La Riforma Della Sanità Lombarda: Oltre 3 Milioni Di Pazienti Cronici Al Bivio

Di: - Pubblicato: 5 Feb 2018

Di Dario Minotti

 

Sono solo 27 gli articoli che costituiscono il testo della legge con cui si chiede una scelta di campo agli oltre tre milioni di pazienti residenti in Lombardia che risultano affetti da patologie croniche (malattie cardiache, respiratorie, neurologiche, ipertensione etc). Una legge peraltro già ricca di nuovi acronimi finora poco conosciuti come SSL (sistema sociosanitario Lombardo), ATS (Agenzie tutela salute) LEA (livelli essenziali Assistenza), GATTS (Gruppo approfondimento tecnico tecnologie sanitarie) e ASST (azienda socio sanitaria territoriale).

Una scelta di campo che Regione Lombardia nel solco di una lenta inesorabile decostruzione del Servizio Sanitario Nazionale chiede proprio a chi con il medico di base ha un rapporto più frequente della media: i malati cronici.

Così succede che, a seguito di due delibere di Giunta senza alcuna discussione in Consiglio Regionale, venga approvato l’invio massiccio di lettere agli assistiti in cui gli stessi vengono invitati a scegliere se restare con il proprio medico di base o decidere di affidarsi ad un nuovo soggetto chiamato “Gestore”.

Ma già con la fine di Gennaio i tempi di invio delle lettere sono alquanto disomogenei e non tutti gli utenti lombardi definiti “ cronici” sono stati ancora posti davanti al dilemma: Medico di base o Gestore?

La riforma fortemente sostenuta dall’assessore regionale Gallera ha provocato da subito la forte contrarietà dei medici di base al punto che nella città di Milano su un totale di 884 medici di famiglia solo 218 sono stati i pareri favorevoli al nuovo regime sanitario.

Secondo le associazioni dei medici di base e secondo le testimonianze dirette dei medici la riforma sembra destinata a creare molto disordine.

Ad un’ attenta analisi del testo di legge si scopre subito che tra i promotori della stessa vi siano delle vere e proprie cordate di strutture private con interessi rilevanti nel settore sanitario: l’AGESPI (Associazione Gestori Servizi Socio-sanitari), oltre al  gruppo multinazionale KORIAN che  gestisce 41 case di riposo e 9 centri di riabilitazione.

Ai vertici di queste imprese del settore assistenziale un management tutto teso alla massimizzazione degli introiti per le strutture della sanità privata.

Dirigenti, ricercatori e studiosi con all’attivo studi e pubblicazioni fortemente interessate all’integrazione del servizio di assistenza sociosanitaria in un ‘ ottica privatistica. Così tra i componenti dell’associazione dei gestori AGESPI si contano il Gruppo “Segesta”, il gruppo “Orpea Italia” e  il gruppo “Residenze Anni Azzurri”.

L’interesse di questi grandi gruppi della sanità privata pare così viziare sin dal suo nascere l’auspicio di una riforma strutturale destinata ad ottimizzare l’impiego di mezzi e risorse.

Leggermente più positiva sembra essere invece la posizione dei medici ospedalieri coinvolti solo indirettamente da questa riforma. Chi lavora in corsia infatti sembra vedere anche  favorevolmente il principio che guida la legge, ossia la riduzione degli sprechi e l’ottimizzazione delle risorse, ma permane l’interrogativo sui futuri scenari di disordine e di sovrapposizione di interventi nonché di un coordinamento fra strutture sanitarie ancora da immaginare.

“Il fatto è questo: se nell’arco di pochi giorni mi ritrovo a vedere lo stesso paziente venuto in ospedale per effettuare una serie di esami diversi , mi faccio qualche domanda. Evidentemente non c’è stato alcun coordinamento di sorta  per favorire  il paziente e l’efficiente impiego delle apparecchiature” spiega un cardiologo che lavora in corsia.

A margine di tutte queste manovre per mettere mano sul grosso affare rappresentato dalla sanità in Lombardia si registra il tentativo di chiamarsi fuori dei medici di famiglia, i quali  in un comunicato video  diventato poi virale attraverso i media invitano i propri assistiti a mantenere il rapporto di fiducia con il proprio medico e rigettare i falsi miraggi di un miglioramento nell’erogazione delle prestazioni e dell’inconsistenza effettiva della “ Presa a Carico” del malato cronico da parte di un fantomatico Gestore.