Migranti, Croce Rossa: “Attenzione Ai Diritti Degli Irregolari, Vanno Integrati”

Di: - Pubblicato: 9 gennaio 2017

Luigi Maraghini Garrone (Croce rossa Milano): “Non vedo perché non debbano poter vivere dignitosamente”. Sulla riapertura dei Cie: “Senza accordi con i Paesi d’origine non è possibile rimpatriarli. L’apertura di strutture di detenzione non garantisce quindi il risultato”. A Milano “incremento dei migranti che vivono in strada”

 “Il migrante irregolare non è un delinquente. Ha diritto ad essere accolto e integrato nella società italiana fino a quando rimane nel territorio“. Luigi Maraghini Garrone è il presidente della Croce rossa italiana di Milano, ente impegnato nell’accoglienza dei profughi, nell’assistenza dei senza dimora e, in passato, nella gestione del Cie (Centro di identificazione ed espulsione) di via Corelli. Per statuto e ruolo della Croce rossa italiana, Garrone non commenta direttamente la circolare firmata dal capo della Polizia Gabrielli, che sollecita le forze dell’ordine a intensificare i controlli sui migranti irregolari. Né tantomeno l’annuncio del neo ministro dell’Interno Marco Minniti del progetto di aprire un Cie in ogni regione e di aumentare le espulsioni. “Noi siamo ausiliari di pubblici poteri in campo umanitario – precisa -. Allo Stato spetta far rispettare le leggi, il nostro compito è sensibilizzare sulle situazioni umane“.

E dal punto di vista umanitario, la riapertura dei Cie qualche problema lo crea. “A Milano stiamo assistendo a un incremento dei migranti che vivono in strada. Sono di fatto dei senza dimora. Tra di loro ci sono molti ex richiedenti asilo diniegati, ossia persone alle quali le autorità non hanno riconosciuto il diritto ad una protezione umanitaria. Ci sono poi anche molti che si sono visti accettare la domanda, hanno quindi un permesso di soggiorno, ma per loro non c’è più posto nei centri di accoglienza. Mi preme sottolineare che comunque gli irregolari che vivono in strada non stanno commettendo un reato. Non hanno violato alcun patto sociale. Si tratta solo di persone fuggite da situazioni difficili, che hanno regolarmente fatto una domanda di asilo ed ex post, a seguito del diniego, si ritrovano in questa condizione”. Non solo. “Ogni migrante, anche chi è irregolare, finché rimane sul nostro territorio ha diritto ad essere integrato nella società civile – aggiunge il presidente della Croce rossa italiana di Milano -. Non vedo perché non debba poter vivere dignitosamente, frequentare corsi di italiano o seguire altri percorsi di formazione. Ne troverebbero giovamento sia lui che la società italiana. Certo poi bisogna trovare il modo di farlo rimpatriare”. E qui il sistema dei Cie ha già dimostrato di essere fallimentare. “Senza accordi con i Paesi d’origine non è possibile rimpatriarli. Già ai tempi del Cie di via Corelli c’era questo problema, tanto che il numero dei rimpatriati era molto basso rispetto a chi era detenuto nella struttura. L’apertura di strutture di detenzione non garantisce quindi il risultato”.

La Croce rossa italiana di Milano tornerà a gestire via Corelli in caso di riapertura del Cie? “Non ci siamo ancora posti il problema. La Croce rossa va dove c’è un bisogno e possa dare valore aggiunto. Per questo siamo andati in soccorso delle popolazioni terremotate o assistiamo senza dimora e migranti. Di fronte a situazioni umanitarie non ci tiriamo indietro, ma è prematuro parlare di un nostro impegno o meno nell’eventuale riapertura del Cie di via Corelli”. (dp)

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