La Situazione Della Salute Mentale In Lombardia A 40 Anni Dalla Legge 180

Di: - Pubblicato: 25 giugno 2018

A 40 anni dall’entrata in vigore della Legge 180 l’applicazione della riforma fortemente voluta dallo psichiatra Franco Basaglia è avvenuta solo in parte e a macchia di leopardo, sia a livello regionale che a livello territoriale: “Oggi è necessario reinterpretare e gestire la questione dell’esistenza e della sofferenza delle persone in rapporto a una società che è profondamente cambiata”. Questo è ciò che sostengono le associazioni promotrici del documento “La situazione della salute mentale in Lombardia”, tra le quali Campagna per la salute mentale, Rul (Rete utenti lombardi), U.R.A.S.a.M. (Unione regionale associazioni per la salute mentale), Forum salute mentale, LEDHA-Lega per i diritti delle persone con disabilità, Alleanza cooperative italiane e Forum terzo settore Lombardia.

Il documento, presentato a Regione Lombardia, solleva diverse questioni.

Per esempio la mancanza di equilibrio nelle risorse, che potrebbe essere risolta riducendo il ricovero ospedaliero e potenziando le attività sociali territoriali. Altri obiettivi sono la stabilizzazione del personale precario, al fine di evitare il susseguirsi di cambiamenti che impediscono la maturazione di esperienze, competenze e favorire l’instaurarsi di relazioni costruttive e durature con gli assistiti, l’ istituzione di posti letto per minori nelle province in cui mancano e la dotazione per le UONPIA (Unità Operativa Neuropsichiatria Infanzia e Adolescenza) del personale necessario affinché siano garantiti i percorsi di presa in cura dei minori e delle famiglie.

Tra i punti fondamentali c’è inoltre quello delle risorse economiche. Regione Lombardia riserva alla salute mentale circa 500 milioni di euro l’anno. Una cifra inferiore al 3% del bilancio sanitario regionale e ben al di sotto della quota minima necessaria del 5% raccomandata dal ministero della Salute. In aggiunta, il 70% di questo budget è assorbito dai 4.250 posti letto di residenza, cui si aggiungono i posti letto in SPDC (Servizio psichiatrico di diagnosi e cura). Ben poco quindi resta per i progetti di vita indipendente, per i percorsi di inclusione sociale, per il sostegno familiare.

La mancanza di investimenti ha quindi determinato precarie condizioni contrattuali e lavorative degli operatori della salute mentale, nonché una insufficiente formazione professionale e una fragile cultura dei diritti delle persone prese in carico. Esemplificativo di questa situazione è l’abnorme uso dei TSO, (Trattamenti Sanitari Obbligatori), per l’incapacità/impossibilità di prevenire e lavorare sulla dimensione relazionale e sulla continuità di cura di fronte a particolari situazioni di gravità, trasformando così il TSO da strumento eccezionale di cura in strumento ordinario di controllo.

A destare la preoccupazione delle associazioni è anche la sperimentazione da parte delle forze dell’ordine dell’uso di pistole “Taser”, dispositivi che producono scariche elettriche capaci di paralizzare la persona. Si tratta di un’arma giudicata di tortura e potenzialmente mortale dagli organismi internazionali ONU: dal 2000 ad oggi negli USA 153 persone sono morte a seguito dell’uso della pistola “Taser”. In nove casi su dieci si trattava di persone disarmate, in quattro casi su dieci di persone con disturbi mentali.

“In Lombardia è stato fatto molto per l’inclusione delle persone con disagio psichico, ma molto resta ancora da fare” dichiara don Virginio Colmegna, presidente della Campagna Salute Mentale, che conclude “realizzare la vera deistituzionalizzazione voluta da Basaglia significa, infatti, che la comunità non delega la sofferenza di un suo membro ma se ne fa carico, attivando le risorse della persona, le sue relazioni affettive e parentali e le energie della comunità stessa”.