Inclusione E Buona Cucina, Riapre La Locanda Alla Mano

Di: - Pubblicato: 26 marzo 2018

Di Filippo Nardozza

 

C’è una caffetteria nel verde, a Milano (appena riaperta dopo la pausa invernale) che è più di un luogo di ristoro: un posto in cui mettere via la fretta e sentirsi degli ospiti speciali, serviti da persone comuni e speciali allo stesso tempo. E’ Locanda alla Mano, espressione di un progetto di formazione e integrazione di giovani Down attraverso il lavoro, che guarda ormai al quinto compleanno. Ci siamo andati proprio a ridosso della Giornata mondiale della Sindrome di Down (21 marzo), incentrata quest’anno sul tema “Il mio contributo alla società”.

 

Una grande mano in acciaio aperta davanti a una struttura in legno cattura la vista di chi esce dal Castello Sforzesco verso Piazza del Cannone – in pieno Parco Sempione. La struttura in legno è un chiosco dalle linee essenziali e dall’impronta green, firmata nientemeno che dall’archistar Italo Rota. Avvicinandovisi si delineano meglio i contorni di bancone e tavolini, e si percepisce il tipico fermento di un locale all’aperto in una bella serata di inizio primavera. In questo momento c’è una festicciola, quella per il compleanno di Simone, 22 anni, che a brevissimo comincerà a lavorare proprio qui.

Insieme a lui, intorno al tavolo, Gregorio, Caterina, Martina, Francesca. Si abbracciano, ridono, scherzano. Sono tutti parte dell’equipaggio di Locanda alla Mano, caffetteria/tavola fredda che la Cooperativa Sociale Contè porta avanti dall’estate 2013 in un progetto di integrazione lavorativa nato per aiutare giovani con Sindrome di Down a superare i propri limiti, a mettersi in gioco e a entrare nel mondo del lavoro con entusiasmo e autonomia.

Un progetto sociale che vive grazie ad una attività commerciale, quella del bar appunto, e che così facendo si autoalimenta, aspirando anche alla replicabilità. Nessun finanziamento pubblico, a parte la concessione dello spazio nel parco cittadino dal Comune.

Gli obiettivi sono tanti – racconta Carlo Giuggioli, che gestisce in prima persona il progetto: dare ai ragazzi un lavoro, per il quale sono regolarmente assunti e retribuiti. Formarli in un ambiente più protetto rispetto ad altri posti di lavoro (siamo in un parco, difficilmente il cliente ha fretta o rischia di perdere un treno) in modo da permettere loro di accumulare esperienza per trovare occupazione, poi, anche altrove. Ma c’è anche un progetto di comunicazione verso il cliente: vogliamo dire che questo ‘mondo’ è possibile, è reale, esistono persone con Sindrome di Down che lavorano normalmente.”

E lavorano, si percepisce, con impegno e con una particolare inclinazione al sorriso, all’accoglienza, alla condivisione, anche dei propri successi. Per entrare qui in Locanda c’è un breve periodo di prova con Carlo: serve a confrontarsi direttamente con i compiti – dalla pulizia della sala al servizio al tavolo, dalla preparazione di panini e insalate al bancone, alle prese con caffetteria e cocktail. Serve a capire se un lavoro a contatto con il pubblico – che non sempre comprende – può fare al caso loro. “Ho fatto due prove e sono passato”, afferma orgoglioso Simone. Vicino a lui un ragazzo vicino alla trentina racconta invece, sorridente, di lavorare da Decathlon, nel reparto running.

Nei turni si avvicendano 8/10 ragazzi a stagione (la Locanda è aperta dalle 9 fino alle 20 e anche oltre in estate, seguendo un po’ il ritmo del parco, e spesso vi si tengono anche concerti gratuiti, come quelli di musica classica la domenica mattina). La rotazione è importante per poter inserire periodicamente nell’attività nuovi giovani con sindrome di down e prepararli e lanciarli nel lavoro.

