L’Arte Per Tutti, A Portata Di Parola (Se Non Di Sguardo)

Di: - Pubblicato: 10 Feb 2019

Di Filippo Nardozza.

DescriVedendo è la nuova metodologia certificata che usa la “parola” – ascoltata in “lentezza” – come mezzo di accesso all’arte figurativa per le persone ipo o non vedenti. Le descrizioni – speciali perché studiate proprio per chi non può gustare un’opera anche con gli occhi – sono fruibili sull’omonima piattaforma online e sono apprezzate anche dai normovedenti. Sono già diversi i musei a Milano e oltre che propongono questo servizio, a cui tutti possiamo “collaborare”. Scopriamolo con uno degli ideatori, Marco Boneschi.

Siamo a fine 2018, a Milano, e presso la Casa Museo Boschi Di Stefano (testimonianza ricchissima della storia dell’arte italiana del XX secolo) si sta illustrando per la prima volta “solo a parole” un dipinto, per giunta molto complesso: La scuola dei gladiatori di De Chirico. Si tratta della prima uscita pubblica di DescriVedendo, progetto (o meglio metodo innovativo) che mira a rendere accessibile il patrimonio artistico e l’arte figurativa alle persone con ridotta o nulla capacità visiva. E che vanta già attivazioni in diversi altri centri culturali: la Pinacoteca di Brera e il Museo del Novecento a Milano; il Museo Archeologico di Angera e presto altri.

Un progetto che, prima di uscire allo scoperto, è stato preceduto da un anno di ricerche sul campo, dalle quali sono nate le linee-guida del metodo, depositate in SIAE ma pubbliche e di libera consultazione su descrivedendo.it.

A raccontarci genesi, meccanismi e funzionamento di DescriVedendo (che, dopo la fase sperimentale, si è sviluppato nell’ANS – Associazione Nazionale Subvedenti onlus) è Marco Boneschi, uno degli ideatori del metodo e coordinatore oggi di un team di quattro persone (tutti volontari) in virtù della sua pregressa esperienza di metodologo della ricerca. Oltre a lui c’è Rosa Garofalo, tiflologa ed esperta di tecnologie assistive, Laura Spoldi, educatrice e scrittrice che si occupa dei testi, Nico Cavallotto, progettista informatico, a cui è affidato lo sviluppo dei test di validazione on-line delle descrizioni delle opere.

Si, perché tutti possiamo diventare validatori delle descrizioni certificate (basta dedicare ogni tanto 15 minuti di tempo a un confronto fra parole e immagini, per un test su una nuova descrizione) o segnalatori (persone con disabilità visiva o altri tipi di fragilità, che segnalano eventuali difficoltà o lacune riscontrate nella fruizione di opere d’arte per le quali è stata fornita una descrizione certificata con il metodo DescriVedendo).

Lidea iniziale lho avuta a Milano, io ipovedente grave, confrontandomi con Nico Cavallotto, padre di un ragazzo non vedente. Insieme abbiamo iniziato a raccogliere info su quel che veniva fatto a livello internazionale e italiano per aiutare le persone con disabilità visiva a conoscere le immagini (non solo quelle artistiche)” – racconta Boneschi.

Se da tempo, infatti, si sono risolti la maggior parte dei problemi per la lettura dei testi (Braille, software con sintesi vocali, videoingranditori, ecc.), sulle immagini il problema resta aperto, e “se chiedi a una persona di aiutarti e di descriverti cosa hai di fronte, ciascuno inizia da un punto diverso e segue un proprio percorso… il che, anziché aiutare, spesso confonde la persona che non vede o vede poco. 

Per le immagini darte, in pratica, in Italia come altrove si tende a realizzare riproduzioni tattili delle opere, ma questo non è molto adatto a chi mantiene un residuo visivo, che preferisce valorizzare quel poco che gli resta della vista, piuttosto che delegare ai sensi vicari (tatto e udito). Per contro le tecnologie assistive (come i video-ingranditori o i software che aumentano il contrasto) sono adatti solo ad alcuni tipi di ipovedenti, ma ovviamente non ai ciechi assoluti e nemmeno a molti anziani (fra i quali c’è la maggior incidenza di ipovisione) che sovente non hanno confidenza con la tecnologia. Abbiamo così pensato che la parola fosse lo strumento che, opportunamente usato, accontentasse tutti. Inoltre, un testo può essere reso in molti modi: in Braille, in file audio, in caratteri ingranditi, in lingua dei segni, ecc. .

Ma cos’è una descrizione di unopera “certificata” per ipovedenti, secondo le vostre linee guida?

“E’ studiata affinché mantenga una scrupolosa coerenza fra parole e immagine, deve essere priva cioè di lacune o di termini utilizzati involontariamente in modo ambiguo. Per esempio, è necessario iniziare la descrizione sempre da ciò che è più in primo piano e procedendo poi in profondità; non usare termini come destra e sinistra che confondono a seconda se si intende per chi guarda o per le figure rappresentate; ricordarsi di parlare della luce che di solito non viene quasi mai descritta.

Noi non entriamo mai nellarea di competenza degli storici dellarte… ci limitiamo a una descrizione il più possibile oggettiva degli elementi percettivi presenti in un dipinto, senza trattare del loro significato simbolico o altro. Lo facciamo proprio perché questo materiale già abbonda, anche in rete, ma quasi sempre si dà per scontato che chi vi può accedere possa anche vedere con i propri occhi lopera in questione, mentre per una persona con disabilità visiva, essa può apparire anche solo un insieme confuso di forme e colori.”

