Milano: Un Progetto Sociale Per L’Integrazione Multiculturale

Di: - Pubblicato: 28 aprile 2016

L’integrazione parte dai quartieri di San Siro, Giambellino e via Padova

Il Comune di Milano con la collaborazione dell’Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali della Presidenza del Consiglio dei Ministri) e delle associazioni Comunità Nuova Onlus, Villa Pallavicini e del Dipartimento di Architettura e Studi urbani del Politecnico di Milano ha realizzato e avviato il progetto “Don’t call me stranger”, un laboratorio di inclusione sociale e multiculturalità. Il programma prevede diverse iniziative nei quartieri di Lorenteggio, Giambellino, San Siro e via Padova,  luoghi della città identificati come laboratori di coesistenza multietnica appunto per l’alta percentuale di stranieri residenti. In questo contesto il Comune e i tre partner stanno promuovendo servizi alla persona, sportelli informativi e la rigenerazione degli spazi pubblici attraverso nuove opportunità di aggregazione sociale e socializzazione con l’obiettivo di superare pregiudizi, stereotipi e discriminazioni. Il progetto è finanziato dall’UNAR, che ha destinato a Milano 60.000 euro. Altri 20.000 euro sono stati messi a disposizione dal Comune di Milano e altrettanti provengono dai partner coinvolti.

via padova 1

“Abbiamo dato il pieno sostegno a questo progetto” spiega l’assessore alle Politiche sociali del Comune di Milano Pierfrancesco Majorino “perché abbiamo sempre appoggiato e contribuito a realizzare interventi che sviluppassero, in contesti multiculturali, opportunità di confronto e conoscenza di un nuovo tessuto sociale tra la popolazione italiana e i nuovi residenti di origine straniera”

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Tra le numerose iniziative e laboratori previsti dal progetto ricordiamo:   la realizzazione di focus group che coinvolgono le donne straniere in un lavoro congiunto sul tema dell’uso degli spazi di vita, della casa, dei cortili e degli spazi aperti pubblici; la realizzazione di attività di accompagnamento e supporto nella definizione condivisa dei regolamenti degli spazi comuni, esempio i cortili, che nei quartieri si pongono anche come interessanti spazi aperti con aree verdi,  spesso luoghi in cui si generano occasioni di socializzazione, ma al tempo stesso luoghi in cui proprio i modi diversi di abitare generano conflitto tra popolazione italiana e popolazione straniera; una raccolta di storie di vita delle donne straniere. Quest’ultimo progetto prevede  interviste che permettano di fare emergere testimonianze di vita sull’abitare, sui percorsi di integrazione, sul portato culturale delle persone come strumento per ridare voce a questi soggetti e per costruire una nuova immagine del quartiere dove la presenza di tante culture possa diventare un elemento di valore.

“Don’t call me stranger” mira a consegnare alla città di Milano integrazione culturale e inclusione sociale soprattutto nei quartieri popolari, luoghi questi con una elevata presenza di cittadini stranieri. Il progetto vuole ricostruire il tessuto sociale mutato negli anni e contrastare con la cultura e la conoscenza situazioni di isolamento e discriminazione razziale.

 

Lucio Salciarini