Io, che non posso restare a casa: homeless, ma non solo

Di: - Pubblicato: 30 Marzo 2020

Di Filippo Nardozza.

Mentre continuano gli appelli della Federazione Italiana degli Organismi per le Persone Senza Dimora che segnala, nell’emergenza, ancora diverse multe a uomini e donne che vivono per strada (almeno 11 quelle accertate), si potenzia l’opera del privato sociale a sostegno di chi – nell’#iorestoacasa – trova una contraddizione per definizione. Compaiono inoltre iniziative anche a favore di altre fasce “deboli” della popolazione: in Lombardia (e nelle Marche, ma anche in Trentino) arrivano le deroghe al divieto di passeggiata per le persone con disabilità psichiche, autismo o patologie psichiatriche, per cui uscire è particolarmente terapeutico.

La situazione sanitaria allarmante ha riportato ai bisogni essenziali: fame e mancanza assoluta di igiene personale. Per questo abbiamo deciso di potenziare ancora di più lattività a sostegno delle persone senzatetto: saranno 2 ogni giorno le nostre Unità di strada che distribuiranno cibo, presidi sanitari e kit per ligiene personale.” A parlare è Alberto Sinigallia, presidente di Fondazione Progetto Arca, che continua e anzi potenzia a Milano e non solo l’attività a sostegno delle persone senza dimora, individui che, nell’emergenza in corso, vivono anche un’altra drammatica emergenza: non hanno da mangiare e dove lavarsi per via della chiusura obbligata di mense, centri diurni, docce pubbliche e servizi di assistenza.

Così la Onlus milanese ha messo in campo misure straordinarie e 130 volontari, affiancati dagli operatori, continueranno ad essere presenti in strada. In campo 7.000 mascherine e 7.000 gel disinfettanti per le mani; 2.000 beni igienici tra shampoo secco, pettini e salviettine umidificate; sacchetti alimentari contenenti prodotti confezionati a lunga conservazione che garantiscano colazione, pranzo e cena a chi viene intercettato dai volontari.

Stessa cosa accade per Ronda della carità (che prosegue l’assistenza dedicata sulla persona evitando solo i punti di distribuzione, affinché non si creino assembramenti) e della Croce Rossa di Milano che conferma – oltre all’importante supporto nell’emergenza sanitaria – anche l’impegno per chi vive per strada, con 10 uscite aggiuntive (oltre alle 20 solitamente programmate). A sostenerla è anche la generosità della popolazione locale: commoventi, tra le altre cose, le donazioni di cibo da parte della comunità etiope con la spesa solidale per le famiglie in difficoltà e di centinaia di pizze da parte di ristoratori milanesi per la distribuzione alle persone senza dimora.

Rispettando le misure di sicurezza, anche Opera San Francesco per i Poveri prosegue la sua attività confermando l’operatività delle due mense milanesi con pasti consegnati al sacco al di fuori fuori dei locali, così come il prosieguo del servizio docce e del poliambulatorio, mentre sono sospesi a data da destinarsi il servizio guardaroba e la consegna di vestiti al centro raccolta. L’area accoglienza è aperta per garantire, a chiunque ne abbia bisogno, di fare la tessera per accedere ai servizi essenziali, mentre sono ridotti al minimo i colloqui individuali di orientamento lavorativo, legale e il servizio pedagogico.

Le multe, le denunce, la prevenzione

Alla luce delle oltre 55mila persone senza dimora in Italia, la Presidente di Fio.PSD chiede in una lettera al Ministro dell’Interno e a quello del Lavoro e delle Politiche Sociali, di far cessare le multe e le denunce ai senza dimora intercettati per strada. Secondo la Federazione Italiana degli Organismi per le Persone Senza Dimora, sono almeno 5 a Roma e 6 a Treviso le multe a chi vive per strada, per menzionare solo quelle accertate, ma se ne segnalano anche a Genova, Verona, Siena e Modena. “Non chiediamo una direttiva ad hoc perché probabilmente di difficile realizzazione e perché potrebbe dare luogo ad abusi da parte di persone che senza dimora non sono; chiediamo però alle istituzioni e autorità competenti (Ministro degli Interni, Prefetti, Sindaci) di pronunciarsi con una indicazione di metodo destinata alle forze incaricate dei controlli.

