L’Abitare Popolare In Italia: 1968-2018 Mezzo Secolo Di Storia Dell’Unione Inquilini

Di: - Pubblicato: 19 febbraio 2018

Di Dario Minotti

 

1968: il racconto che percorre i media di quella stagione esaltante di cinquant’anni fa sembra tralasciare tante piccole conquiste.

Una tra queste forse fu solo in un piccolo patto associativo ma coaugulò insieme le nuove istanze e i nuovi bisogni; per la prima volta furono i locatari a costituire una rete organizzata di aiuto. Il 1968 vide infatti la nascita dell’Unione Inquilini. Una modalità associativa legata al mondo sindacale di base che mise al centro delle lotte delle classi popolari il diritto alla casa. I primi fermenti che animarono quel nuovo genere di rivendicazioni collettive trovò il suo habitat nella nuova e lontana periferia nord ovest milanese. Quarto Oggiaro, era solo un grande e desolato Ovest di una città dove l’urbanistica falliva nel suo intento di soddisfare una domanda crescente di alloggi accessibili in presenza dell’ondata migratoria da tutta Italia.

Le proporzioni di quell’esodo furono mai viste prima. I numeri impressionanti: le amministrazioni ancora impreparate e con uno sguardo affatto lungimirante, furono impegnate solo a contenere l’emergenza e il fabbisogno di alloggi.

Sono gli anni frenetici degli scambi commerciali dell’impazzata di un boom economico e anagrafico senza precedenti. Tra il 1951 e il 1961 i mutamenti di residenza nell’esodo verso le grandi città del Nord interessarono oltre 15 milioni di persone: dall’Appennino meridionale, dalla Sardegna, dalla Sicilia e dal Polesine verso Milano e Torino.

La città della madonnina provò a offrire delle risposte anche efficaci sul momento, ma a distanza di cinquant’anni e con uno sguardo lontano si vedono i limiti di quegli interventi edilizi. Edilizia popolare si chiamava e seguiva le logiche emergenziali. Milano aveva bisogno di case e Milano possedeva ancora molte aree disponibili nella sua periferia. A Ovest della città l’urbanizzazione devastò il complesso sistema idrogeologico dei fontanili e delle marcite, tanto che nel l’arco di un decennio si fece terra bruciata di oltre un millennio di ingegneria idraulica e di sapienza agricola.

Milano diventò il susseguirsi di palazzoni dal colore uniforme delle tonalità del grigio. Fabbriche, arrivi, lavoro, disagio abitativo, sradicamento, degrado e distruzione ecologica di un territorio.

Cosa successe allora a Quarto Oggiaro nel 1968? Dalle parole forti del lessico rivoluzionario di un ‘epoca l’Unione Inquilini ha perseguito sin da subito la battaglia per il diritto universale alla casa e all’ accessibilità dei canoni di locazione.

Il diritto all’abitare , le tutele per gli inquilini e le forme di solidarietà tra gli abitanti di uno stesso caseggiato si susseguivano. Partecipare era un’azione naturale e interessarsi del proprio contesto abitativo un’abitudine salutare diffusa: o ti impegnavi attivamente o assistevi impotente al degrado e all’implosione delle difficili condizioni sociali.

E’ del 1971 la legge di riforma della casa: la “Legge Casa” la numero 865. Fu un passaggio importante in cui il legislatore volle ampliare l’area di intervento di Regioni e Comuni consentendo l’espropriazione delle aree per la formazione dei cd. PEEP (Piani Edilizia Economica Popolare) ma anche dei PIP(Piani per gli Insediamenti produttivi). La politica in quell’epoca stabiliva ancora le rotte di uno sviluppo industriale.

L’unione Inquilini, si muoveva sulle orme delle attività dei comitati Unitari di base , sostenuti da avanguardia Operaia e gli interventi servivano ad arginare il disagio abitativo con l’appoggio alle occupazioni, soprattutto nei centri urbani e condannando l’ espansione edilizia alienante e distruttrice.

In quegli anni le parole d’ordine miravano a costituire “un movimento di massa anti capitalistico e antiriformistico”. Un altro mondo rispetto ad oggi..