“La Storia Di Affori Sulle Serrande”, Un Progetto Di Maria Anna Caracciolo

Di: - Pubblicato: 17 Set 2018

Intervista a cura di Claudia Notargiacomo.

 

Il progetto di Maria Anna Caracciolo è un’altra splendida storia di arte e impegno sociale che ha come obiettivo quello di portare l’attenzione sulle bellezze che caratterizzano le periferie, come i luoghi storici, le vecchie corti, gli angoli suggestivi e incantati che si nascondono tra le vie di questi quartieri. Periferie troppo spesso ricordate solo per la complessità che le caratterizza e non abbastanza per quelle che sono le splendide e preziose iniziative che ne mettono in luce le mille possibilità di trasformazione e riqualificazione.

La storia di Affori sulle serrande: chiediamo a Maria Anna Caracciolo di raccontarci di questo interessante progetto al quale si dedica da circa un anno.

Esatto, circa da un anno, mese più mese meno, porto avanti questo progetto, che avevo in cantiere già da tempo. Si è trattato di un vero e proprio parto “creativo” che mi ha vista lavorare insieme a otto ragazzi dell’Accademia di Brera e del Liceo artistico Boccioni, sul territorio di Affori a Milano. Ben 40 sono state le opere realizzate sulle saracinesche del quartiere, che conosco molto bene in quanto è il posto dove ho scelto di vivere.

In quale modo hai impostato il lavoro, come lo avete sviluppato e secondo quale ispirazione?

Ho lavorato a partire da archivi preziosi, in particolare ho potuto selezionare foto storiche, che andavano dagli anni Sessanta a retrocedere fino all’Ottocento, reperite in archivio appunto o prestatemi da alcuni afforesi. I ragazzi del mio team hanno riportato il più fedelmente possibile le immagini dipingendo con pennelli e creando dei veri quadri su tele di ferro. Una rievocazione pittorica in bianco e nero, talvolta seppiato. Vecchie corti, antichi mestieri, simboli e personaggi di questo che una volta era un antico borgo. Un borgo pieno di storia.

I soggetti e i luoghi che più vi hanno coinvolto in questo percorso?

Certamente la splendida Villa Litta abitata da importanti personaggi della nobiltà e aristocrazia dell’Italia del nord. Ma anche i salotti letterari che ivi si ripetevano e dove tra i letterati si affacciava spesso Alessandro Manzoni oppure artisti come Canova, Hayez e Molteni, per non dimenticare la Chiesa parrocchiale Santa Giustina ricca di opere d’arte.

In quale modo ha reagito il territorio? Le persone che abitano queste vie e gli studenti stessi quanto si sono appassionati alla storia di questi luoghi?

L’interazione è stata costruttiva e caratterizzata da entusiasmo! Consideriamo che i dipinti eseguiti dai ragazzi sono tutti contestualizzati sullo sfondo della strada dove l’esercente apre ogni giorno la sua attività. Questo era per me un elemento molto importante e base non trascurabile del disegno progettuale. Un desiderio, il mio, di offrire un amarcord che ha visto interpreti molti afforesi ancora in vita. Ognuno di loro ha avuto la possibilità di tuffarsi nei propri ricordi rivivendo e rivedendo usi e costumi di un tempo passato. Devo dire che è stato straordinario vedere che questo progetto ha appassionato anche i giovanissimi cittadini di Affori e dintorni, incantati davanti agli artisti all’opera.  Gli artisti, giovani e tutti sconosciuti (tra questi era presente anche una ragazza di 13 anni) hanno avuto un’occasione di visibilità e di partecipazione ad un progetto sociale di valore, interpretando e rivivendo un pezzo di storia, tra l’altro la maggior parte di loro sono nativi del quartiere! I negozianti poi hanno avuto ed hanno un ruolo importantissimo, fondamentale la grande disponibilità dimostrata e l’entusiasmo nell’aderire al progetto.

Prossimi passi? Cosa prevedi per il futuro?

Il successo che va decretandosi sempre di più per questo progetto ha fatto in modo che potessimo valutare di lavorare su altri quartieri quali Bovisa e Dergano, per esempio. Ma sarà splendido ipotizzare di allargare sempre più il territorio sul quale spostarci, in fondo vale per tutti il concetto: rappresentare la storia della città sulle serrande non è un nostalgico voltarsi indietro, ma un modo per dare un senso alle cose. E’ un modo di vivere il presente nel rispetto di ciò che eravamo, acquisendo la consapevolezza del cambiamento. Ma molto altro ho in mente!

Grazie e allora al prossimo incontro per raccontare delle altre preziose iniziative sulle quali immagino tu stia già lavorando…