I Decreti Della Buona Scuola? “Legittimano Un’Involuzione Culturale”

Di: - Pubblicato: 20 febbraio 2017

Per l’Associazione genitori e persone down di Milano tre i punti critici: la formazione per gli insegnanti, la valutazione della disabilità, esclusione di fatto delle famiglie nelle decisioni che riguardano i loro figli a scuola.

 

I decreti di attuazione della Buona Scuola faranno solo danni. Se verranno approvati ci sarà un ritorno al passato. Per Rita Viotti, presidente dell’Associazione genitori e persone down di Milano, “legittimano giuridicamente l’involuzione culturale, cui assistiamo già da qualche anno nelle scuole”. Tre in particolare i punti critici: la formazione per gli insegnanti, la valutazione della disabilità, esclusione di fatto delle famiglie nelle decisioni che riguardano i loro figli a scuola. “Con i Decreti si stabilisce la formazione specialistica per gli insegnanti di sostegno e non per tutti i docenti -denuncia l’associazione-. Si porranno le basi di una separazione della carriera dei docenti e si finirà per investire l’insegnante di sostegno del compito di referente unico per l’integrazione, minando il senso della contitolarità. Non escludiamo che ad attenderci dietro l’angolo ci siano: interventi mirati in gruppi ristretti, classi separate e progetti dedicati, anticamere di scuole speciali di vecchia memoria, costruite e volute con la presunzione di perseguire il bene della persona disabile”.

Chi valuterà la disabilità di un alunno? “I nuovo Decreti affidano a una commissione medica, legale e sanitaria, la valutazione della persona con disabilità che oggi è frutto di un lavoro di analisi fatto da: terapisti della riabilitazione, operatori sociali e della famiglia (per altro quest’ultima perde di centralità, relegata a una funzione meramente accessoria, chiamata a “chiedere”, “consegnare”, “aiutare a scrivere”). C’è di più, la valutazione avviene un’unica volta,  al momento dell’accesso alla scuola dell’infanzia, e non si prevedono aggiornamenti al passaggio da un ordine scolastico all’altro. Dunque un unico documento, incurante del percorso di crescita proprio di ciascun individuo, segna l’intero percorso scolastico dello studente”.

La famiglia poi è di fatto esclusa da ogni decisione. “Con i Decreti, il Piano Educativo Individualizzato (Pei), sebbene ancora affidato a scuola, famiglia, Asl, viene approvato dai soli docenti. Al genitore non è nemmeno richiesto di apporre la propria firma, per suggellare il patto, l’azione condivisa a favore della persona. In esso scompare l’indicazione annuale delle ore di sostegno da assegnare alla persona, attribuzione demandata al nuovo GTI, Gruppo Territoriale per l’Inclusione. Sarà interessante capire come verranno assegnate queste ore, quali parametri oggettivi consentiranno un’equa distribuzione da parte del GTI, che nei fatti, non avrà alcuna conoscenza della persona e dei suoi bisogni specifici. Quel che è certo: il meccanismo eliminerà le possibilità di controversie e di ricorsi familiari in caso di inadempienze. In sintesi, la portata innovativa e culturale dei Decreti è venuta meno, e il principio cardine appare la contrazione dei diritti, un’operazione di semplificazione e facilitazione non convincente.  Dopo 40 anni di storia e leggi a favore dell’integrazione, addolora ritrovarsi a considerare il senso dell’autentica inclusione e di una diversità  che ancora non appare per quel che è: un valore, un valore per tutti, in una società ugualitaria”.

La soluzione migliore, secondo l’Associazione, sarebbe quella “di rigettare i decreti, integralmente”. Ma un rifiuto totale probabilmente non cambierebbe nulla. “Ci limiteremo dunque ad auspicare  che i danni possano essere minimizzati, raccogliendo le voci dei tanti  che in questi giorni si stanno adoperando con la richiesta di cambiamenti e modifiche, senza tuttavia privarci della convinzione che a livello culturale il danno è stato fatto e che saranno i nostri figli a pagarne le conseguenze”. (dp)

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