza lavoro e senza casa, finiscono in strada. Nei prossimi mesi saranno centinaia. Sinigallia (Progetto Arca): “La situazione diventerà molto difficile”

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Da profughi a senza dimora con il permesso di soggiorno. È questo il destino che sembra ormai certo per centinaia di migranti ospiti in questi mesi nei Centri di accoglienza straordinari (Cas) gestiti da enti e cooperative, che hanno stipulato una convenzione con la Prefettura di Milano. C’è urgenza di far posto a quelli che stanno arrivando in Lombardia sbarcati in queste settimane in Sicilia e Calabria. Solo ieri 300 hanno trovato alloggio nella tendopoli di Bresso della Croce rossa. E la Prefettura ha chiesto agli enti gestori di rispettare alla lettera la normativa: nei Cas può stare solo chi è richiedente asilo o chi sta facendo ricorso dopo il no della commissione territoriale che valuta le domande. Chi invece è stato ritenuto meritevole del diritto d’asilo o della protezione umanitaria deve uscire, entro 5 giorni da quando riceve il permesso di soggiorno. Il problema di fondo è che nel caos dell’emergenza non si sta pensando al dopo. “Per ora sono pochi quelli che abbiamo dovuto mandare via – racconta Alberto Sinigallia, presidente di Progetto Arca -. Però nei prossimi mesi la situazione diventerà difficile. È una situazione paradossale, hanno diritto a vitto e alloggio fino a quando sono richiedenti asilo, dopo li mettiamo in strada. Coloro che invece hanno ricevuto un no dalla commissione possono rimanere se presentano ricorso”.

Parallelamente all’accoglienza emergenziale gestita dalle prefetture, esiste anche il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar): coinvolge i Comuni e il terzo settore che possono attingere a un apposito fondo nazionale, tramite bando. È un sistema che prevede per ogni migrante, una volta ottenuto l’asilo, progetti di inserimento lavorativo e sociale. Ma i posti a disposizione sono pochi (su tutta la Lombardia 992), rispetto al bisogno. I sindaci non amano giocarsi la faccia accogliendo profughi. Hanno paura delle contestazioni dei cittadini e quindi non partecipano al bando. Il risultato finale è che centinaia di migranti che hanno diritto a rimanere in Italia stanno diventano senza dimora. Certo ogni asilante può far richiesta di entrare nel progetto Sprar, ma la sua domanda adesso viene tenuta buona solo per due mesi. Nel frattempo deve aspettare stando in strada e, vista la carenza di posti, è quasi certo che i due mesi passeranno invano e la sua domanda decadrà. “Finora si è fatta un’eccezione per le mamme con bambini -aggiunge Annamaria Lodi, presidente della cooperativa Farsi Prossimo-. Gli altri man mano dovranno uscire”.

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Una soluzione ci sarebbe. “Da tempo chiediamo che lo Sprar sia reso obbligatorio per tutti i comuni – afferma Roberto Guaglianone, portavoce del Tavolo asilo della Lombardia, che riunisce molti degli enti gestori dei centri di accoglienza -. In questo modo si potrebbe rafforza un’accoglienza diffusa su tutto il territorio nazionale, con una presenza dei migranti proporzionale alla popolazione residente e progetti di integrazione reali. Un precedente c’è, nel ’91 con l’esodo dall’Albania: tutti i comuni furono costretti ad accoglierne qualcuno e la cosa funzionò”. (dp)

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