Milano Sempre Più A Pedali. Ma Condivisi

Di: - Pubblicato: 18 settembre 2017

Accanto al noto BikeMi firmato ATM, un nuovo servizio di bike sharing “a flusso libero” sbarca e conquista la città, che si scopre sempre più incline alle due ruote e al trasporto green. Quali i punti di forza e le differenze della nuova flotta?

 

Di Filippo Nardozza

Alle bici condivise – prendi, usa e riconsegna – cittadini e gravitanti su Milano hanno già fatto l’abitudine da tempo. L’ormai tradizionale e fino ad oggi “monopolista” servizio di bike sharing promosso dall’Azienda Trasporti Milanese può contare su numeri imponenti: 3.650 biciclette tradizionali e 1.000 bici a pedalata assistita sparse per la città, in 280 stazioni (ossia punti di presa e riconsegna) dislocate nei luoghi nevralgici della Metropoli fino alla cerchia filoviaria e all’esterno di questa, lungo le principali vie di accesso alla città, per un servizio attivo dalle 7.00 all’1.00 7 giorni su 7, 365 giorni all’anno.

Un servizio di enorme successo, che vanta 60 mila abbonati l’anno e un record di oltre 23 mila prelievi giornalieri toccato lo scorso aprile.

Evidentemente, però, la tendenza e la necessità di una mobilità smart, green, economica e condivisa, è più forte di quanto si pensi e sempre più degna di ulteriori investimenti. Anche perché il servizio finora offerto da BikeMi lascia spazi per lo sviluppo di un’offerta simile ma complementare, da collocare nelle piccole falle che ATM ha lasciato scoperte. Soprattutto in termini di fluidità del posizionamento dei mezzi e di rapidità di utilizzo, slegata dagli abbonamenti.

A sfidare l’azienda milanese – dopo la vincita del bando ufficiale del Comune di Milano – è appena arrivato il bike sharing “free floating”, ovvero senza gli stalli obbligatori di sosta che hanno sin dall’inizio caratterizzato il servizio attivo con BikeMi: biciclette che si possono prendere e lasciare in qualsiasi punto della città, grazie a un gps che permette di localizzarle.

Dal bike sharing localizzato al bike sharing diffuso

Sono due gli operatori che hanno iniziato a gestire il nuovo servizio di mobilità su due ruote a pedali. Il Comune – con il bando dello scorso giugno – lo ha diviso in 3 lotti da 4mila bici ciascuno: Mobike, con una flotta di 8mila mezzi (due i lotti aggiudicati) e Ofo con 4mila veicoli (1 lotto). A permettere la localizzazione e l’utilizzo delle bici ‘free floating’ – che potranno essere liberamente parcheggiate lungo i bordi delle strade laddove non ci sia sosta riservata o divieto e in tutte le aree di sosta per bici presenti in città (oltre 670 postazioni per un totale di 8.300 posti in stalli o rastrelliere) – è una semplice App dedicata, disponibile sugli smartphone. Utilizzandola si palesano piccole “pecche”, sicuramente migliorabili col tempo: si percepisce che l’italiano è stato tradotto (e non nel migliore modi), e la necessità di utilizzare il bluetooth per noleggiare il mezzo non è così chiara.

L’esercito delle 12mila nuove bici rosse ‘free floating’ è disponibile in pochi, economici step: scaricando l’applicazione, registrandosi al servizio (è necessario avere almeno 16 anni) e lasciando un deposito di almeno 1 euro (in realtà, le ricariche successive devono essere in multipli di 5, elemento anche questo non molto chiaro) è possibile individuare rapidamente – già come avviene per il car sharing – una bici e saltarci su. Vi costerà 30 centesimi ogni 30 minuti.

Al servizio BikeMi di Atm si accede invece, come è noto, su abbonamento che – sebbene piuttosto economico (soprattutto per i grandi “pedalatori”) – può essere visto come un piccolo scoglio disincentivante, già complicato dalla presenza di punti di presa e riconsegna fissi. Gli abbonamenti sono in vendita in tre tipologie (annuale a 29 euro, settimanale a 9 e giornaliero a 4,5 euro) che abilitano al prelievo presso tutte le stazioni, sia di biciclette tradizionali che a pedalata assistita: la prima mezz’ora di utilizzo è gratuita e inclusa nell’abbonamento, tranne che per le bici elettriche (per le quali costa 25 centesimi). Per i minuti successivi si paga invece un supplemento ogni mezz’ora o frazione di essa: 50 centesimi per le prime 4 mezze ore, che passano a un range da 0,50 a 2 euro per le bici elettriche. Attenzione però: il tempo massimo di utilizzo della bicicletta per tragitto è di 2 ore e il superamento del limite massimo di 2 ore per tre volte determina l’annullamento dell’abbonamento.

E le performance? Provando le nuove belle bici di MoBike, soprattutto se si è abituati a pedalare in contesti diversi, si apprezzano facilmente il minimalismo, la funzionalità e la praticità, ben confacenti all’uso cittadino: i mezzi, però, non hanno cambio, e il rapporto pre-impostato è piuttosto molle, il che può far stancare in poco tempo senza raggiungere una velocità che superi di molto quella di un pedone. Su questo fronte sono sicuramente più performanti le BikeMi, con cambio a 3 marce.

Da notare che si tratta ancora di un servizio – lo sviluppo delle bici in condivisione – che si colloca nell’ampia tendenza della sharing economy, presente e futuro di una società tendenzialmente sempre più dinamica, fluida, svincolata da “ingombranti” proprietà, attenta al risparmio di denaro, tempo ed energie. E’ così BikeMi, Mobike e Ofo sono fratelli di Car2Go, Enjoy, Bla Bla Car e Uber (per restare in ambito trasporti), e cugini dei più svariati ambiti di consumo in cui le parole d’ordine sono condivisione e riuso: Airbnb, Couchsurfing, Home Holidays, o – virando sull’intrattenimento – Spotify e tutto l’ampio filone del secondary ticketing.