Quando una descrizione è considerata accettabile?

“Deve raggiungere una piena coerenza fra parole e immagine. Questo è un processo lento, che richiede confronti e discussioni fra diverse persone che ovviamente vedono il dipinto con sguardi diversi. Per questo noi la testiamo con dei validatori, dei volontari normovedenti che, collegandosi a una piattaforma Google, possono prima leggere la descrizione per ricavarne unimmagine mentale, solo successivamente vedere con i propri occhi una riproduzione del dipinto, e devono quindi rispondere a un questionario di verifica, in cui dicono se hanno trovato incoerenze o difetti nella descrizione proposta. Da questi dati siamo in grado di correggere il tiro, se qualcosa non è stato espresso correttamente. Per alcuni dipinti sono necessarie anche molti round di test, prima di arrivare a punteggi soddisfacenti (per La Cena in Emmaus di Caravaggio, ad esempio, ne furono necessari cinque, che hanno coinvolto alla fine più di un centinaio di volontari validatori). Oltre a questo, ci sono i segnalatori, che sono tutti persone con disabilità visiva. Il lavoro può così essere continuamente migliorato.”

Come si può accedere al servizio?

“I vari musei inseriscono lofferta delle descrizioni nellambito dei loro percorsi. In alcuni casi, come a Brera, si formano dei gruppi guidati da loro personale appositamente formato, in altri casi sono disponibili o sono in preparazione audio guide. Tutte le descrizioni certificate sono poi consultabili e scaricabili dal nostro sito.”

Milano e oltre: con quali passi state procedendo?

Abbiamo iniziato con la Boschi Di Stefano e quindi con la Direzione Progetti speciali del Comune di Milano, poi in parallelo stiamo portando avanti un percorso sui capolavori della Pinacoteca Nazionale di Brera, che ha già inserito il metodo nella sua offerta didattica. Abbiamo fatto una prima descrizione anche al Museo del ‘900 su un quadro di Boccioni, e la descrizione di un reperto archeologico al Museo di Angera. Stiamo ultimando quella del Cenacolo per il Polo Regionale, dato che questo è un anno di celebrazioni leonardesche. Per adesso quindi, il progetto è soprattutto milanese, anche se va tenuto conto che alcuni musei come la Pinacoteca e il Cenacolo rispondono a livello nazionale al MIBAC. Altri contatti sono in corso, anche al di fuori di Milano, perché man mano che il metodo viene conosciuto, ci viene richiesto di fornire descrizioni. Va però considerato che se vogliamo mantenere degli standard di qualità, sono necessari risorse e tempo: ogni dipinto è una sfida e richiede molti passaggi di verifica prima di essere considerata accettabile.”

Si parla di riscontri interessanti anche da parte di normovedenti: cosa dicono a proposito?

Questa è stata la sorpresa del tutto inattesa: leggere una descrizione morfologica fatta con il metodo DescriVedendo è qualcosa che affascina molto anche chi vede benissimo, perché attraverso la lentezza e la sequenzialità della parola (scritta o a voce) si colgono molti più particolari di un dipinto, che non guardandolo e basta. Questo avviene anche perché gli occhi sono solitamente sovraffollati di stimoli e la maggior parte delle persone non è più abituata a vedere veramente, ma si limita a ‘sfogliare’ le immagini. Tuttavia, così come esiste e ha avuto successo lo slow-food, può esistere anche una slow-art che insegna a gustare a fondo le gioie che può consegnarci unopera. E poterlo fare anche attraverso la lettura di un testo accomuna tutti, normovedenti, ipovedenti e ciechi. Per questo diciamo che DescriVedendo riesce a essere un linguaggio veramente inclusivo.”

La mente di un ipovedente è più allenata a immaginare nei dettagli quello che le viene detto a parole?

“Chi vede poco ha bisogno di costruirsi una immagine mentale del dipinto e questo è semplice solo se si segue un certo percorso (meglio se è sempre lo stesso, come indicato dalle linee-guida), cioè se fra chi descrive e chi recepisce, si crea una sintonia.”

Queste descrizioni possono sembrare troppo “verbose” a chi è abituato a vedere con gli occhi?

“Il vero problema è che chi ci vede bene di solito va di fretta e le parole lo rallentano troppo, perché è abituato alla velocità degli occhi che in un secondo consegnano al cervello milioni di informazioni. Invece, seguendo una descrizione, entra in gioco anche il nostro ‘cervello lento’, quello della logica, della riflessione, della memoria. Equesto secondo cervello quello che non siamo educati ad usare quando guardiamo unopera darte. Con DescriVedendo abbiamo raccolto lo stupore di persone che fanno le guide professioniste o lavorano nei musei, che dopo aver letto o sentito una nostra descrizione hanno scoperto per la prima volta alcuni particolari di un quadro, anche se lavevano visto centinaia di volte.

Su questo argomento ci sono diversi studi scientifici. Consiglio la lettura di Elogio della lentezza di Lamberto Maffei, un neuro scienziato che spiega molto bene e in maniera divulgativa cosa vuol dire usare il cervello veloce (quello della vista) o quello lento (cioè quello della parola)”.