Lotta al gioco d’azzardo: prosegue il progetto MilanoNoSlot

Di: - Pubblicato: 16 luglio 2017

A cura di Lucio Salciarini

 

Una rete di associazioni No Slot, coordinata dal Comune di Milano, ha creato il progetto MilanoNoSlot, che prosegue con successo. Del progetto fa parte anche MilanoNoSlot Ascolta, con una help line telefonica anti azzardo, gestita dal Centro Ambrosiano di Solidarietà. Secondo gli ultimi dati provenienti da CeAS, la linea telefonica anti slot dal momento del suo avvio nel novembre 2015 è stata raggiunta da circa 1.000 contatti e per quasi un anno è stata portata avanti ininterrottamente dal CeAS con fondi propri.

“Il servizio si rivolge a tutte le persone, non necessariamente dei giocatori, che cercano informazioni sul gioco d’azzardo. La maggior parte delle telefonate (69%) è arrivata dai diretti interessati, cioè persone che iniziano ad avere un’idea del proprio problema” dichiara Claudia Polli, responsabile dell’Area Dipendenze del CeAS e referente del progetto.

Secondo questi dati, infatti,  oltre ai giocatori, per il 72% maschi, ad avere chiamato sono stati i loro familiari (18,03%) o quei cittadini (10,02%) che volevano fare segnalazioni in merito al mancato rispetto delle ordinanze comunali e regionali, come gli orari di chiusura o la distanza dai luoghi sensibili delle sale slot. La maggior parte delle persone che hanno chiamato (44,87%) ha chiesto una consulenza sul proprio caso o su quello di un parente. Molti anche quelli che hanno cercato un sostegno psico-educativo.

La linea telefonica, che risponde al numero 335.1251774, è anonima e gratuita ed è attiva nei giorni di lunedì, mercoledì e venerdì dalle 9 alle 14; martedì e giovedì dalle 16 alle 21. Nei giorni e negli orari in cui gli operatori non rispondono direttamente, è attiva una segreteria.

“Il numero di cellulare si è dimostrato uno strumento importante, perché oltre alle telefonate le persone hanno potuto contattarci anche tramite sms, whatsapp, email o chat, dando una certa continuità al contatto” spiega  Claudia Polli che prosegue “abbiamo osservato che le persone faticano a rivolgersi in autonomia ai servizi territoriali di riferimento, per vergogna o perché la motivazione è debole. Una prospettiva futura di sviluppo del servizio, che è stata sperimentata in questi mesi, potrebbe essere quella di creare un aggancio intermedio di accompagnamento ai servizi. Un momento che sia meno formale e quindi consenta alle persone di sentirsi più sicure nell’affrontare il percorso di cura”.