Le persone intercettate per strada e che dichiarano di essere senza dimora vanno accompagnate presso i servizi attivi del territorio, oppure devono essere attivate le unità di strada presenti nel Comune” afferma Cristina Avonto.

Dalla Federazione, che aveva già lanciato anche all’appello ai comuni per l’istituzione dellavia Fittizia, arriva anche (in collaborazione con Croce Rossa Italiana) il volantino con le norme di comportamento da attuare anche in strada per la prevenzione del contagio, redatto in ben 9 lingue, oltre che un appello alla Protezione Civile per la garanzia di condizioni di sicurezza a favore degli operatori e di chi viene aiutato.

Non solo distribuzione di dispositivi di protezione individuali (mascherine, tute e guanti, che sappiamo essere, purtroppo, beni di difficile approvvigionamento anche per gli ospedali, ma anche la richiesta di incentivare, su tutto il territorio nazionale, le soluzioni alloggiative emergenziali, realizzate in alcuni comuni sul modello di quelle della stessa Protezione Civile, di enti pubblici territoriali o di enti del terzo settore (anche facendo ricorso ad alberghi). Qui si dovrebbero poter accogliere persone senza dimora che devono rimanere in quarantena, persone positive non sintomatiche o in via di negativizzazione, oppure coloro che sono stati in contatto stretto con persone positive al virus.

A te, a cui uscire farebbe particolarmente bene

Le persone con disabilità intellettiva, deficit comportamentali molto rilevanti e difficoltà cognitive gravi potranno passeggiare per strada durante l’epidemia di Coronavirus. Lo hanno stabilito nero su bianco il 25 marzo, con decorrenza da giovedì 26, alcune amministrazioni locali come le giunte di Regione Lombardia e Regione Marche, territori tra i più colpiti dal Covid-19. La decisione accoglie anche le richieste delle famiglie, i cui congiunti con disabilità in questi giorni vedono un allentamento della presenza fisica dei servizi sociali o di chi presta assistenza domiciliare.

Si tratta di prestare particolare attenzione alle persone che hanno queste fragilità – spiega Emanuele Monti, presidente della III Commissione Sanità e Politiche Sociali di Regione Lombardiache vivono forti problematiche già in situazioni normali e possono subire le restrizioni, dovute a questo periodo di emergenza, con maggiore danno. Non possiamo ignorare la loro problematica e il rischio di un loro peggioramento”.

Anche in tale fase emergenziale – si legge nella circolare inviata a tutte le Ats e Asst dalla direzione generale Welfare di Regione Lombardia può risultare quindi necessario, per i quadri clinici che ne hanno necessità e valutando attentamente i possibili rischi, consentire brevi uscite accompagnate, come indispensabile azione di prevenzione e gestione delle crisi comportamentali connesse alle relative condizioni psicopatologiche. Tale indicazione deve derivare da dettagliata autorizzazione certificativa dello specialista di riferimento (area neuropsichiatria dellinfanzia e delladolescenza, disabilità adulta e psichiatria) che ne indichi le modalità e la durata, con lobiettivo di tutelare al massimo la persona”.

Resta inteso che laccompagnatore dovrà adottare tutte le misure di prevenzione indicate (in particolare mantenimento della distanza interpersonale, utilizzo di dispositivi di protezione individuale) e compilare il modulo di autocertificazione predisposto dal Ministero dellInterno dichiarando che lo spostamento, da effettuarsi a piedi o con mezzo privato, risponde a motivi di salute.

Provvedimenti simili arrivano anche dalla Provincia autonoma di Trento, dove l’assessora Stefania Segnana, raccogliendo la segnalazione di alcune famiglie, ha disposto che i tutori o i genitori di persone con autismo o che soffrono di gravi depressioni possano “richiedere un permesso speciale, che sarà rilasciato dallAzienda sanitaria”. La mail a cui scrivere è: npitrentosegreteria@apss.tn.it.