I Rom Di Milano, Gli “Invisibili” Di Cui Non Si Occupa Più Nessuno

Di: - Pubblicato: 16 gennaio 2017

Pressati dai continui sgomberi, vivono in piccoli gruppi. Solo Caritas Ambrosiana ha un’unità di strada che li visita regolarmente. Le altre realtà del volontariato non li seguono più: perché è difficile trovarli e perché non ci sono più fondi per i progetti. E nei giorni del grande freddo, c’è il rischio che qualcuno muoia nel rogo della sua baracca.

Di loro ormai non si occupa quasi più nessuno. Sono i rom che vivono in baracche o in tenda. Le grandi baraccopoli di qualche anno fa non esistono più. La politica degli sgomberi (continui e senza tregua) portata avanti dalla Giunta Pisapia e ora da quella di Beppe Sala li costringe a nascondersi sempre di più. Vivono in piccoli gruppi, due o al massimo tre baracche. Le associazioni di volontariato hanno quasi tutte rinunciato a seguirli. Per due ragioni: perché è difficili trovarli (ogni settimana si spostano o vengono sgomberati) e perché non ci sono più fondi per progetti dedicati a loro. L’unico ente che ha un’unità di strada che si occupa esclusivamente di chi vive nei campi irregolari è la Caritas Ambrosiana. Ci sono poi la Comunità di Sant’Egidio e l’associazione Upre Roma che hanno contatti con alcune famiglie. Dal 2012 il Comune ha allestito due Centri di emergenza sociale (in via Sacile e in via Quarenghi), destinati non solo ai rom, ma anche a chi viene sgomberato dagli alloggi occupati abusivamente. Complessivamente ci sono circa 300 posti letto a disposizione. L’ospitalità è temporanea e dovrebbe servire a trovare nel frattempo una casa e un lavoro, con l’aiuto degli operatori che gestiscono i centri.

Secondo il Comune circa il 50% riesce a sistemarsi. Gli altri tornano a vivere in baracche di fortuna. Ma con il freddo di questi giorni le condizioni di vita sono dure. Paradossalmente, però, non rischiano di morire di freddo, bensì di bruciarsi.
“Scaldano la baracca con stufe ad alcol o autocostruite – racconta Anna Cavallari, una delle operatrice dell’unità di strada della Caritas Ambrosiana -. La prima volta che conosciamo queste famiglie lasciamo loro il nostro numero di cellulare, per rimanere in contatto anche quando si spostano. In questi giorni sono raddoppiate le chiamate che riceviamo: ci chiedono aiuto, sono in grave difficoltà”.

Il piano antifreddo del Comune di Milano, con dormitori sempre aperti e distribuzione di coperte e bevande calde, non raggiunge i rom delle baracche. Si tratta quasi sempre di nuclei familiari e non accettano di andare in un dormitorio, in cui necessariamente uomini e donne sono separati. C’è però il rischio che qualcosa di tragico in una di queste baracche possa accadere. Per ora non se ne parla. Anche se il 15 novembre scorso, in piazza Tirana, una ragazza romena di 18 anni è rimasta ustionata alle mani e al volto, perché il braciere con il quale cercava di riscaldarsi si è rovesciato e ha incendiato la tenda in cui stava dormendo. “Più vivono ai margini e più la loro vita è a rischio”, afferma Dijana Pavloviv dell’associazione Upre Roma.

“Ogni anno qualcuno nelle famiglie che seguiamo si ustiona – racconta Stefano Pasta della Comunità di Sant’Egidio -. C’è poi il problema che alcuni hanno anche condizioni di salute molto precarie. In questi giorni stiamo cercando aiutare, per esempio, una donna malata di tumore che vive in una baracca”. (dp)

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