L’Essenzialità Della Casa, Per Tutti. Soprattutto Nel (Quasi) Lockdown

Di: - Pubblicato: 26 Ottobre 2020

Di Filippo Nardozza.

700.000 le persone senza dimora in Europa, più di 55.000 in Italia. 1.000 gli accolti direttamente dalla strada alla casa, in Housing First. fio.PSD annuncia i risultati (positivi) dei progetti che puntano alla promozione sociale attraverso sperimentazioni abitative nell’ultimo biennio e nella scorsa primavera di chiusure. E avverte: “Sfide enormi per chi, davanti a inviti a restare a casa, si troverà ancora e nuovamente per strada e senza vie di uscita. Le soluzioni ci sono, ma serve un cambio di rotta, la scelta di osare e innovare”.

Nei mesi di blocco totale della scorsa primavera le persone senza dimora e ad elevata marginalità che hanno beneficiato dei progetti Housing First non hanno avuto particolari problemi, non hanno causato focolai di infezioni da Covid o situazioni di insicurezza per loro e per gli altri, non hanno visto caricare la propria già faticosa vita di un ulteriore peso. E ora che si ricomincia con coprifuoco, restrizioni e chiusure, è tempo di conoscere e capire i numeri e l’impatto di una delle soluzioni più efficaci per chi vive stabilmente per strada: quanti? Dove? Per quanto tempo? Quali i costi e come?

É la fio.PSD (Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora) a gettare nuovamente luce – nel delicato momento che viviamo e all’indomani della Giornata Internazionale contro la Povertà (17 ottobre scorso) – sull’importanza dell’Housing First, modello di promozione sociale che dalla strada porta direttamente all’accoglienza (seguita e monitorata) in una abitazione, con il relativo apporto di responsabilizzazione dell’individuo e di stimolo al miglioramento, lontani dunque da interventi di carattere più “assistenziale”.

La sperimentazione dell’Housing First in Italia è iniziata nel 2014 e ha portato, ad oggi, a un totale di oltre 1.000 persone senza dimora passate dalla strada alla casa, in abitazioni che vengono per lo più dal mercato privato, quando non sono di diretta proprietà dell’ente promotore del progetto o non provengono dall’edilizia pubblica. 27 le città coinvolte (Torino, Milano, Bologna, Pisa, Padova, Ragusa, Siracusa, Cosenza, Pordenone) attraverso 54 realtà pubbliche e private e 120 operatori sociali. Questo a fronte di un dato generale che supera  le 55.000 persone senza dimora in Italia (700.000 in Europa) secondo l’Osservatorio fio.PSD.

Nello specifico, i risultati del monitoraggio del biennio 2017-2019 (che saranno resi pubblici da fio.PSD martedì 27 ottobre nel corso di una conferenza online) riportano che il 93% delle persone accolte in progetti di housing dopo due anni è ancora in una casa eil 25% dei beneficiari ha raggiunto l’autonomia, in termini di lavoro, casa e ricongiungimenti familiari.

Il periodo che ci apprestiamo ad affrontare “rappresenta una sfida enorme e presenta difficoltà mai viste prima” commenta Cristina Avonto, presidente fio.PSD, “per i servizi, gli operatori e i volontari ma soprattutto per chi davanti a inviti a restare a casa si troverà ancora e nuovamente per strada e senza vie di uscita. Proprio per questo abbiamo deciso di anticipare alcuni risultati del monitoraggio Housing First (condotto dall’Osservatorio fio.PSD) che fanno luce e danno speranza nella ‘Notte’, mostrando che le soluzioni ci sono ma che sono necessari un cambio di rotta, la scelta di osare e innovare, per rivedere il sistema dei servizi e dell’accoglienza”.

In quei mesi difficili, dunque, la gestione dell’emergenza ha rafforzato la consapevolezza che la casa è la risposta più efficace, come emerge anche da un’altra indagine condotta da fio.PSD, IREF in collaborazione con Caritas Italiana, volta a raccogliere il punto di vista dei servizi sull’impatto che la pandemia ha sulle persone senza dimora.