I lavoratori sono reclutati attraverso l’AGPD – Associazione Genitori e Persone con Sindrome di Down, punto di riferimento in Lombardia per i ragazzi e le loro famiglie: c’è una selezione a monte dei candidati e poi l’invio in Locanda per il periodo di prova, nel momento in cui c’è la possibilità di nuovi inserimenti. Che in caso positivo portano ad una assunzione attraverso la Cooperativa Contè stessa.

Tutto il progetto nasce dall’idea di Fabio Bocchiola, Direttore Italia della multinazionale dell’energia Repower, uomo visionario che ha saputo unire la logica imprenditoriale alla sensibilità umana, particolarmente forte – nel suo caso – sul tema dell’inclusione di persone con disabilità. Grazie alla sua iniziativa, Repower ha deciso di investire dei fondi per la start-up di questo progetto sociale.

Siamo nati nel 2013. All’inizio doveva essere uno spazio temporaneo, con una concessione da parte dell’Assessorato alle Politiche Sociali di soli sei mesi. Poi hanno visto che funzionava, che i ragazzi erano bravi, e l’assessore Majorino ha prorogato la concessione per il progetto di altri tre anni, cui è seguita ancora una proroga per un periodo altrettanto lungo” prosegue Carlo, il gestore.

La sua storia è la dimostrazione che, per seguire un progetto sociale, talvolta sono soprattutto la sensibilità, la pazienza e la dedizione – insieme a una forte dose di buonsenso – a fare la differenza. “Non ho una vera formazione da educatore, ma un dottorato in Statale in Storia delle Relazioni Internazionali e un’esperienza da barista (come tanti lavoravo di sera per pagarmi gli studi). E in questo posto si vuole puntare proprio alla normalità del lavoro: io faccio il capo e i ragazzi sono dipendenti che devono fornire una prestazione. Poi il mio buonsenso sta nella capacità di individuare i limiti di ciascuno e nello stimolarli su questi.”

I ragazzi di Locanda alla Mano, con le competenze acquisite in questi anni, sono appena andati anche in “trasferta”, al di fuori del chiosco di Parco Sempione: sabato 26 marzo alcuni di loro sono stati camerieri e aiuto cuochi per il servizio pranzo di Casa Ramen Super, tempio milanese dei noodles giapponesi in brodi di carne, pesce e verdura.

Il progetto di Cooperativa Conté mostra infatti di avere una visione più ampia: l’obiettivo a lungo termine – di fianco all’auto-sostentamento del progetto – è quello di replicare il modello in altri posti, a Milano e in Italia. “Stiamo facendo un po’ scuola in questo senso: se viene una persona interessata a far partire un progetto simile altrove, noi siamo disposti a trasmetterle tutto il know how e l’esperienza affinché funzioni”.

Sono già diverse in Italia le iniziative di ristorazione e ospitalità che dimostrano l’importanza dell’inclusione sociale e il successo di formule come quella della Locanda: dall’Albergo Etico di Asti, gestito da personale con sindrome di Down e basato su un programma di formazione esportato anche in Argentina, al bar 21 Grammi di Brescia, che dal 2016 promuove il diritto al lavoro dei ragazzi con disabilità anche grazie al sostegno dell’associazione Big Bang e alla collaborazione dell’Istituto Alberghiero Andrea Mantegna. Fino all’esperienza di Belvedere Marittimo (Cosenza), dove la cucina di Sapori e Saperi, che impiega ragazzi disagiati e persone con disabilità, ha conquistato di recente addirittura un gambero sulla guida del Gambero Rosso, come riferisce il magazine omonimo, Gamberorosso.it.

Proprio qualche giorno fa, il 21 marzo, si è celebrata la Giornata Mondiale della Sindrome di Down (il numero 21 è il cromosoma alterato nel corredo genetico che comporta la sindrome). Il tema del 2018 è ‘Il mio contributo alla società’, scelto per dimostrare che le persone con disabilità sono una risorsa importante. Un contributo che è evidente nella cura al dettaglio riposta nel preparare un panino o nel servire un caffè; il contributo prezioso del sorriso di chi, come l’equipaggio di Locanda alla Mano, è felice e orgoglioso del proprio lavoro.