Legalità, Un Impegno Costante Nel “Fare Il Pacco” Alle Mafie

Di: - Pubblicato: 12 marzo 2018

Di Filippo Nardozza

 

Intervista a Don Colmegna di Casa della Carità e ad Andrea Donegà di Fim Cisl Lombardia, impegnate singolarmente e congiuntamente per la legalità, l’integrazione e il lavoro sostenibile, dal punto di vista sociale, economico e ambientale. Anche attraverso la collaborazione con Nuova Cooperativa Organizzata, consorzio il cui nome fa il verso al noto sistema criminale del boss Cutolo e che agisce per il riutilizzo sociale e produttivo dei beni confiscati, soprattutto mediante l’agricoltura sociale.

 “Siamo fortunati a trovarci in una regione che vanta campioni di solidarietà con i quali costruire percorsi comuni”, esordisce il segretario di Fim Cisl Lombardia, Andrea Donegà, sostenitore del concetto di lavoro come presidio di legalità e strada attraverso la quale realizzare i propri sogni”.

L’iniziativa dello scorso dicembre ‘Facciamo un Pacco alla Camorra’, organizzata con Fondazione Casa della Carità – una cena solidale, a base di prodotti coltivati sui terreni confiscati nel casertano dal consorzio Nuova Cooperazione Organizzata – è stata solo la punta di diamante di un ampio impegno comune a Milano, in Lombardia e oltre nella creazione di una società inclusiva e più giusta. Un pasto portato in tavola grazie a un “pacco” di prodotti italianissimi e di qualità, in grado di restituire simbolicamente alla Camorra il torto subito per anni; prodotti frutto di un lavoro che segue un modello di sviluppo e di economia alternativo, che pone al centro il rispetto per la persona, per l’ambiente e per il territorio. Un lavoro doppiamente utile: fa rivivere terreni un tempo legati ad attività criminali e dà un’opportunità concreta di riscatto a persone socialmente svantaggiate, indirizzate alle varie cooperative del Consorzio e coinvolte nel lavoro agricolo attraverso percorsi di cura e di reinserimento sociale.

Un sistema che tutti possiamo sostenere, anche a distanza, acquistando i prodotti del “pacco” alla Camorra online (www.ncocommercio.com) e più in generale attraverso il voto con il portafoglio (il premiare o il punire, attraverso i consumi, le aziende e i Paesi responsabili o irresponsabili dal punto di vista della sostenibilità sociale e ambientale), vera “via per sostenere l’economia civile e, quindi, per condizionare la politica con scelte che vadano nella direzione dell’inclusione e della sostenibilità” – precisa ancora Donegà.

 Don Virginio, come si colloca l’iniziativa ‘Facciamo il Pacco alla Camorra’ nel più ampio impegno di Casa della Carità sul fronte della legalità, di fianco a quello dell’accoglienza?

La giustizia senza la carità è incompleta; ma la carità senza la giustizia è falsa” diceva don Milani. E aveva ragione. Praticare la carità – e quindi l’accoglienza – porta ad interrogarsi. L’interrogarsi porta a riflettere sulle cause della povertà, dell’esclusione, della sofferenza di tante persone. Porta a chiedersi il motivo di tanta ingiustizia e, quindi, naturalmente, alla ricerca della giustizia. E al contrasto verso illegalità, corruzione e criminalità organizzata, che negano ogni giorno la giustizia sociale. Questo credo sia il quadro ideale all’interno del quale operiamo come Casa della carità e credo sia anche un messaggio forte e universale, da mandare a tutti. Soprattutto a quei cittadini che, di fronte alle sofferenze e alle difficoltà, alla corruzione dilagante e alla criminalità diffusa, si rinchiudono nella paura, si rifugiano nella sola protesta, si ritrovano a desiderare esclusione e chiusure. Ne sono convinto ogni giorno di più: il rispetto della legge e il sostegno alle persone ai margini sono due obiettivi legati a doppio filo. I traguardi di una legalità vera e di una socialità sana sono l’uno accanto all’altro. Si raggiungono correndo lo stesso tracciato, lungo e pieno di insidie.

La Fondazione aderisce a Libera e partecipa alla gestione di alcuni beni confiscati alle mafie a Milano: quali le esperienze più significative?

“I beni confiscati alla criminalità organizzata sono un patrimonio collettivo, che giustamente viene affidato alle associazioni del terzo settore, ma che – al tempo stesso – deve essere utilizzato per promuovere opportunità di crescita a beneficio dell’intera collettività. Gli esempi sono tanti e quello di NCO è estremamente positivo in tal senso. Noi, a Milano, come Casa della Carità, da diversi anni gestiamo degli appartamenti dislocati in diversi punti della città. Sono abitati da famiglie e persone che, grazie a questi spazi, possono intraprendere dei percorsi di riscatto sociale, lasciandosi alle spalle situazioni di degrado, povertà ed esclusione. Come amano dire alcuni operatori della Fondazione, sono un ‘polmone d’accoglienza’, grazie al quale persone ai margini della società possono tornare a respirare l’ossigeno della cittadinanza, fatto di diritti e doveri, lontano da possibili attività illecita o illegale. In questo modo, hanno un duplice valore: quello concreto di rendere l’accoglienza possibile e quello simbolico, altamente educativo, di intransigenza nei confronti di ogni comportamento illegale, corruttivo e criminale”.

