Il Relitto Della Morte In Piazza Duomo

Di: - Pubblicato: 19 dicembre 2016

E’ di pochi giorni fa la presunta notizia dell’approdo in piazza Duomo a Milano del relitto della morte che nell’aprile  2015 affondò al largo della Libia insieme ad oltre 700 migranti rimasti annegati sul fondo del mare. L’idea nasce dal regista premio Oscar Alejandro Innaritu, che definisce l’iniziativa “Una suggestione straordinaria”. Il peschereccio si trova al momento in Sicilia, nel porto di Augusta e secondo Innaritu potrebbe arrivare a Milano il 24 marzo, data non definita a caso  in quanto Papa Francesco proprio il 24 marzo sarà a far visita nella città Metropolitana  e dirà messa proprio da piazza Duomo.  Da Palazzo Marino definiscono l’iniziativa “entusiasmante, un monito per sensibilizzare le persone sul dramma delle migrazioni”. Anche se, al momento il Sindaco sospeso di Milano Giuseppe Sala non si spinge oltre sulla fattibilità del progetto,  visto anche gli enormi costi che porterebbe un trasloco del genere. Oltre al regista e il Comune di Milano, sembrerebbe che a collaborare per  rendere fattibile il trasporto del relitto, ci sia anche la Diocesi milanese e L’alto Commissariato Onu per i rifugiati.

Un’iniziativa lodevole, personalmente credo difficile da realizzare, ma sicuramente un’iniziativa che consegnerebbe a Milano la memoria delle vittime di tutte le migrazioni.  Nonostante questo meraviglioso sogno, il problema dei migranti rimane pur sempre un ostacolo ancora troppo alto da superare. In Italia come in Europa manca ancora una linea politica che dia dignità alle vittime delle migrazioni, vittime che non sono solo i morti nei mari, vittima lo è anche chi è rimasto vivo  dai grandi esodi migratori, dalle traversate in mare con barconi dismessi, costretto per molteplici vicissitudini (fame, guerre, dittature) a fuggire dalle proprie terre e  dalle proprie famiglie, alla ricerca di un futuro migliore ma quasi sempre incerto e pericoloso. Anche chi ce la fa è dunque vittima, vittima di un sistema pericoloso e nocivo. La politica è ancora troppo ignorante in materia di migrazioni, permissiva invece nei confronti di stati membri che issano muri e filo spinato con l’intento di bloccare il flusso di esseri umani verso il solito incerto futuro, incerto ma pure sempre migliore del passato, delle bombe e dei militari con i fucili spianati.

Il lavoro di accoglienza svolto negli ultimi anni a  Milano con i profughi è un esempio di integrazione quasi unico nel nostro paese, azzardo anche nel dire in Europa: 120mila i profughi accolti, di questi, 21mila sono bambini. Facendo rete, le associazioni, le istituzioni, i comitati e semplici cittadini hanno spesso dato ai profughi quella dignità di cui ogni uomo ha diritto ad avere, come dimenticare la manifestazione di accoglienza nei confronti dei profughi ospitati alla caserma Montello qualche tempo fa e come dimenticare “La marcia dei piedi scalzi”, una manifestazione partita da Porta Genova sino alla Darsena dove hanno partecipato migliaia di persone in solidarietà verso i migranti, cito solo queste due manifestazioni, altrimenti dovrei scrivere un libro di mille pagine per elencare tutti i gesti di solidarietà che Milano e i milanesi hanno donato ai profughi. Purtroppo tutto questo ancora non basta, in mare si muore ancora e i muri continuano ad alzarsi, la politica continua a fare acqua un po’ da tutte le parti e il futuro per questi viaggiatori speranzosi rimane sempre un tabù enorme. C’è ancora molto da fare, la vetta della montagna è ancora alta, ma piano piano, forse un giorno,  arriveremo alla scalata finale, a quell’ultimo gradino chiamato dignità.

 

Marco Feliciani