Fuorisalone 2018, Parola Chiave “Sostenibilità”

Di: - Pubblicato: 23 aprile 2018

Di Filippo Nardozza

 Si è chiusa la kermesse satellite del Salone del Mobile, proprio in concomitanza con la Giornata Mondiale della Terra. Una coincidenza, carica di significato…

 

Che la progettazione del nostro modo di vivere debba andare e vada di pari passo con la ricerca di soluzioni che consentano di preservare il Pianeta, di risparmiare e usare in modo efficiente le sue risorse e di convivere in maniera armoniosa e rispettosa della natura e dell’uomo, è assodato ed è sempre più evidente.

L’estetica nel design cede progressivamente il passo alla sostenibilità; e sostenibilità è stata una, o forse La parola chiave del Fuorisalone 2018 – kermesse di creatività e design, satellite rispetto al Salone del Mobile, che fino a ieri, ancora una volta, ha animato (in distretti) la città di Milano, con esposizioni e installazioni. Un concetto, quello di sostenibilità, che – insieme a quello di ritrovato legame con il mondo naturale – trasuda dall’anima di oggetti e progetti, dal loro scopo, dal messaggio che molte installazioni alla Milano Design Week intendono veicolare sotto forma di provocazione intellettuale.

Così, mentre non si contano le proposte di oggetti e arredi in materiali provenienti dal riciclo o in nuovi materiali a impatto zero sin dalla produzione, al Superstudio Più di via Tortona (hub storico del Fuorisalone) il padiglione di Dassault Systèmes – società di software 3D – accoglieva i visitatori in un particolare percorso “fumoso”: immersi direttamente, per un attimo e in maniera esponenziale, nel microcosmo di polveri sottili che imperversano nelle nostre città; dei monitor mostravano addirittura in tempo quasi reale la concentrazione di PM2,5, CO, NO2 presente in determinate aree di Milano. Il tutto era parte di “Breath/ng”, installazione in collaborazione con Kengo Kuma and Associates che affronta i cambiamenti climatici attraverso l’uso di materiali in grado di ridurre attivamente l’inquinamento atmosferico.

Contemporaneamente, nell’Orto Botanico di Brera prendeva vita invece l’immaginaria smarTown di Eni gas e luce e Centrica Hive Limited: una serie  di 700 casette installate sotto ciascuna delle specie vegetali presenti nel giardino, mostrava come la tecnologia può aiutarci a contenere il consumo di energia. Un’installazione architettonica curata dall’architetto Mario Cucinella e da SOS – School of Sustainability che ha trasformato l’Orto Botanico in una città immaginaria nella quale gli ambienti storici del giardino si integrano con modelli urbani innovativi.

L’hidden garden invece, è il giardino “segreto” che ha preso forma tra i grattacieli di piazza Gae Aulenti (progetto dello studio fiorentino Pierattelli Architetture): 140 mq di alberi, fiori e piante in cui fermarsi un attimo a respirare nel cuore metropolitano, e in cui a riflettere sul rapporto con la natura nel contesto urbano per riappropriarsi del tempo speso nel verde.

In maniera tecnologica e filosofica insieme, Lexus – al Museo della Scienza e della Tecnologia – ha stupito i visitatori ispirandosi alle infinite potenzialità del mondo e delle persone che lo abitano, guardando al design come catalizzatore dell’evoluzione, della responsabilizzazione e dell’apertura verso altre culture. Non a caso il titolo dell’installazione era “Limitless CO-Existence” e declinava in vari modi il concetto di “mettere insieme”, dal prefisso appunto ‘Co’: 12.000 fili verticali sospesi, illuminati da un’unica fonte di luce in grado di mostrare ciascuno di essi senza lasciarne in ombra nessuno, stavano proprio a significare un mondo – auspicabile – in cui tutti possiamo co-esistere in armonia, dove ogni individuo può essere il proprio centro, ma allo stesso tempo parte del tutto, uguale agli altri.