“Donne oltre le mura”, percorsi personalizzati per ricostruire la vita dopo il carcere

Di: - Pubblicato: 3 luglio 2017

In tre anni sono 140 le detenute che parteciperanno all’iniziativa della cooperativa Alice. Seguiranno corsi di formazione, laboratori, incontri alla Cascina Cuccagna. “È stato pensato sui bisogni di queste donne, che oltre ad essere recluse, sono anche madri e cittadine”. E 15 recluse si racconteranno attraverso la Biblioteca vivente, prevista per mercoledì 27 giugno.

In tre anni sono 140 le detenute che parteciperanno al progetto “Donne oltre le mura”. Attraverso un percorso personalizzato, potranno tentare di ricostruirsi una vita. Seguiranno corsi di formazione, laboratori, incontri. Il progetto è realizzato dalla cooperativa Alice, in collaborazione con altre 12 tra associazioni ed enti. I corsi, in particolare, si svolgeranno alla Cascina Cuccagna, esempio di recupero di un’antica cascina partito da alcune associazioni del territorio e oggi diventato luogo di ritrovo e punto di riferimento per l’intero quartiere, situato nella zona sud est della città. “Saranno corsi aperti a tutti -racconta Luisa Della Morte, presidente della cooperativa Alice-. Proprio per aiutare queste donne a uscire dall’isolamento”. “Donne oltre le mura” è stato pensato “sui bisogni delle donne, che oltre ad essere recluse, sono anche madri e cittadine” e con il progetto “potranno recuperare i legami familiari e sociali e prepararsi a un inserimento nel mondo del lavoro”. La Comunità il Gabbiano metterà a disposizione anche un appartamento, nel quale piccoli gruppi di detenute potranno vivere per un tempo determinato, come tappa intermedia verso una vita autonoma una volta scontata la pena. Il progetto è finanziato con fondi dell’Unione europea per circa 150mila euro.

Nell’ambito del progetto sono previsti anche incontri aperti alla cittadinanza per far conoscere il mondo e il vissuto delle donne recluse. Il primo si terrà, sempre in Cascina Cuccagna, mercoledì 28 giugno, dalle 18 alle 22, con la “Biblioteca vivente”: 15 donne, detenute nelle carcere di Bollate e San Vittore, hanno accettato la sfida di diventare “Libri Umani”. Racconteranno se stesse a chi vorrà appunto ‘leggerle’, mettendosi in ascolto dei loro racconti. L’iniziativa è promossa da ABCittà, cooperativa sociale che propone l’esperienza dei libri viventi in diversi contesti e città, portando persone spesso vittime di pregiudizi (detenuti, rom, immigrati, disabili) a raccontare la propria storia. (dp)

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