C’è qualcosa che possiamo fare tutti, nel quotidiano, in questa direzione (oltre a sostenere le piccole economie virtuose che nascono da questo tipo di gestione)?

“Certo! Dobbiamo impegnarci tutti in prima persona per (ri)creare una coscienza di onestà attiva. Il che significa che, per quanto sia importante, non basta condannare ogni atteggiamento di illegalità e corruzione, ma significa fare scelte che vanno nella direzione opposta, creare legami che mirano alla giustizia sociale, sostenere o promuovere iniziative capaci di trasformare il tessuto sociale, unendo ambiti diversi e promuovendo coesione per tutti. Proprio come fa NCO.”

Difficile trovare una ricetta, ma…come possono provare a incontrarsi dentro ciascuno di noi accoglienza e paura? Con la conoscenza e l’informazione, anche su questo fronte?

Conoscenza e informazione sono fondamentali quando si parla di diversità oppure di esclusione. Basti pensare ai danni gravissimi che sta creando nel nostro Paese la narrazione predominante in materia di immigrazione. L’informazione quindi ha responsabilità enormi quando si cercano di gestire le paure dei cittadini – che sono comprensibili e per certi versi naturali, ma che non vanno mai strumentalizzate. Al contrario, vanno affrontate, seriamente e serenamente, partendo dall’incontro. Credo sia cruciale che organizzazioni come Casa della Carità favoriscano in ogni modo l’incontro tra i cittadini e chi, per ragioni diverse e non sempre razionali, crea in loro paura. Penso alle centinaia di volontari che a Bruzzano, per alcune estati, hanno accolto i profughi in transito a Milano. Non è che nel quartiere paura o diffidenza non esistessero, ma sono state affrontate in maniera sana e costruttiva, creando un’accoglienza contagiosa e splendida.

 

Tornando al diretto impegno per la legalità, al di là dell’iniziativa “Facciamo un Pacco alla Camorra”, la collaborazione tra la sigla sindacale Fim Cisl e N.C.O. dura da tempo rinnovandosi ogni giorno verso la costruzione di una società inclusiva e più giusta.

 

“Nelle ultime due estati – racconta il segretario Andrea Donegà – abbiamo portato, da tutta Italia e con grande partecipazione della Lombardia, più di cento nostri giovani delegati e attivisti under 35 a lavorare nei campi confiscati alla Camorra nel casertano, ora gestiti da N.C.O. Importante ricordare che NCO negli anni ’80 era l’acronimo della nuova camorra organizzata di Cutolo, una sigla di terrore e morte. Oggi, con ironia, alcune cooperative sociali delle province di Napoli e Caserta hanno ripreso questa sigla per risvegliare le coscienze del territorio ed accompagnarlo nella costruzione di risposte civili agli anni di mala-politica e malaffare: da qui nasce la Nuova Cooperazione Organizzata, che ha colto l’opportunità del riutilizzo sociale e produttivo dei beni confiscati proprio alla criminalità organizzata. Grazie all’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati, questi terreni producono frutta e ortaggi di qualità che vengono lavorati in un impianto di trasformazione situato a Sessa Aurunca, sempre in un bene confiscato, e commercializzati con marchio “N.C.O. Nuova Cooperazione Organizzata”

Oltre a Casa della Carità e NCO, con chi fate rete in questo senso?

Da tempo la Fim Cisl ha portato dentro ai propri schemi il concetto di sostenibilità, nel solco dell’economia civile, che metta al centro la persona. Molto forte, in questo senso, l’unione tra Fim Cisl e gli amici di Next – Nuova Economia per Tutti –  il network che fa capo al grande economista Leonardo Becchetti, con i quali condividiamo l’intuizione del voto col portafoglio. Un’arma nuova e potente di lotta sindacale, in un modo in cui lavoro e società sono sempre più intrecciati e in cui un modello alternativo diventa necessario. Importanti, in questo senso, i due Cash Mob Etici organizzati da Fim Cisl e Next, realizzati nell’aprile 2016 ad Aversa (Caserta) e nell’aprile 2017 a Muccia (Macerata) dove si è scelto di premiare aziende campioni di sostenibilità che, nonostante le difficoltà (presenza della camorra nel primo caso e devastazione del terremoto nel secondo) non hanno perso di vista la dignità del lavoro. Fondamentale per noi il rapporto con il professor Alessandro Rosina, demografo di primo piano, Direttore del Dipartimento Scienze Statistiche dell’Università Cattolica e Coordinatore Scientifico “Rapporto Giovani” dell’Istituo Toniolo, con il quale abbiamo realizzato un’importante ricerca su giovani e rappresentanza e che ci stimola in riflessioni collegate al tema della demografia e del welfare. Siamo fortunati ad essere in una regione che vanta campioni di solidarietà con i quali costruire percorsi comuni come don Virginio Colmegna, don Gino Rigoldi e realtà attive nel campo sociale come il gruppo cooperativo CGM, il Consorzio Gino Mattarelli che ha, appunto, sede a Milano.