La “Sofferenza Urbana” Nitida, Sullo Schermo

Di: - Pubblicato: 13 novembre 2017

Di Filippo Nardozza

 

Immigrazione, vulnerabilità psico-sociale, inclusione ed esclusione raccontati al cinema per trasformare l’emergenza in risorsa, e superare paure e pregiudizi.

Si è chiusa la sesta edizione di SOUQ Film Festival: protagonisti dei 28 corti in gara (6gli italiani) uomini e donne che ogni giorno affrontano la crudeltà del vivere in una metropoli, cercando una possibilità di vita.

 

Si è concluso con la vittoria dei cortometraggi Les Miserables (del franco-malese Ladj Ly, Premio della Giuria) e The Good Fight (dell’inglese Ben Holman, Premio del Pubblico) la sesta edizione di SOUQ Film Festival – Urban Suffering on Films concorso cinematografico promosso dalla Casa della carità attraverso il proprio Centro Studi sulla Sofferenza Urbana – SOUQ in collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano. Ad essere premiati anche Un lugar (dello spagnolo Iván Fernández de Córdoba, Premio Giuria Giovani) e La Oposicion (Menzione Speciale SOUQ Film Festival al lavoro della sceneggiatrice, regista e attrice Zoey Martinson).

Comune denominatore della rassegna – con focus particolare sul tema dellimmigrazione – il racconto delle città del mondo, i problemi che le accomunano e i modi per superarli, promuovendo diritti e cittadinanza e superando l’idea che certi fenomeni (come la povertà o la sofferenza psichica) siano solo emergenze da contenere, mentre possono rappresentare opportunità, risorse e nuova energia per le città.

Cifra distintiva in generale di tutte le Opere (e in perfetta sintonia con il tema dell’immigrazione) può considerarsi l’internazionalità, insieme ad uno sguardo “aperto e pronto a mostrare una narrazione altra, fatta  di   cambiamento,  di  solidarietà  e   di   speranza”, come sottolinea la direttrice artistica del Festival, Delia De Fazio: 28 i cortometraggi in gara provenienti da 17 Paesi (sei quelli italiani in concorso) suddivisi nelle categorie animazione, fiction e documentario, con l’aggiunta di tre lungometraggi fuori concorso, con grandi nomi. Parliamo infatti dell’esordio alla regia di Vanessa Redgrave con “Sea Sorrow”, di “Dreams I Never Had”, che vede tra gli interpreti Malcolm McDowell, storico protagonista di Arancia Meccanica, e   di “Taranta on the Road” dell’italiano Salvatore Allocca.

E’ facile comprendere la centralità del tema migrazione al SOUQ Festival dalla parole di don Virginio Colmegna, presidente della Casa della carità: “Affrontare limmigrazione non solo dal punto di vista pratico, ma anche culturale è per noi fondamentale,  perché   siamo  convinti   che  solo raccontando il fenomeno in modo diverso, come risorsa e non solo come emergenza, si possano superare paure e pregiudizi e stimolare nuove politiche di accoglienza e inclusione. Per questo mi fa piacere che tanti registi abbiamo affrontato questo tema e per noi questanno c’è una motivazione in più, dal momento che da poco si è conclusa la raccolta di firme a sostegno della campagna Ero Straniero – L’umanità che fa bene, di cui la Casa della carità è tra i promotori, che ha tra i suoi obiettivi culturali proprio quello di cambiare la narrazione sullimmigrazione, come fanno questi film

Superare, con la cultura, lassistenzialismo imposto da emergenzeche tali non sono

Leggere i cambiamenti, le opportunità, invece delle paure e delle illusorie chiusure, è ciò che accomuna il nostro lavoro. Nulla è peggio, nulla genera più paura della non conoscenza dellaltro, ma anche dellaltro che è in noi, cittadini di un mondo che cambia, spiega Sergio Escobar, direttore del Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa. Che aggiunge: “Il muoversi dei popoli, il bullismo, la povertà, l’emarginazione, i territori liminari di una geografia umana sono solo alcuni dei temi che vengono affrontati dal SOUQ Film Festival, sono momenti di un viaggio condiviso sin da quando, quasi quindici anni fa, identificammo il Mediterraneo come luogo di ricerca della nostra identità e la Casa della carità faceva, su un altro fronte, lo stesso percorso, in un viaggio, un racconto, che ci accomuna.

A decretare i vincitori del Festival una giuria composta da 8 esperti tra docenti universitari in ambito letterario e cinematografico (Elena Dagrada e Nicoletta Vallorani), sociologi (Anna Sfardini), criminologi (Adolfo Ceretti), psichiatri (Angelo Barbato) e registi (Tommaso Landucci), e presieduta da Giancarlo Zappoli – critico cinematografico, direttore responsabile di MYmovies.it – con il coordinamento di Simon Pietro De Domenico – socio fondatore dell’associazione “Il Mecenate” , che gestisce il Teatro Delfino di Milano, nonché montatore e regista documentaristico.